5 azioni che ti pentirai di non aver comprato nel 2026, secondo gli analisti

Claudia Cervi

21/01/2026

Il 2026 può essere l’anno di svolta per l’azionario europeo e italiano. 5 azioni selezionate dagli analisti che potrebbero far rimpiangere di non averle comprate, con upside fino al 26%.

5 azioni che ti pentirai di non aver comprato nel 2026, secondo gli analisti

Per il mercato azionario europeo e italiano il 2026 potrebbe essere l’ “anno di svolta”. Dopo anni di promesse mancate, utili e valutazioni sembrano finalmente muoversi nella stessa direzione. È una combinazione che il mercato non vedeva da anni. Secondo la lettura di Equita, gli utili attesi per il 2026 sono più solidi e diffusi, i principali rischi macro si sono attenuati e l’Europa sta iniziando a ridurre il divario con gli Stati Uniti sugli investimenti legati all’intelligenza artificiale, soprattutto nei semiconduttori, nelle infrastrutture e nell’automazione.

Dentro questo scenario, l’Italia non è più una Borsa marginale. Dopo essere stata tra i listini che hanno corso di più nel 2025, Piazza Affari si presenta al nuovo anno con multipli ancora compressi, utili in accelerazione e uno dei dividend yield più elevati d’Europa. Un mix che continua ad attirare capitali e che alimenta una domanda chiave tra gli investitori: e se la parte più interessante dovesse arrivare adesso?

Il paradosso è che, nonostante pesi appena l’1% della capitalizzazione globale, il mercato italiano ospita campioni industriali e tecnologici che restano spesso fuori dai grandi radar internazionali. Ed è proprio da qui che nasce questa selezione. Non per fare previsioni, ma per provare a intercettare oggi quelle storie che domani potrebbero far dire a molti investitori: «avrei dovuto comprarle prima».

Leonardo

Leonardo è l’azione che rischia di essere venduta nel momento sbagliato. Nel 2026, però, la difesa non è più un tema emergenziale, ma una scelta strutturale di politica industriale europea. Equita continua a indicarla come il riferimento del settore, indipendentemente dall’evoluzione del conflitto in Ucraina e il rischio in Groenlandia, perché il riarmo è già nelle agende dei governi Nato per il prossimo decennio.

Negli ultimi giorni il titolo è finito anche al centro del dibattito per una suggestione rapidamente rientrata: l’ipotesi di una fusione con Fincantieri. A spegnere le speculazioni è stato lo stesso presidente di Leonardo, Stefano Pontecorvo, chiarendo che si è trattato di una battuta pronunciata in tono scherzoso e che non esiste alcun dossier o ipotesi strategica in discussione. Una precisazione che il mercato ha letto come un segnale di continuità, più che di chiusura: nessuna distrazione straordinaria, focus totale sull’esecuzione industriale.

Grafico Leonardo Grafico Leonardo Fonte Tradingview

I numeri raccontano la strategia dell’azienda meglio delle parole. Il portafoglio ordini resta su livelli storicamente elevati, la generazione di cassa è in miglioramento e il leverage è sotto controllo. Per il 2026 gli analisti stimano una crescita dell’Ebita a doppia cifra e un’ulteriore normalizzazione dei margini, elementi che rafforzano la visibilità sul medio periodo. A gennaio 2026 il target price indicato da Kepler Cheuvreux è intorno ai 71 euro, con un potenziale upside del 20%. Alcune case vedono spazio per ulteriori revisioni al rialzo se il ciclo degli ordini dovesse confermarsi. Leonardo, in questo contesto, non è solo un titolo da cavalcare sull’onda geopolitica, ma una delle poche storie italiane che intercettano un cambiamento strutturale dell’Europa industriale.

FinecoBank

Se il 2026 sarà davvero l’anno in cui il mercato tornerà a premiare la qualità degli utili, FinecoBank è uno dei titoli che meglio incarnano questo cambio di passo. Dopo un 2025 solido ma senza eccessi, la banca online entra nel nuovo anno con fondamentali che restano difficili da ignorare. Equita stima per Fineco una crescita dell’utile netto ancora sostenuta, trainata soprattutto dalle commissioni, che nel 2026 dovrebbero rappresentare oltre la metà dei ricavi complessivi. Il margine di interesse, pur non beneficiando più dell’effetto tassi, mostra una tenuta migliore del previsto grazie a una base di raccolta stabile e a costi sotto controllo.

