Dal 31 luglio cambia tutto. Scatta il diritto alla riparazione per smartphone, tv ed elettrodomestici

Emanuela Ceccarelli

29 Luglio 2026 - 18:29

Riparare lo schermo del tuo smartphone non sarà più un salasso: cosa cambia con la nuova direttiva dell’Unione europea.

Dal 31 luglio cambia tutto. Scatta il diritto alla riparazione per smartphone, tv ed elettrodomestici

Dal 31 luglio 2026 cambia il quadro europeo in materia di riparazione di smartphone, elettrodomestici e televisori. Entro questa data, tutti gli Stati membri dovranno recepire la direttiva Ue 2024/1799 sul diritto alla riparazione, con cui vengono introdotti nuovi obblighi per i produttori e nuove possibilità per i consumatori.

L’obiettivo della norma è semplificare la riparazione dei beni elettronici anche quando è terminato il periodo di garanzia. Oltre tale periodo, il consumatore potrebbe dover sostenere un costo per l’intervento, purché questo sia ragionevole e non renda la riparazione meno conveniente rispetto all’acquisto di un prodotto nuovo.

Come funziona il diritto alla riparazione e cosa cambia per i consumatori

Con la direttiva 2024/1799 i produttori, quando un bene è tecnicamente riparabile, non potranno più limitarsi a proporre la sostituzione come unica soluzione possibile. Tale obbligo riguarderà esclusivamente alcune categorie di prodotti individuate dall’Unione europea, per le quali esistono già specifici requisiti minimi di riparabilità. Nell’elenco fornito dall’UE sono presenti numerosi oggetti di uso quotidiano, tra cui:

  • Smartphone, telefoni cordless e tablet;
  • Televisori e altri display elettronici;
  • Lavatrici, lavasciuga, asciugatrici e lavastoviglie;
  • Frigoriferi e congelatori;
  • Aspirapolvere e apparecchi per il riscaldamento domestico;
  • Monopattini elettrici e biciclette a pedalata assistita;
  • Alcune apparecchiature professionali, come quelle per la saldatura.

L’obiettivo è evitare che un prodotto venga sostituito quando, con un intervento tecnico, potrebbe continuare a essere utilizzato ancora per lungo tempo.

Come funziona la riparazione fuori garanzia?

È importante sottolineare che il diritto alla riparazione non equivale a una garanzia estesa gratuita. La garanzia legale di conformità, che in Italia dura generalmente due anni per i beni acquistati da un consumatore, continuerà ad avere le sue regole specifiche. Superato il periodo di copertura, il consumatore potrà richiedere la riparazione del prodotto sostenendo il costo dell’intervento.

Tuttavia, la direttiva Ue stabilisce che il prezzo dovrà essere proporzionato e non tale da scoraggiare la riparazione. Inoltre, il produttore dovrà mettere a disposizione i pezzi di ricambio e gli strumenti necessari senza applicare condizioni che rendano di fatto impossibile l’intervento.

Prima della riparazione, al consumatore verrà fornito un modulo europeo gratuito con le principali informazioni sull’intervento:

  • Tipo di guasto;
  • Tempi previsti;
  • Prezzo;
  • Condizioni.

Cosa cambia per gli smartphone

Una particolare attenzione riguarda il settore degli smartphone. Con i dispositivi di nuova generazione, infatti, molti utenti si sono trovati nella condizione di dover sostituire telefoni ancora funzionanti perché la riparazione della batteria, dello schermo o di altri componenti risultava troppo onerosa o complessa. Con le nuove regole, i produttori dovranno facilitare gli interventi di riparazione degli smartphone, mettendo a disposizione dei riparatori indipendenti le informazioni tecniche, gli strumenti di diagnosi e i componenti necessari.

La normativa introduce inoltre un contrasto alle pratiche che potrebbero impedire le riparazioni effettuate da soggetti terzi. Non saranno infatti ammesse soluzioni hardware o software pensate per bloccare interventi con pezzi compatibili o ricondizionati, quando tali pratiche rendono più difficile la riparazione senza una reale giustificazione.

Se il produttore è fuori dall’Europa cosa succede?

Molti dispositivi elettronici venduti nell’Unione europea sono prodotti fuori dai confini europei. La normativa è stata quindi pensata per includere anche queste situazioni.

Nel caso in cui il produttore non sia stabilito nell’UE, infatti, l’obbligo di riparazione potrà ricadere sul rappresentante autorizzato presente nell’Unione o sull’importatore.

Per quanto riguarda i ricambi, le aziende dovranno garantire una disponibilità adeguata delle parti necessarie e non potranno applicare prezzi tali da rendere sconveniente qualsiasi intervento.

La piattaforma europea per trovare riparatori

La normativa Ue ha previsto anche la creazione di una piattaforma europea dedicata alle riparazioni. La Commissione europea dovrà svilupparla entro il 31 luglio 2027, con l’obiettivo di renderla operativa dal 2028.

Questo strumento dovrebbe aiutare i cittadini a individuare con maggiore semplicità i centri assistenza e i riparatori, favorendo al tempo stesso una maggiore trasparenza sui servizi disponibili.