7,00% di tasso fisso per 25 anni sul neo bond UniCredit callable e cumulative

Stefano Vozza

16 Luglio 2026 - 18:30

Vediamo uno strumento del reddito fisso che non espone al rischio di cambio ma prevede una particolare struttura dei coupon

7,00% di tasso fisso per 25 anni sul neo bond UniCredit callable e cumulative

Esattamente una settimana fa il noto Gruppo bancario milanese guidato da Andrea Orcel (UCG) ha lanciato un neo corporate bond. Si tratta di un titolo di lunghissimo termine, ma callable, espressa in euro e quindi senza rischio di cambio. Ha un meccanismo di funzionamento al contempo semplice e complesso come spesso è succede con le emissioni corporate.
Sveliamone i dettagli, anticipando solo che paga il 7,00% di tasso fisso per 25 anni sul neo bond Unicredit callable e cumulative.

Le caratteristiche dell’obbligazione Unicredit

Il titolo ha identificativo ISIN IT0005720542 ed è quotato e negoziato (corso secco) sul MOT e sul sistema multilaterale di negoziazione Bond-X (EuroTLX) di Borsa Italiana. Al momento prezza ancora sulla parità ma tra una manciata di sedute (dal 23/07) si sgancerà dal valore di emissione e inizierà con le fluttuazioni. Anzi, trattandosi di un titolo a lunghissima scadenza e con duration modificata al 24,01 bisogna mettere in preventivo possibili ampie escursioni dei prezzi. È il rischio di mercato, che si sentirà soprattutto nei primi anni di vita, “attenuato” in parte dalla presenza della callability.

A proposito di durata, ha data emissione mercoledì 8 luglio e scadenza massima all’8/07/’51, tra 25 anni. Tuttavia, l’emittente si è riservato il diritto (e non l’obbligo) di richiamo a partire dal 3° anno del prestito obbligazionario, dall’8 luglio 2029. Da lì in poi la callability avrà cadenza annua (notice period: 15 giorni) e coincide con il teorico giorno di stacco cedola, fino a luglio 2050. Tanto a scadenza quanto all’eventuale data di richiamo UCG garantisce il 100% del valore nominale sottoscritto, salvo default.

Il taglio minimo di ingresso è retail a 1.000 € e relativi multipli, mentre il flottante è di 10 milioni di €. L’importo è decisamente esiguo, per cui un altro doppio rischio da mettere in preventivo è lo spread bid/ask e la liquidità. Nel 1° caso, come spesso avviene sulle emissioni corporate, la distanza domanda/offerta non sarà strettissima. Nel secondo, ad oggi i contratti e i controvalori daily si attestano tra i 10 e i 46 i primi, e tra i 200 e gli 880mila € secondi. Tuttavia, terminati i giorni di collocamento poi è probabile che i volumi caleranno.

La struttura dei rendimenti

Di positivo c’è che il tasso di interesse è fisso per tutta la durata del prestito e possiamo definirlo ricco, con coupon al 7%. Al netto della trattenuta sugli interessi del 26% ne viene fuori un 5,18% di tutto rispetto, se non fosse per due particolari che mutano le considerazioni. Il primo è che l’importo della cedola è pagato tutto in un’unica soluzione (c.d. cumulative) a scadenza o all’eventuale data di richiamo anticipato. Morale, fino ad allora non arriverà 1 euro di interessi, dato che è previsto un maxicedolone a scadenza o eventuale rimborso anticipato.

Se il bond arrivasse al 2051, per ogni titolo UCG rimborserebbe 1.000 € di valore nominale più 1.750 € di interessi lordi. Cioè 70 € di coupon annuo moltiplicato per i 25 di durata. Se invece arrivasse tra 10 o 15 o 20 anni, rispettivamente 700, 1.050 e 1.400 € di interessi lordi, e così via.

L’altra riguarda il rendimento effettivo, che scende progressivamente man mano che si allontana nel futuro l’effettiva data di incasso. La natura cumulative delle cedole richiede un calcolo tramite l’interesse composto per capire qual è ritorno effettivo dell’investimento. Al 2051, cioè a naturale scadenza, esso si attesterebbe al 4,13% annuo lordo, molto meno del 7% nominale iniziale. Salirebbe, invece, al 4,47%, al 4,90%, al 5,45% e al 6,19% se la call arrivasse, nell’ordine, dopo 20, 15, 10 e 5 anni. Ecco perché i titoli con simili strutture cedolari partono con tassi nominali elevati.

7,00% di tasso fisso per 25 anni sul neo bond Unicredit callable e cumulative

Ora, sarebbe più opportuno sperare nella call UCG o che il titolo giungesse a scadenza? Dipende dagli obiettivi personali di investimento. Se l’intento è la massimizzazione del ritorno, allora molto meglio sperare nel richiamo anticipato dopo i primi anni di vita del titolo. Se invece si punta alla massimizzazione del coupon, allora serve sperare che il prestito giunga al 2051.

Tra i due estremi poi c’è una miriade di soluzioni intermedie impossibili da calcolare a priori. Tra queste vi rientra anche quella di chi deciderà di acquistarlo nei prossimi mesi/anni in uno dei momenti di forti tensioni sull’obbligazionario. Non sappiamo se, quando e quanto saranno intensi questi stress, ma a priori non si può escludere nulla. Giusto a titolo di esempio immaginiamo un ingresso a 95 tra 1 anno, e che UCG opti per il richiamo dopo 10 anni dall’ingresso sul bond, nel 2037. In uno scenario simile l’effettivo a scadenza si attesterebbe al 6,4% annuo lordo, ritorno che nessun BTP oggi riesce a dare, neanche a 30 o 50 anni. Certo, potrebbe anche capitare che nel ‘37 il bond UCG quotasse 85 o 75 e di ritrovarsi, quindi, con importanti potenziali perdite in conto capitale.

Investire non è mai semplice, anzi, è presuppone sempre tanta pazienza, propensione al rischio e familiarità con i mercati finanziari. Il bond UCG, inoltre, richiede adeguata disponibilità di tempo d’attesa in chi lo acquista, data l’incertezza della sua durata. In altri termini, meglio acquistarlo solo se si ha elevata certezza di non dover rientrare del capitale prima del 2051 o eventuale, incerta data di call. In tutti i casi, infine, solo dopo averne compreso appieno le caratteristiche e individuate possibili potenzialità di impiego.