Grafico Finecobank Grafico Finecobank Fonte Tradingview

A gennaio 2026 il titolo tratta su multipli che restano inferiori ai principali peer europei del risparmio gestito, con un P/E stimato intorno a 15 volte e un dividend yield che si muove nell’area del 3,3%. Numeri che spiegano perché Equita continui a considerarla una delle storie più credibili del settore. Il target price indicato dagli analisti si colloca in area 25,3 euro, suggerendo un potenziale di rivalutazione di circa il 15%.

Interpump Group

Interpump Group è uno di quei titoli che gli analisti continuano a citare quando si parla di “valore industriale che finalmente torna nel mirino dei mercati”. In un 2026 in cui utili e valutazioni cercano un nuovo equilibrio, la società emiliana leader mondiale nei componenti idraulici e nelle pompe ad alta pressione offre proprio quel tipo di profilo che può interessare chi guarda oltre il semplice ciclo economico. I fondamentali mostrano un business con margini stabili e flussi di cassa consistenti, mentre la diversificazione geografica aiuta a ridurre la dipendenza da un singolo mercato.

Grafico Interpump Grafico Interpump Fonte Tradingview

Secondo il consenso degli analisti, Interpump tratta su multipli che, se confrontati con la media storica del settore, appaiono ancora ragionevoli, con un potenziale di crescita degli utili previsto per il 2026 sostenuto da una leggera ripresa della domanda industriale e da possibili operazioni di efficienza operativa. Il target price medio a 12 mesi si attesta intorno ai 49 euro circa, ma Equita indica un prezzo obiettivo più alto a 55 euro, suggerendo un potenziale di rialzo del 20% rispetto ai livelli correnti di mercato.

Lu-Ve Group

Lu-Ve Group è una di quelle mid-small cap italiane che Equita osserva con attenzione, perché incrocia due caratteristiche sempre più rare sul mercato: esposizione all’infrastruttura fisica dell’economia digitale e una redditività operativa che resta solida anche in fasi di ciclo meno favorevoli. Il gruppo è posizionato nei sistemi di raffreddamento industriale e nella componentistica per data center, segmenti che nel 2026 potrebbero beneficiare in modo diretto dell’espansione degli investimenti legati all’intelligenza artificiale e alla digitalizzazione delle reti energetiche.

Grafico Lu-Ve Grafico Lu-Ve Fonte Tradingview

In un mercato che premia sempre più la capacità di generare Ebitda visibile e sostenibile, Lu-Ve si distingue per la combinazione tra crescita organica e aggancio a trend globali di domanda, senza dipendere da una singola area geografica. Gli analisti mantengono un giudizio complessivo positivo sul titolo, con Equita che indica un target price intorno ai 47 euro a dodici mesi. Nello scenario più favorevole del consenso, le valutazioni arrivano a sfiorare i 50 euro, a conferma di un potenziale di rivalutazione che resta aperto nonostante la volatilità tipica delle small cap.

ASML

C’è un titolo europeo che più di altri racconta cosa significa essere davvero indispensabili nella nuova economia digitale, ed è ASML. Senza le sue macchine, i semiconduttori più avanzati restano sulla carta. È per questo che Equita guarda con attenzione al progressivo allineamento dell’Europa al ciclo di investimenti sull’intelligenza artificiale avviato dagli Stati Uniti, individuando in ASML il vero snodo industriale di questa trasformazione.

Grafico ASML Grafico ASML Fonte Tradingview

Anche Morgan Stanley, a metà gennaio, ha rivisto in modo deciso la propria view sul gruppo olandese, alzando il target price del 40%, fino a 1.400 euro, e confermandolo come Top Pick nel settore. Rispetto ai livelli attuali si tratta di un rialzo potenziale del 26%.

Alla base di questa revisione c’è una lettura molto chiara del ciclo che si apre davanti. Gli investimenti in conto capitale delle grandi fonderie e del settore memorie sono attesi in forte accelerazione, sostenuti da una domanda legata all’intelligenza artificiale che si sta dimostrando più resiliente del previsto, anche sul fronte cinese. Per il 2027, Morgan Stanley stima ricavi per quasi 47 miliardi di euro e un utile per azione vicino ai 46 euro, con una crescita degli utili superiore al 50% su base annui.

Il punto, nel 2026, è capire se il mercato se ne sta già accorgendo.

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