Aumento IVA annullato dal COVID-19

Il Decreto Rilancio annulla le clausole di salvaguardia: niente aumento delle aliquote IVA nel 2021.

Aumento IVA annullato dal COVID-19

Aumento IVA nel 2021 (e negli anni avvenire): nessun rischio grazie - paradossalmente - al COVID-19.

Ci è voluta una pandemia per mettere fine - per adesso - all’incubo che da anni attanaglia l’Italia: l’aumento dell’IVA. Tutta colpa delle clausole di salvaguardia IVA, introdotte per la prima volta dal Governo Berlusconi del 2011 con lo scopo di garantire e salvaguardare il conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica, prevedendo degli incrementi del gettito. È grazie a questi strumenti che i vari Governi sono riusciti a garantire maggiori entrate per lo Stato utili per far quadrare i conti e rispettare i parametri fissati dall’Unione Europea in materia di deficit.

Strumenti che però hanno impegnato i Governi a reperire un certo numero di miliardi di euro per evitare un aumento dell’IVA nell’anno successivo; ecco perché per quasi un decennio le clausole di salvaguardia sono state l’incubo autunnale dei Governi, i quali nella Legge di Bilancio hanno dovuto trovare le risorse necessarie per evitare l’aumento dell’IVA futuro. L’ultima Legge di Bilancio per il 2020, ad esempio, ha sterilizzato l’aumento IVA per quest’anno ma allo stesso tempo ha assicurato maggiori entrate per circa 20 miliardi annui dal 2021, pena un aumento dell’imposta sul valore aggiunto.

Ogni anno, quindi, l’aumento dell’IVA è stato solamente rimandato; tuttavia, l’emergenza sanitaria ed economica derivata dalla diffusione del coronavirus in Italia e nel mondo ha permesso al Governo di sterilizzare definitivamente la clausole di salvaguardia. Nessun aumento dell’IVA, quindi, nel 2021, ma non è da escludere che in futuro si faccia nuovamente ricorso a questo strumento.

Il COVID-19 ci “salva” dall’aumento dell’IVA

Con il nuovo Decreto Rilancio il Governo ha messo finalmente fine allo spettro dell’aumento dell’IVA che da tempo ormai viene rinviato di anno in anno. Come anticipato, l’ultima Legge di Bilancio (166/2019) approvata dal Governo Conte-bis (costituito proprio con lo scopo primario di evitare un aumento dell’IVA) ha previsto un incremento delle entrate pari a 20 miliardi annui per evitare l’aumento dell’IVA nel 2021.

Incremento che sarebbe stato pari a:

  • aliquota ordinaria dal 22% al 25%;
  • aliquota intermedia dal 10% al 12%.

Inoltre, a partire dal 1° gennaio 2022 per l’aliquota ordinaria ci sarebbe stato un ulteriore balzello in avanti, fino ad arrivare al 26,5%.

Il testo del Decreto Rilancio (che dovrebbe essere pubblicato in giornata in Gazzetta Ufficiale) mette però fine sia agli aumenti delle aliquote IVA che a quelli delle accise. Niente più clausole di salvaguardia IVA, anche se resta da capire se i 20 miliardi necessari per la loro sterilizzazione siano compresi nei 55 miliardi che complessivamente è “costato” il Decreto Rilancio. In tal caso, infatti, vorrebbe dire che più del 30% delle risorse complessive è stato utilizzato per evitare l’aumento dell’IVA.

Aumento IVA: zero rischi in futuro?

Il fatto che le clausole di salvaguardia siano state sterilizzate non deve far pensare che queste non torneranno in futuro. Non è da escludere, infatti, che la necessità di reperire un maggior numero di risorse, utili per far uscire il nostro Paese dalla crisi economica, possa portare i prossimi Governi a ricorrere nuovamente a questo strumento.

L’unica speranza per il futuro, quindi, resta essere quella direttiva sulla revisione del sistema delle aliquote che da tempo (era il 2018 quando è stata presentata dalla Commissione europea) attende di essere approvata dal Consiglio dell’UE. Con questo provvedimento, infatti, ogni Stato membro avrebbe la libertà di scegliere quali prodotti e servizi assoggettare a tassazione ridotta e quali invece all’ordinaria (nel rispetto, comunque, dei vincoli sul gettito fiscale).

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