Arsenico nell’acqua, in una Regione è allarme: cosa sta succedendo

Luna Luciano

3 Aprile 2022 - 12:35

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Nella provincia di Viterbo l’arsenico supera il limite consentito mettendo a rischio la salute dei cittadini. Ecco cosa sta succedendo e perché.

Arsenico nell'acqua, in una Regione è allarme: cosa sta succedendo

Un problema vecchio ormai di 20 anni. Il Lazio da oltre due decenni è costretto a fronteggiare il problema della presenza di arsenico nell’acqua e a pagarne le conseguenze sono sempre i cittadini.

Nonostante sia stata avviata una procedura di infrazione dalla Commissione europea nel 2010 nei confronti dell’Italia e il deferimento alla Corte di Giustizia per il mancato rispetto dei diritti umani, l’Alto Lazio ancora riscontra problemi di contaminazione d’arsenico e 600 cittadini sono rimasti senza acqua potabile.

È questo quello che sta accadendo a Nepi, in provincia di Viterbo. L’Arpa ha infatti rilevato il superamento dei limiti relativi alle concentrazioni nell’acqua: 12 microgrammi contro i 10 consentiti per litro. Ecco cosa sta accadendo a Nepi, perché e quali sono i rischi.

Alto Lazio, arsenico nell’acqua: cosa sta succedendo e perché

Dodici microgrammi. È questa la concentrazione dell’arsenico nell’acqua nel viterbese, una concentrazione che supera il limite massimo, come riscontrato dall’Arpa. Per questo motivo martedì 29 marzo il sindaco di Nepi, Franco Vita, ha emanato un’ordinanza di non potabilità dell’acqua. Il problema sarebbe stato causa da un malfunzionamento del dearsenificatore – a causa di un guasto al filtro. Un guasto non nuovo agli impianti della provincia.

L’elevata concentrazione di arsenico si deve a causa della “combustione del carbone e dell’olio combustibile, nei grandi impianti energetici di Civitavecchia e Montalto di Castro”, come spiega in un documento l’Isde - Coordinamento Alto Lazio. Queste combustioni contribuiscono con le loro emissioni all’aumento dell’arsenico nell’aria e quindi anche nel territorio viterbese. Un problema ormai che va avanti da più di vent’anni, tanto che nel 2010 è intervenuta la Commissione europea stufa delle continue deroghe ai limiti di contaminazione di arsenico nella zona, dove si era arrivati a mettere come tetto massimo una concentrazione di 50 microgrammi.

Per questo motivo 10 anni fa la Regione decise di eliminare il problema dell’arsenico installando 27 impianti di dearsenificatori, con una spesa di 35 milioni, ai quali si sono aggiunti altri 16 milioni per nuovi acquisti. Una scelta che non ha mai convinto i cittadini a ragion veduta: qualcosa non ha di nuovo funzionato nel servizio idrico - offerto dalla società Talete - in molti paesi. E a pagarne le conseguenze sono ancora i cittadini.

Arsenico nell’acqua: rischi per la salute

Da più di 20 anni i cittadini della provincia di Viterbo sono costretti a fare i conti con l’elevata concentrazione di arsenico nell’acqua. Nonostante i dearsenificatori, sono frequenti ordinanze per la non potabilità dell’acqua - a causa dei guasti agli impianti. Ultimi in ordine di tempo: due sforamenti registrati tra dicembre e gennaio a Civita Castellana.

Sono poi i cittadini a subirne le conseguenze: in questi anni si è riscontrato un aumento delle patologie tumorali. Le problematiche sanitarie e ambientali determinate dall’arsenico sono ormai ben note - come ricorda l’Isde. L’arsenico è stato classificato dalla Iarc (International Agency for Research on Cancer) come cancerogeno per l’uomo.

Stando a un rapporto del 2020 I tumori in Provincia di Viterbo, in cinque anni (2012-2016) nella provincia sono stati diagnosticati 10.087 nuovi casi di tumore - esclusi i carcinomi cutanei e i tumori non maligni del Sistema nervoso centrale.

  • 5425 casi tra gli uomini (53.8%);
  • 4662 casi tra le donne (46.2%).

A oggi sono poi più di 2000 i casi di tumore che vengono diagnosticati ogni anno nella provincia.

Arsenico: ristoro per le bollette dell’acqua

Al ripresentarsi del problema, i movimenti locali non ci stanno. Le associazioni dei consumatori chiedono un ristoro per i cittadini rimasti senza acqua potabile. Il presidente della Confconsumatori di Viterbo, Antonio Nobili, ha già inviato una lettera all’amministratore unico di Talete, Salvatore Genova, minacciando eventuali azioni legali in mancanza di risposte.

Deve essere reso un ristoro per le famiglie che pagano le bollette dell’acqua, per un servizio che di fatto non ricevono o ricevono parzialmente – “anche se il superamento dei limiti (di arsenico) è temporaneo”. Sono queste le parole di Nobili che ha definito il perdurare della situazione “inaccettabile”, ricordando che all’aumento delle bollette di gas e luce – a causa della guerra in Ucraina - i consumatori viterbesi devono fare i conti anche con un’acqua contaminata e pericolosa per la loro salute.

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# Acqua

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