Aumento arsenale in Cina: fattore di rischio per una guerra nucleare?

Chiara Esposito

09/04/2022

09/04/2022 - 21:53

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La Cina vuole ampliare l’arsenale nucleare. Il deterrente di Pechino è strategico e calibrato: impedire agli Usa di intervenire in favore di Taiwan.

Aumento arsenale in Cina: fattore di rischio per una guerra nucleare?

La Cina sembra aver manifestato il suo interesse strategico ad ampliare il proprio arsenale nucleare per usarlo come deterrente in caso di una guerra mondiale; lo rivelano delle foto satellitari.

Il caso dell’Ucraina ha riacceso i riflettori sulle tensioni internazionali che le superpotenze, prima dello scontro armato in Europa, mantenevano più o meno sopite in dossier di minore rilevanza mediatica. I temi caldi però sono gli stessi di sempre e anzi, dopo le vicende di Hong Kong, Taiwan comprende bene di essere il prossimo obiettivo delle mire espansionistiche cinesi. Pechino vuole assoggettare il territorio ma ha necessità di non essere intralciata lungo il suo percorso.

La controversia sullo status politico di Taiwan è infatti particolarmente cara agli Stati Uniti che, in nome della sempreverde vocazione internazionalista, vorrebbero favorire la legittimità della sua esistenza come Stato sovrano e il suo riconoscimento da parte della comunità internazionale.

La Repubblica di Cina ciononostante non è disposta ad accettare simili ingerenze e pur di scoraggiare gli americani dall’impegnarsi in una difesa diretta dell’isola democratica sta facendo di tutto, anche ricorrere al nucleare.

Il riarmo della Cina

Le indiscrezioni sulle mosse di Pechino sono documentate dal «Wall Street Journal» che sostiene come «la cautela americana in un coinvolgimento diretto nella guerra in Ucraina avrebbe convinto Pechino a dare maggiore enfasi allo sviluppo di armi nucleari come deterrente».

A fornire prova della valutazione del quotidiano sarebbe una serie di foto dei satelliti commerciali Planetcentrate su un’area desertica di mille chilometri quadrati nella provincia cinese del Gansu, duemila chilometri a Ovest di Pechino.

Gli interrogativi sui piani missilistici derivano infatti da quanto viene mostrato nelle immagini: un possibile completamento dei lavori di scavo di 119 silos utilizzabili per celare missili a testata nucleare. I primi indizi di tali operazioni risalgono al giugno del 2021 ma si trattava ancora di uno stadio iniziale. A fine luglio del 2021 poi il «New York Times» aveva intercettato anche altri lavori di scavo nello Xinjiang, vicino alla località di Hami.

Alcuni di questi interventi però erano poi stati visti come dei possibili «diversivi» ovvero «contenitori vuoti» per ingannare gli americani sull’effettiva potenza di fuoco cinese.

Lo stato attuale dei lavori nel Gansu segnala però una possibile reale accelerazione nell’espansione dell’arsenale nucleare cinese o, per lo meno, questa è stata l’interpretazione degli analisti della Federation of American Scientists di Washington.

Davanti a tutto questo tuttavia Pechino nega la corsa alle armi e accusa gli americani di una «mentalità da guerra fredda».

Contro l’interferenza USA: il caso Taiwan

La posizione della Cina rispetto alla guerra in Ucraina è riassumibile con una metafora familiare particolarmente sessista diffusa proprio dal governo per posizionarsi ideologicamente sul piano internazionale.

Parlando della guerra in Ucraina infatti la Cina riconosceva la pericolosità di un intervento armato dicendosi a favore di una risoluzione diplomatica in tempi brevi ma, al contempo, affermava di comprendere il timore russo rispetto all’avanzata della NATO. Quest’idea, foraggiata anche dalla volontà del Dragone di mantenere vantaggiosi rapporti commerciali con il Cremlino, era data dal fatto che scaricare le «colpe» dell’invasione sull’ingerenza americana è a tutti gli effetti una mossa conveniente per il governo cinese. Russia e Cina sono accomunate dalla stessa volontà di riannettere un territorio storicamente assoggettato al proprio controllo.

Pechino infatti considera Taiwan una «vicenda interna» rivendicando l’isola come una parte inalienabile del suo territorio destinata alla riunificazione anche con l’uso della forza, se necessario. Questo, alla luce del riarmo, significa che potremo giungere a una terza guerra mondiale e quindi a una guerra nucleare?

Rischio guerra nucleare: cosa dobbiamo aspettarci

Il portavoce del ministero della Difesa nazionale cinese Tan Kefei ha detto che la vendita di armi a favore dei taiwanesi è «un’interferenza negli affari interni sovrani della Cina» capace d’ingenerare «un nuovo ciclo di tensione».

In risposta il segretario al Tesoro americano, Janet Yellen, ha minacciato la Cina di sanzioni così come è avvenuto alla Russia dopo l’aggressione dell’Ucraina.

A questo punto è intervenuto anche Zhao Lijian, Vicedirettore del Dipartimento dell’informazione del Ministero degli esteri cinese, che ha prontamente definito le questioni dell’Ucraina e di Taiwan «fondamentalmente diverse» dicendo che chi invece le paragona vuole solo «confondere l’opinione pubblica e trarre vantaggio dal caos». Secondo Lijian questo equivale a «giocare col fuoco e chi gioca col fuoco finirà inevitabilmente per scottarsi».

Lijian, non a caso, ha commentato anche la presunta missione di Nancy Pelosi a Taiwan in questo modo:

«Se la speaker della Camera dei rappresentanti visiterà Taipei, la Cina adotterà misure risolute ed energiche per difendere fermamente la sovranità nazionale e l’integrità territoriale e gli Stati Uniti dovranno essere pienamente responsabili di tutte le conseguenze».

Per contestualizzare il rischio di un conflitto nucleare possiamo però affidarci alla lettura di Tatsujiro Suzuki, vicedirettore dell’Atomic Heritage Foundation di Nagasaki.

Suzuki, intervenuto nell’ambito della XXII Conferenza Amald, organizzata all’Accademia dei Lincei e tenutasi sabato 9 aprile a Roma, ha confermato l’ampliamento dell’arsenale atomico cinese aggiungendo alcune note degne di merito:

«Il rischio di una guerra atomica in Asia al momento è basso, ma la penisola coreana e lo stretto di Taiwan sono zone sensibili, dove la situazione può infiammarsi rapidamente. La Cina però resta comunque l’unico paese che ha espressamente dichiarato che non userà un’atomica per prima».

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