Assegno ordinario d’invalidità: a chi spetta? Requisiti 2021 e calcolo importo

Laura Pellegrini

21 Gennaio 2021 - 16:59

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L’assegno ordinario d’invalidità è un sostegno economico che spetta a particolari categorie di lavoratori dipendenti o autonomi. Quali sono i requisiti per beneficiarne? A quanto ammontano gli importi?

Assegno ordinario d'invalidità: a chi spetta? Requisiti 2021 e calcolo importo

Si definisce assegno ordinario di invalidità quella prestazione economica che spetta ai lavoratori - sia dipendenti che autonomi - a cui è stata riconosciuta un’invalidità psico-fisica che comporta una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore ai 2/3.

L’assegno ordinario di invalidità, quindi, non va confuso con l’assegno dell’invalidità civile che consiste, invece, in una prestazione assistenziale riconosciuta a quei soggetti che oltre ad essere invalidi soddisfano anche determinati requisiti reddituali.

L’assegno ordinario di invalidità è regolato dalla legge 22/1984 e spetta solamente a coloro che, oltre ad avere una capacità lavorativa ridotta dei 2/3 a causa della loro invalidità, possono vantare anche 5 anni di contributi, 3 dei quali accreditati nei 5 anni precedenti alla presentazione della richiesta per la prestazione economica.

Ai fini del riconoscimento del beneficio, però, non si tiene conto dell’età anagrafica del lavoratore. Per ottenere questa prestazione, infatti, basta soddisfare il suddetto requisito contributivo e quello di tipo medico legale. Vediamo nel dettaglio quali sono gli importi dell’assegno e chi lo può richiedere.

Assegno ordinario di invalidità 2021: a chi spetta

Per richiedere l’assegno ordinario di invalidità, come anticipato, è necessario soddisfare alcuni requisiti:

  • uno di tipo contributivo, cioè avere versato una contribuzione non inferiore ai 5 anni, tre dei quali accreditati nell’ultimo quinquennio;
  • uno di tipo medico legale, cioè avere una capacità lavorativa ridotta di almeno 2/3 per effetto del proprio handicap psico-fisico. La riduzione deve essere permanente.

Per quanto riguarda il requisito medico legale, però, ci sono delle precisazioni da fare. Ad esempio, più volte la Cassazione ha stabilito che per quantificare la riduzione della capacità lavorativa non è possibile utilizzare le tabelle previste per la valutazione dell’invalidità civile dal momento che queste servono per valutare una diminuzione generica delle capacità lavorative dell’interessato. Invece, per l’assegno ordinario di invalidità bisogna procedere con un’analisi congiunta dell’attività lavorativa effettuata e delle capacità del lavoratore. Perciò si tratta di una valutazione soggettiva e non oggettiva.

Per quanto riguarda il requisito contributivo, invece, bisogna sottolineare che nel calcolo dei 5 anni di contributi richiesti non si contano i periodi facenti riferimento a:

  • congedo parentale;
  • lavoro all’estero non protetti agli effetti delle assicurazioni interessati in base a convenzioni o accordi internazionali;
  • servizio militare eccedente al servizio di leva;
  • periodo di malattia successivo ad 1 anno;
  • periodi di iscrizione a forme di previdenza obbligatoria differenti da quelle assicurative IVS per le quali si stabilisce altro trattamento obbligatorio di previdenza nel caso in cui non diano luogo a corresponsione della pensione.

Questi periodi, ai fini del calcolo del requisito contributivo, si considerano come neutri.

Assegno ordinario di invalidità: quali lavoratori possono richiederlo?

Non tutti i lavoratori che soddisfano i suddetti requisiti possono beneficiare dell’assegno di invalidità ordinario: il beneficio, infatti, può essere richiesto dai lavoratori autonomi, parasubordinati e dipendenti. Questi ultimi, però, devono essere impiegati nel settore privato.

L’assegno ordinario di invalidità spetta anche a quei lavoratori che erano invalidi già prima di iniziare la propria attività. In questo caso, però, ai fini del riconoscimento del contributo bisogna dimostrare che negli anni ci sia stato un aggravamento delle condizioni di salute oppure che siano sopraggiunte delle nuove infermità.

Non esiste, infine, un’età minima dalla quale è possibile richiedere il beneficio.

Assegno ordinario di invalidità: quanto spetta?

Alle categorie di lavoratori sopra elencate viene riconosciuta una prestazione previdenziale mensile per un periodo totale di 3 anni. Scaduto il triennio - su richiesta dell’interessato - si procederà con una nuova verifica dei requisiti e nel caso in cui la riduzione della capacità lavorativa persista allora l’assegno verrà riconosciuto per altri 3 anni.

Al terzo riconoscimento consecutivo l’assegno ordinario di invalidità viene confermato automaticamente, quindi senza la necessità che l’interessato presenti la domanda. Ai fini della conferma del contributo, però, bisognerà comunque procedere con i relativi accertamenti medici legali per verificare il persistere dei suddetti requisiti.

L’importo dell’assegno non è uguale per tutti poiché dipende dall’ammontare dei contributi accreditati nella posizione assicurativa del lavoratore. Per decidere quale tipologia di calcolo utilizzare si applicano le stesse regole previste per la pensione. Quindi si applica:

  • il sistema retributivo fino al 2011 se entro il 31 dicembre 1995 erano stati versati almeno 18 anni di contributi e sistema contributivo per le quote successive;
  • il sistema misto se alla suddetta data c’erano meno di 18 anni di contributi accreditati. In tal caso il sistema retributivo si applica per le quote precedenti al 1° gennaio 1996, mentre il contributivo per quelle successive;
  • il calcolo contributivo scatta, in ogni caso, per tutte le quote successive al 1° gennaio 1996.

Qualora l’importo dell’assegno sia inferiore al minimo previsto, allora l’invalido avrà diritto all’integrazione al minimo. Ciò, però, non vale per coloro che possiedono dei redditi propri - imponibili ai fini Irpef - per un importo superiore di 2 volte il valore annuo della pensione sociale e per coloro che hanno la pensione interamente calcolata con il sistema contributivo.

Assegno ordinario di invalidità: quando viene ridotto

L’importo dell’assegno ordinario di invalidità può essere ridotto a seconda del reddito da lavoro percepito dall’interessato. Nel dettaglio, questo beneficio si riduce nei seguenti casi:

  • del 25% per i redditi compresi tra 26.385,84 euro e 32.982,30 euro (ovvero superiori dalle 4 alle 5 volte il trattamento minimo);
  • del 50% per i redditi superiori a 32.982,30 euro (ovvero superiori di 5 volte il trattamento minimo).

In caso di lavoro autonomo, invece, la quota dell’assegno ordinario di invalidità non cumulabile è pari al 30% nella parte eccedente al trattamento minimo. Il divieto di cumulo, però, non si applica nel caso in cui l’assegno risulta liquidato sulla base di 40 anni di contribuzione.

Infine, al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia - quindi al compimento dei 66 anni e 7 mesi di età e con un accredito contributivo pari o superiore a 20 anni - l’assegno ordinario di invalidità si trasforma automaticamente in pensione di vecchiaia. Non è un beneficio reversibile ai superstiti.

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