Assegno ordinario di invalidità: perché il 67% di invalidità non basta

Lorenzo Rubini

12 Agosto 2021 - 19:00

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L’assegno ordinario di invalidità viene corrisposto a chi ha una riduzione della capacità lavorativa superiore a due terzi.

Assegno ordinario di invalidità: perché il 67% di invalidità non basta

Per calcolare il diritto dell’assegno ordinario di invalidità non ci si basa sulle tabelle percentuali dell’invalidità civile e proprio per questo motivo lo stesso viene riconosciuto in base alla professione svolta e all’effettiva perdita di capacità lavorativa riferita al proprio lavoro.

Approfondiamo rispondendo ad un lettore di Money.it che ci scrive:

“Buongiorno vi chiedo precisazione riguardante l’assegno ordinario di invalidità.
Io lavoro presso un’azienda e mi sono recato presso l’inps ma mi è stato risposto che è sola a certe categorie.”

“Assegno ordinario di invalidità”

E’ bene sottolineare che per il diritto all’assegno ordinario di invalidità a volte essere invalidi al 67% non è sufficiente. L’invalidità civile al 67%, infatti, prevede la riduzione della capacità lavorativa generale ma non specifica.

Mentre, infatti, il riconoscimento dell’invalidità civile si basa su tabelle che si basano sull’eventuale diminuzione della capacità lavorativa generica, il riconoscimento del diritto all’assegno ordinario di invalidità si basa sulla misurazione della capacità lavorativa riferita alle attitudini specifiche di chi lo richiede.

Per assurdo, quindi, due individui con la stessa menomazione ma con due mestieri diversi possono trovarsi nella condizione che ad uno viene riconosciuto il diritto ma all’altro no. Questo perché, ad esempio, la mancanza degli arti inferiori è determinante nella capacità lavorativa di un magazziniere o di un operatore ecologico, un muratore, ma non lo è per un impiegato, un grafico o un dattilografo.

La riduzione della capacità lavorativa, quindi, deve essere valutata in base alla professione svolta poiché in alcuni casi la patologia invalidante, pur dando diritto ad una percentuale di invalidità, non riduce la capacità lavorativa del richiedente.
Tutto dipendente, quindi, dalla professione svolta e da quanto la patologia o la menomazione invalidante compromette la capacità lavorativa (che come abbiamo visto nell’esempio precedente, può essere coinvolta in maniera significativamente diversa).

La risposta dell’INPS, quindi, in realtà non è corretta poiché, con l’eccezione dei lavoratori del pubblico impiego, tutte la categorie di lavoratori possono avere diritto all’assegno ordinario di invalidità (anche un impiegato, ad esempio, se la patologia invalidante non gli permette di svolgere a pieno il suo lavoro) ma è la riduzione della capacità lavorativa del richiedente, in base al lavoro svolto, a stabilire il diritto o meno.

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