Tante le case automobilistiche che hanno investito pesantemente sulle auto elettriche negli ultimi anni e che ora con la pandemia di coronavirus potrebbero riscontrare più di qualche problema. Il settore rischia di morire, infettato dall’emergenza mondiale? Facciamo chiarezza.

Volkswagen, Tesla ma anche Renault e Toyota stanno accusando le pressioni esercitate dalle nuove esigenze di mercato e dalle perdite registrate finora a causa dell’emergenza sanitaria. Le vendite sono crollate in tutto il mondo (anche in Italia) e le conseguenze potrebbero rivelarsi disastrose.

C’è margine di ripresa per i progetti intavolati finora ma tutto dipende da cosa succederà nei prossimi mesi. La situazione infatti potrebbe anche peggiorare e il collasso dell’industria dell’auto a quel punto sarebbe inevitabile.

Coronavirus: produzione di auto elettriche a rischio, crisi in arrivo?

La pandemia di coronavirus ha sconvolto il mondo intero e preso alla sprovvista tutti. Anche le case automobilistiche si sono ritrovate in una situazione inedita, con tanti progetti che potrebbero andare definitivamente in fumo. A risentire potrebbe essere soprattutto la produzione di auto elettriche e con essa la crescita del relativo mercato, che verrebbe eventualmente stroncato dall’avvento della COVID-19. Da Volkswagen a Tesla, passando per Renault e Toyota non c’è un marchio che non stia riscontrando difficoltà.

Il settore manifatturiero è in crisi nera e gli investimenti in gioco enormi. Volkswagen ha messo sul piatto 33 miliardi di euro per completare un’intera gamma entro il 2024 e da progetto iniziale si sarebbero dovute produrre, idealmente, 33mila auto all’anno. Con la temporanea chiusura delle fabbriche e dei concessionari però il discorso è cambiato, i consumatori ora hanno altre esigenze e l’acquisto di un modello elettrico non è più tra le priorità.

Auto elettriche: fattori che potrebbero affondare la produzione

L’industria dell’auto, se il corso della pandemia non dovesse migliorare, rischia di dirigersi verso un collasso definitivo: diesel e benzina potrebbero resistere alla crisi mentre l’elettrico corre vero progressivo calo d’interesse. Sì, perché il crollo del prezzo del petrolio ha reso le prime due opzioni molto più allettanti rispetto all’altra. Un fattore che produttori americani come Tesla stanno toccando con mano, visto che negli USA gli automobilisti al momento possono acquistare 1 gallone di carburante (circa 4 litri e mezzo) per soli 2 dollari.

Non solo, un altro ostacolo emerso è il rallentamento della produzione causa delle misure di sicurezza messe in campo per evitare nuovi contagi da coronavirus. A conferma di ciò i dati provenienti da Zwickau, in Germania, dove si trova lo stabilimento in cui Volkswagen sta producendo la nuova ID.3: dalla riapertura dei cancelli si è riusciti a confezionare 50 auto al giorno, contro le 150 unità pre emergenza. Tesla ha invece potuto ammortizzare la chiusura di diversi stabilimenti negli USA (soprattutto la Tesla Factory in California) con quelle presenti in Cina, che hanno ripreso a lavorare a fine febbraio.

Infine, oltre al numero non adeguato di colonnine di ricarica in giro per il mondo è la sempre più crescente richiesta di batterie che preoccupa: i progetti a livello globale si moltiplicano accanto l’inserimento in questo tipo di mercato da parte di diversi marchi. La possibilità che la domanda non riesca a essere soddisfatta è alta.