Alitalia, Di Maio: “Il governo vuole chiudere il dossier a novembre”. Si cerca un partner privato

Luigi Di Maio ha assicurato che a novembre il governo chiuderà il dossier Alitalia. Ieri aveva parlato di “un controllo in buona parte dello Stato che non è un tabù”.

Alitalia, Di Maio: “Il governo vuole chiudere il dossier a novembre”. Si cerca un partner privato

Si inizia a intravedere un po’ di luce in fondo al tunnel in cui è precipitata da anni Alitalia. Dopo il ritorno al profitto nel terzo trimestre, cosa che non avveniva da tempo, il governo entro novembre dovrebbe chiudere “brillantemente” il dossier in merito alla vertenza.

Ad assicurarlo è il vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio, che però non si è sbilanciato su quella che potrebbe essere la soluzione scelta. Soltanto ieri, il leader del Movimento 5 Stelle aveva parlato di come per Alitalia non sarebbe stato un tabù se “buona parte del controllo sia in mano dello Stato anziché svenderla e fare macelleria sociale”.

A novembre si decide per Alitalia

Nonostante le ore febbrili che il governo sta vivendo, con la stesura definitiva della nota di aggiornamento al Def che ancora deve essere ufficializzata e inviata al Parlamento, Luigi Di Maio promette tempi certi anche per altri fronti aperti.

Dopo quattro mesi di governo - ha dichiarato il ministro del Lavoro rispondendo ai giornalisti in Parlamento - abbiamo chiuso la vertenza Ilva, abbiamo chiuso l’emergenza Bekaert dando la cassa integrazione per cessazione ai dipendenti e il prossimo mese sarà il mese in cui chiuderemo brillantemente sicuramente anche il dossier Alitalia”.

A novembre quindi il governo farà la sua scelta, anche perché la procedura di vendita scadrà (salvo sorprese) il 31 ottobre e, entro il 15 dicembre, dovranno essere restituiti i 900 milioni del prestito ponte che la società ha ricevuto dal governo per sopravvivere aspettando la cessione.

Dopo le turbolenze degli scorsi anni, Alitalia infatti è in amministrazione straordinaria e in vendita dalla primavera del 2017. Nonostante un interesse manifestato da EasyJet, Wizz Air e Lufthansa, ad agosto i commissari Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari hanno scritto che non era pervenuta nessuna offerta che potesse ritenersi congrua e valida.

Verso una nuova nazionalizzazione?

Come detto, nel concreto nessuna offerta di acquisto per Alitalia al momento è stata ritenuta adeguata. Una situazione che ha portato Danilo Toninelli lo scorso 18 luglio a dichiarare che il 51% della compagnia potrebbe tornare in mano allo Stato.

Alitalia sarà controllata dallo Stato per il 51%” secondo il ministro dei Trasporti, aggiungendo che “non è escluso che l’altro 49% possa essere ancora denaro di provenienza pubblica”.

Parole queste poi corrette dallo stesso Toninelli in audizione il 31 luglio “quando ho detto che il 51% di Alitalia deve restare italiano non ho parlato di nazionalizzazione”. Fatto sta che ormai appare chiaro quale sia la volontà del governo per Alitalia.

Molto più esplicito è stato a inizio ottobre Luigi Di Maio, che sul palco dell’assemblea nazionale della Uilm ha parlato di una vertenza Alitalia dove “non è un tabù che buona parte del controllo sia in mano dello Stato anziché svenderla per fare macelleria sociale. Ovviamente dobbiamo trovare partner privati”.

Dopo il fallimento dei “capitani coraggiosi” nostrani, chiamati nel 2008 da Silvio Berlusconi a salvare la compagnia aerea, seguito dalla altrettanta deludente esperienza di Etihad, Alitalia quindi potrebbe tornare a essere in parte governata dallo Stato.

Se non si riuscisse a trovare un compratore credibile in breve tempo, a questo punto appare scontato che il governo possa optare per tenere il 51% di Alitalia: si dovrà poi vedere se si riuscirà a trovare per il restante 49% un partner privato, come auspicato da Di Maio, oppure se interverranno altre aziende pubbliche come Ferrovie e Cdp come ipotizzato dal governo nei mesi scorsi.

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