Nel 2026 il settore tech ha registrato 80.000 licenziamenti in 3 mesi. Colpa dell’AI?

P. F.

13 Aprile 2026 - 10:01

Nei primi tre mesi del 2026 quasi 80.000 posti di lavoro sono stati persi nel settore tech globale: quasi la metà attribuita all’AI. Il vero impatto, però, deve ancora arrivare.

Nel 2026 il settore tech ha registrato 80.000 licenziamenti in 3 mesi. Colpa dell’AI?

Nel primo trimestre del 2026 il settore tecnologico globale ha registrato 78.557 licenziamenti, con gli Stati Uniti che hanno rappresentato il 76,7% del totale. Sono dati preoccupanti quelli che emergono da un’analisi di RationalFX, che ha incrociato annunci aziendali, comunicazioni ai dipartimenti del lavoro e siti specializzati nel monitoraggio delle perdite di posti nel comparto tech.

Quasi la metà dei tagli, 37.638, è stata attribuita direttamente o indirettamente all’implementazione dell’intelligenza artificiale e all’automazione dei flussi di lavoro. Babak Hodjat, chief AI officer di Cognizant, uno dei maggiori fornitori mondiali di servizi informatici, invita però a leggere questi numeri con cautela.

Licenziamenti nel settore tech: l’AI come causa o capro espiatorio?

Secondo Hodjat, potrebbero volerci fino a un anno prima che l’impatto reale dell’intelligenza artificiale sull’occupazione diventi misurabile. “Non so se siano direttamente collegati a effettivi guadagni di produttività”, ha dichiarato a proposito dei tagli del primo trimestre, aggiungendo che le riduzioni di organico possono essere guidate dalle aspettative che l’AI migliorerà la produttività, prima ancora che tali miglioramenti si concretizzino:

“A volte l’AI diventa il capro espiatorio dal punto di vista finanziario: quando un’azienda ha assunto troppo, o vuole ridimensionarsi, la colpa viene attribuita all’AI”.

Hodjat non esclude che i licenziamenti legati all’intelligenza artificiale aumenteranno, ma ritiene che ci vorranno “altri sei mesi, nove mesi, un anno” prima che le aziende inizino a vedere reali guadagni di produttività. “Penso che sarà doloroso per tutti nel momento in cui lo attraverseremo, semplicemente perché si tratta di una transizione”, ha detto, avvertendo che ci sarà “ancora di più” da attraversare man mano che le imprese integreranno l’AI nei propri processi.

Nuovi equilibri tra outsourcing e automazione

Cognizant stessa sta attraversando questa transizione. Buona parte dei suoi ricavi proviene ancora dall’outsourcing di processi aziendali, ma la società sta sviluppando in parallelo strumenti basati su agenti di intelligenza artificiale che potrebbero sostituire proprio quelle attività tradizionalmente affidate in appalto.

L’azienda ha aperto laboratori di ricerca a San Francisco e Bangalore dedicati allo sviluppo di tecnologie AI avanzate, tra cui nuove metodologie per ottimizzare i modelli linguistici di grandi dimensioni e per distribuire agenti autonomi. “Dobbiamo farlo”, ha dichiarato Hodjat, riferendosi alla scelta dell’azienda di avviare in sostanza un processo di auto-distruzione, in risposta alla domanda dei clienti di integrare più AI nei servizi IT tradizionali.

Nel 2025 Cognizant ha registrato ricavi per 21,1 miliardi di dollari, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente, con il segmento outsourcing cresciuto del 9%. Oltre il 70% della forza lavoro opera dall’India.

Il ruolo dei neolaureati e la formazione interna

Hodjat esclude l’intenzione di licenziare i dipendenti indiani man mano che gli agenti AI diventeranno più capaci, puntando piuttosto a renderli più competenti nell’uso dell’intelligenza artificiale per aumentarne la produttività e la capacità di gestire più lavoro per i clienti.

Parallelamente, Cognizant sta assumendo neolaureati, in controcorrente rispetto alla tendenza generale di riduzione delle posizioni junior. Per Hodjat, è di fondamentale importanza educare più persone possibili all’utilizzo dell’intelligenza artificiale:

“Ci sarà un numero enorme di persone che usciranno dalla scuola senza trovare lavoro e senza competenze specialistiche. Bisogna accoglierle, farle imparare sul campo come usare l’AI nei vari settori”.

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