“21 DAYS 5 HRS 15 MIN 13 SEC”. Questo il countdown in continuo aggiornamento che si può osservare su CME Group. Un trascorrere temporale che, secondo dopo secondo, circoscrive sempre di più l’attesa a “The next FOMC meeting is in:”. Ad alcuni investitori il monitoraggio di questa clessidra potrebbe apparire sconosciuto, ma l’utilità dello strumento a cui si fa riferimento è fondamentale.
Stiamo parlando del CME FedWatch Tool la cui sintesi è di facile comprensione: “Stay up-to-date with the latest probabilities of FOMC rate moves”. Ora, svelato il tema, possiamo ritenerlo di sicura attualità. Non fa più notizia l’esito dell’ultimo appuntamento della Fed ad inizio mese che, lasciando invariato il costo del denaro (tra il 5,25% e il 5,50%), ha posticipato a data futura un proprio intervento.
Di certo, attraverso la diffusione delle consuete minute, si potranno apprendere ulteriori elementi a sostegno della precedente scelta, ma, allo stesso tempo, possiamo fin da ora ipotizzare che il quadro generale non subirà particolari aggiornamenti: economia statunitense ancora in espansione, mercato del lavoro ben intonato, disoccupazione a livelli minimi, il tutto in veste di corollario alla sempre enigmatica inflazione che, seppure ridimensionata, vive di un rallentamento fin troppo cauto se paragonato alle aspettative di alcuni (molti) membri appartenenti al board della banca centrale a stelle e strisce.
Prescindendo dagli umori e dagli annessi stati d’animo con le immancabili dichiarazioni che si succederanno, in questa nostra odierna sede vogliamo fornire una sorta di bussola al fine di poter individuare le prossime e potenziali scelte nel delicato ambito dell’asset class obbligazionaria.
CME Group – FedWatch Tool
Riprendendo il citato FedWatch Tool, il primo appuntamento in agenda che evidenzia un cambio di sentiment in dote ad un possibile intervento monetario, viene collocato in occasione del meeting che si terrà a settembre: ammonta, infatti, al 61,8% la probabilità che si possa verificare un iniziale taglio. Nonostante l’esigua percentuale complessiva, i valori di quest’ultima, risultano oggettivamente maggiori se paragonati all’attuale quantum di giugno (3,6%) e luglio (23,6%).
Al momento, però, in base alla recente cronaca, l’immediato cut off post agostano potrebbe risultare alquanto prematuro e, a riprova di tale supposizione, infatti, giunge l’osservazione dei dati riconducibili all’incontro di novembre dove il 74,4% sono le (attuali) probabilità per un’azione da parte della Fed. Se così non fosse, altro ed ultimo riscontro è quello di dicembre che, verosimilmente, attesta una quasi certezza mediante un emblematico 88,5 per cento.
Bloomberg Global-Aggregate Total Return Index Value Unhedged Usd - ICE BofA MOVE Index
Archiviate le presunte “certezze” su di un possibile taglio dei tassi di interesse riteniamo, inoltre, opportuno identificare il rischio associato all’intera ed importante componente obbligazionaria. Operativamente, in ottica di posizionamento (long) viene, pertanto, suggerito un sottostante assimilabile ad uno dei più consueti benchmark impiegati dall’industria del risparmio gestito ovvero il Bloomberg Global-Aggregate Total Return Index Value Unhedged Usd: attualmente in area 458,5 punti è reduce di una prolungata fase ribassista iniziata a gennaio 2021 che, come ovvio, riflette le conseguenze alle dinamiche monetarie che ne hanno caratterizzato i successivi anni.
Ora, avendo contestualizzato lo scenario (rif. intervento della Fed) e individuato il plausibile strumento, come detto, diventa obbligatorio misurarne il rischio o in qualche modo l’umore del mercato su questa intera asset class. A tale scopo, un’importante informativa può essere ricavata dall’attento monitoraggio dell’ICE BofA MOVE Index (abbreviato in MOVE) che, facendo un veloce parallelismo, può essere accostato al più conosciuto Vix quale barometro dell’incertezza ma, in questo caso, della sola componente obbligazionaria.
Come appare evidente, affiancando a quest’ultimo il sopracitato benchmark Bloomberg Global-Aggregate Total Return Index Value Unhedged Usd, si possono agevolmente individuare delle vere e proprie fasi divergenti tra entrambi i sottostanti che, con il trascorrere degli anni, hanno più volte enfatizzato alcuni eccessi in occasione di particolari eventi.
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Oggi, senza alcun intento profetico, l’insieme di queste evidenze finora riportate ci fanno ben sperare in ottica strategica sull’intero comparto bond governativo internazionale. Come indicato, lo ribadiamo, si tratta di una view in chiave strategica e, pertanto, si auspica un posizionamento frazionato attraverso una pluralità di ingressi.
A ben vedere sulla scacchiera abbiamo posto i singoli pezzi a noi utili: CME FedWatch Tool, Bloomberg Global-Aggregate Total Return Index Value Unhedged Usd e ICE BofA MOVE Index.
Adesso, il tratto spetta alla Fed. Che la partita abbia inizio.
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