Aggressioni medici, cosa si rischia per violenza e minacce contro il personale in corsia

Isabella Policarpio

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Le aggressioni verso il personale medico e infermieristico sono all’ordine del giorno. A Napoli i medici hanno chiesto l’intervento dell’esercito. Ecco cosa rischia chi aggredisce, minaccia e offende i medici in corsia o in ambulanza.

Aggressioni medici, cosa si rischia per violenza e minacce contro il personale in corsia

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L’emergenza sanitaria e il clima di violenza che regna in molti contesti sociali stanno acuendo il triste fenomeno delle aggressioni contro il personale medico-sanitario negli ospedali e nelle ambulanze. In alcune regioni italiane, soprattutto in Campania, la situazione ha raggiunto una gravità tale che spesso i medici sono costretti a chiedere la protezione dell’esercito e delle forze dell’ordine.

I telegiornali nazionali e regionali, quasi ogni giorno, trasmettono notizie che riguardano casi di minacce e aggressioni verbali e fisiche contro medici, infermieri e personale OSS, categorie a cui, in virtù della loro funzione assistenziale, dovrebbe invece essere garantito il libero svolgimento delle funzioni nella massima sicurezza.

Probabilmente molti ignorano che aggredire o minacciare un medico (anche solo verbalmente) oltre ad essere una condotta vile e violenta integra una vera e propria fattispecie di reato, ovvero l’articolo 336 rubricato “violenza e minaccia a pubblico ufficiale”. Inoltre il Governo e Parlamento si sono più volte mobilitati nel proporre il pugno di ferro contro chi aggredisce il personale medico, prevedendo l’inasprimento delle pene contenute nel Codice penale. Vediamo nel dettaglio quali sono i rischi di questa condotta.

Aggressioni medici, 3.000 episodi solo nel 2019

I casi di aggressione verso il personale medico in corsia sono in preoccupante aumento, tanto che spesso si sente parlare di una vera e propria emergenza. Minacce, aggressioni verbali e talvolta anche fisiche espongono i medici a gravi rischi, soprattutto il personale operativo in pronto soccorso, in ambulanza e i medici di famiglia.

I dati forniti dal Assomed sono sconcertanti: circa il 65% dei medici ha dichiarato di aver subito aggressioni fisiche o verbali, mentre per i medici del pronto soccorso la percentuale sale all’80%. I soggetti maggiormente a rischio sono le dottoresse, che rappresentano il 56% delle aggressioni totali. Si calcola che solamente nel 2019 gli episodi di violenza e minaccia nei confronti del personale medico abbiano raggiunto quota 3.000. A questi vanno aggiunti anche i casi che riguardano infermieri e operatori socio sanitari, anche loro esposti a rischi notevoli.

Cosa rischia chi aggredisce un medico: violenza e minaccia a pubblico ufficiale

Prima dell’approvazione del Ddl antiviolenza per medici, infermieri o OSS, chi aggrediva o minacciava un medico soggiaceva alle pene previste dall’articolo 336 del Codice penale, ovvero Violenza e minaccia a pubblico ufficiale. Il primo comma dell’articolo recita che:

“Chiunque usa violenza o minaccia a un pubblico ufficiale o ad un incaricato di un pubblico servizio, per costringerlo a fare un atto contrario ai propri doveri, o ad omettere un atto dell’ufficio o del servizio, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni.”

Invece la pena è la reclusione fino a tre anni per chi costringe un pubblico ufficiale a commettere determinati atti e fatti contro la sua volontà.

Il nostro ordinamento disciplina anche l’ipotesi meno grave dell’oltraggio a pubblico ufficiale (articolo 341 bis del Codice penale) che prevede fino a tre anni di reclusione per chi offende l’onore e il prestigio di un pubblico ufficiale durante lo svolgimento delle funzioni.

Le novità del Ddl antiviolenza per medici, infermieri o OSS

Nel maggio 2020, Camera e Senato hanno approvato il ddl sicurezza per professioni sanitarie, una legge grazie alla quale medici, infermieri ed Oss, spesso vittime di minacce e aggressioni, saranno tutelati dagli episodi violenti in corsia.

Al centro del provvedimento c’è la modifica del Codice penale e di altre disposizioni per il contrasto delle aggressioni nei confronti del personale medico e di quello impegnato nei servizi sociali, in particolare l’inasprimento delle sanzioni: nelle ipotesi più gravi fino a 16 anni di carcere.

Inoltre si vuole istituire presso il Ministero della Salute un Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli operatori sanitari adibito al monitoraggio degli episodi violenti e all’attuazione delle misure preventive e repressive dei comportamenti illegittimi.

Violenza e aggressioni contro il personale medico, cosa prevede la nuova legge

Il ddl sicurezza rivolto al personale medico-sanitario era rimasto impantanato in Parlamento dove si era bloccato lo scorso anno nonostante l’approvazione in Senato.

Ma adesso le cose sono cambiate: il testo è diventato legge e a breve entrerà in vigore, complice l’emergenza sanitaria che ha visto medici e infermieri impegnati in prima linea contro il coronavirus.

La novità principale della legge in questione è l’inasprimento delle sanzioni penali e civili nei confronti di chi adotta comportamenti violenti o intimidatori ai danni del personale sanitario:

“Salvo che il fatto costituisca reato, chiunque tenga condotte violente, ingiuriose, offensive o moleste nei confronti di personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria o di incaricati di pubblico servizio presso strutture sanitarie socio-sanitarie pubbliche o private è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 500 a euro 5.000.”

Inoltre chi aggredisce il personale sanitario rischia fino a 10 anni di carcere se dal fatto derivano lesioni gravi e fino a 16 anni per lesioni gravissime.

“Le stesse pene si applicano in caso di lesioni personali gravi o gravissime cagionate a personale esercente una professione sanitaria o socio-sanitaria nell’esercizio delle sue funzioni o a causa di esse nonché a incaricati di pubblico servizio nello svolgimento di attività di cura, di assistenza sanitaria e di soccorso”.

Non solo, le aggressioni contro il personale sanitario diventano procedibili d’ufficio (e non più a querela della persona offesa) ovvero sempre perseguibili dalla legge, a prescindere dal momento in cui il fatto è avvenuto e anche senza la volontà della persona aggredita.

La struttura sanitaria è parte civile nel processo

Oltre all’inasprimento delle pene, nel testo spunta l’obbligo per le aziende sanitarie, le pubbliche amministrazioni e le strutture socio-sanitarie di costituirsi come parte civile nei processi per aggressione nei confronti di medici e infermieri nell’esercizio delle funzioni.

Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli operatori sanitari, a cosa serve

Altra novità è l’istituzione dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli operatori sanitari presso il Ministero della Salute, ovvero un centro adibito al monitoraggio degli episodi violenti e all’attuazione delle misure preventive e di repressione del fenomeno. Per essere più precisi, l’Osservatorio avrà le funzioni seguenti:

  • monitorare l’attuazione delle misure di prevenzione e protezione a garanzia dei livelli di sicurezza sui luoghi di lavoro;
  • promuovere l’utilizzo di strumenti di videosorveglianza;
  • promuovere corsi di formazione per il personale medico e sanitario finalizzati alla prevenzione e alla gestione delle situazioni di conflitto nonché a migliorare la qualità della comunicazione con gli utenti/pazienti.

Scopo principale della legge contro le aggressioni è sensibilizzare i cittadini al rispetto del personale sanitario, non solo durante l’emergenza ma anche quando l’epidemia sarà un triste ricordo.

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