Tra i titoli europei con potenziale di crescita più inespresso, ce n’è uno che paga un dividendo del 10%. Ma fino allo scorso giovedì il mercato lo stava vendendo.
Negli ultimi mesi è finito tra quelli da evitare, nel gruppo delle società che l’intelligenza artificiale potrebbe mettere fuori gioco. Da tempo il titolo è colpito dalle vendite e, con i prezzi tornati sui minimi dal 2013, i multipli sono sempre più compressi. Adesso però gli analisti hanno iniziato a rivedere le loro posizioni. Jefferies ha alzato il rating a buy, aumentando il prezzo obiettivo del 12%. E il titolo sale del 3% circa. Un segnale preciso, che riguarda la percezione del mercato più che il business.
Il prezzo è ancora fermo, ma i numeri no. Tra dividendi e potenziale rialzo, il rendimento complessivo può arrivare vicino al 60%. E quando il mercato si accorge di aver sbagliato lettura, di solito non avvisa.
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Perché MONY Group può pagare fino al 60%
MONY Group è la società dietro MoneySuperMarket, uno di quei siti che tutti usano quando devono cambiare assicurazione o trovare un’offerta più conveniente.
Negli ultimi mesi è finita nel mirino dei venditori sulla Borsa di Londra. Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale, il mercato ha iniziato a considerarla meno centrale: se decide tutto l’AI, i comparatori servono meno.
Poi gli analisti di Jefferies hanno rivisto la loro posizione, alzando il rating a buy e portando il prezzo obiettivo a 230 pence. Un livello che implica circa il 50% di rialzo dai prezzi attuali.
La lettura sta cambiando. L’AI non sta togliendo traffico a queste piattaforme, sta cambiando da dove parte la ricerca. Il confronto però resta, e qualcuno deve comunque fornire dati, prezzi e offerte. Non è l’AI a sostituire questi modelli. È questo modello che sta entrando dentro l’AI.
C’è anche un segnale che arriva dal prezzo. Intorno ai 143 pence il titolo ha smesso di scendere e ha iniziato a costruire una base. Se dovesse superare i 174 pence, il movimento potrebbe prendere forza.
Grafico MONY Group
Fonte Tradingview
Dividendi al 10% e conti solidi. I numeri che il mercato sta trascurando
Se si guarda ai conti, la distanza tra prezzo e fondamentali diventa evidente.
Nel 2025 MONY Group ha portato i ricavi a 446,3 milioni di sterline, in crescita del 2%. L’EBITDA rettificato ha toccato i 145,1 milioni, il livello più alto mai registrato, mentre l’utile netto è rimasto stabile poco sopra gli 80 milioni.
Non sono certo numeri da società in difficoltà.
Anche sul fronte della redditività il quadro tiene. I costi operativi sono scesi e i margini restano intorno al 33%. Alcune divisioni stanno già dando segnali interessanti: i servizi per la casa crescono a doppia cifra, mentre il comparto Money continua a espandersi. L’assicurativo, che pesa di più, ha rallentato ma resta il motore principale.
Poi c’è il dividendo. Il pagamento complessivo è salito a 12,63 pence per azione e, ai prezzi attuali, porta il rendimento su livelli vicini al 10%. A questo si aggiungono i buyback, con 30 milioni già completati e altri 25 annunciati.
Anche la valutazione resta compressa, intorno a 9 volte gli utili attesi. Un livello che di solito si vede su società in difficoltà, non su aziende che continuano a generare cassa e a distribuire capitale.
Le attese per il 2026 restano stabili, con un EBITDA intorno ai 146 milioni. Ma è il contesto che può fare la differenza. Se i premi assicurativi continueranno a salire, tornerà la spinta a cambiare operatore. E in quel caso il mercato può accelerare.
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