3 ETF (spesso) difensivi durante i crolli

Tommaso Scarpellini

13 Novembre 2025 - 19:42

Tre settori “difensivi” che resistono (quasi) sempre ai crolli, ma solo quando la crisi gioca a loro favore.

3 ETF (spesso) difensivi durante i crolli

Sapete cosa accade quando le borse europee o l’S&P 500 iniziano a scricchiolare? Succede che cresce la paura, ma anche il bisogno di trovare comparti capaci di resistere. Non per uscire del tutto dal mercato azionario, ma per restarci con più buon senso, scegliendo aree difensive. Bene, il punto cruciale è che la vera “difensività” non è un concetto assoluto: dipende dal motivo del crollo. Se la crisi è legata ai tassi, un settore può proteggerti. Se invece è di natura finanziaria, un altro può affondare insieme al resto.

Ecco tre comparti considerati tipicamente difensivi, energia, finanza e beni di consumo di base, e tre ETF che li rappresentano. Ma, come vedremo, nessuno è immune: ognuno lo è solo nel “proprio” tipo di crisi.

Energetico: quando il petrolio diventa scudo

Il settore energetico ha una caratteristica peculiare: la sua performance è spesso anticiclica rispetto al mercato. Nei momenti di analisi ciclica discendente, l’energia può diventare una protezione. Perché? Semplice: quando l’inflazione esplode e le banche centrali sono costrette a mantenere i tassi alti, il prezzo del petrolio e del gas tende a rimanere sostenuto, alimentando utili robusti per le major.

Oggi il comparto energetico presenta multipli molto più bassi rispetto all’S&P 500. Questo significa due cose: margini di sicurezza più elevati e minore vulnerabilità a eventuali repricing dovuti alla contrazione degli utili.

Un ETF UCITS con ampia esposizione globale e tra i più seguiti è l’iShares MSCI World Energy Sector UCITS ETF, che replica il comportamento delle principali società energetiche mondiali, con una forte concentrazione su ExxonMobil, Chevron, Shell e TotalEnergies. Queste aziende hanno modelli di business integrati, capaci di generare flussi di cassa positivi anche durante fasi di rallentamento economico.

Tuttavia, attenzione: la protezione energetica funziona soprattutto nei crolli indotti da shock inflazionistici o geopolitici. Se invece la crisi nasce da un collasso della domanda globale, come nel 2020, quando il petrolio toccò addirittura valori negativi, anche questo settore diventa vulnerabile. Difensivo, sì, ma solo nel giusto contesto macro.

Finanziario: forte nei tassi alti, fragile nella paura

Il settore finanziario è spesso considerato difensivo nelle fasi in cui i tassi di interesse sono elevati. Le banche, infatti, traggono vantaggio dai margini d’interesse più ampi: prestano denaro a tassi più alti di quanto pagano sui depositi, migliorando la redditività.

Oggi il P/E del comparto finanziario è ancora inferiore a quello dell’S&P 500, segno che il mercato prezza in parte il rischio di un rallentamento, ma riconosce il valore fondamentale del settore. Un ETF UCITS di riferimento è l’SPDR MSCI World Financials UCITS ETF, che offre un’esposizione diversificata tra banche, assicurazioni e società di servizi finanziari, con una forte rappresentanza di USA, Europa e Giappone.

Ma attenzione: questa apparente solidità si regge su un presupposto, la stabilità del sistema finanziario. Quando la crisi è di natura bancaria, come nel 2008 o più recentemente nel caso di alcune banche regionali americane, è proprio il comparto finanziario a subire i crolli più pesanti. In quei momenti, nessuna diversificazione basta: la paura sistemica travolge tutto.
In sintesi, il settore finanziario è difensivo solo quando la crisi non lo riguarda direttamente. È una protezione relativa, utile contro la decelerazione economica ma letale se la crisi parte dal credito.

Consumer Staples: l’essenza della domanda rigida

Se esiste un comparto davvero resistente alle tempeste, è quello dei “beni di consumo di base”. In inglese li chiamiamo consumer staples, e comprendono colossi come Procter & Gamble, Nestlé, Unilever o Coca-Cola. Il motivo è intuitivo: in ogni ciclo economico, la gente continua a comprare detersivi, cibo, bevande e prodotti per la cura personale.

Il P/E del comparto oggi è inferiore a quello dell’S&P 500, ma superiore a quello energetico o finanziario. Questo riflette un equilibrio interessante: non è eccessivamente caro, ma neppure sottovalutato. È il prezzo da pagare per una stabilità percepita come “quasi obbligatoria”.

Un ETF UCITS molto noto è l’iShares MSCI World Consumer Staples Sector UCITS ETF, che espone a tutte le principali aziende globali del settore, dai giganti USA ai leader europei. È una scelta quasi “classica” nei portafogli difensivi: non regala rendimenti eclatanti, ma tende a perdere meno nei ribassi.

C’è però un rovescio della medaglia. Nelle crisi puramente finanziarie o sistemiche, quando la liquidità si prosciuga e il panico domina, anche i titoli consumer possono correggere, e in modo non trascurabile. Nel 2008, ad esempio, il settore perse oltre il 25% insieme al mercato. Perché? Perché nei crolli di fiducia generalizzati, nessun settore è immune.
La differenza è che, storicamente, il consumer staples tende a recuperare più velocemente, grazie alla prevedibilità dei flussi di cassa e alla natura “inelastica” della domanda.

La vera difesa è la comprensione

Ecco la verità: non esiste un settore sempre difensivo. Ogni comparto può esserlo, ma solo nel giusto scenario. L’energia protegge dall’inflazione, la finanza difende dai tassi stabili, i beni di consumo reggono nei rallentamenti moderati. Ma quando arriva il panico sistemico, la correlazione tra asset tende a 1, e tutto si muove insieme.

In quei momenti, l’unica vera difesa non è un ETF, ma una corretta comprensione del contesto: sapere cosa sta crollando e perché. La difesa non si compra, si costruisce, con consapevolezza, diversificazione e disciplina.
Il punto non è evitare la volatilità, ma usarla come segnale per ripensare le proprie scelte. Perché, a volte, il modo migliore per difendersi dal mercato…è conoscerlo meglio di lui.