Esistono due ETF globali a dividendi, entrambi basati sullo stesso indice, che possono aiutarti a capire meglio come funziona questa categoria e cosa rende ognuno di loro particolare.
Il primo ETF è l’iShares STOXX Global Select Dividend 100 UCITS ETF (DE), identificato dal codice ISPA. Il suo benchmark è lo STOXX Global Select Dividend 100 Index, un indice che include 100 società dei Paesi sviluppati con i dividendi più alti, selezionate in Nord America, Europa e Asia-Pacifico. Lo scopo dell’indice è molto semplice: prendere solo aziende che non offrono dividendi “per caso”, ma che hanno dimostrato negli anni di avere una politica stabile e sostenibile.
Il TER, cioè il costo totale annuo, è pari allo 0,46% . È un valore nella media per gli ETF a dividendi globali, che in genere richiedono un po’ più di lavoro di selezione rispetto a quelli puramente azionari “broad market”.
La metodologia di replica è fisica: questo significa che l’ETF compra davvero le azioni presenti nell’indice. Per un investitore alle prime armi, questo concetto è utile: replica fisica vuol dire “tengo in portafoglio ciò che vedo”.
I dividendi vengono distribuiti fino a quattro volte l’anno e il dividend yield dell’ETF si aggira intorno al 4,7% a 12 mesi . Per capire questo numero: il dividend yield rappresenta la quantità di dividendi che il fondo ha distribuito in un anno rispetto al suo prezzo. Non è una promessa, non è garantito, ed è calcolato sul passato.
La categoria è chiaramente quella degli ETF globali high dividend, strumenti legati all’idea di generare reddito. Ma ciò che davvero distingue questo ETF è un aspetto spesso sottovalutato: la diversificazione geografica e settoriale è molto più ampia rispetto a un classico ETF europeo o americano. Nelle prime dieci posizioni trovi nomi da ogni angolo del mondo: Australia, Hong Kong, Europa e Regno Unito (tra cui Fortescue, Xinyi Glass, Yancoal Australia) . Questo ti dà subito un’idea di quanto sia globale il paniere.
Il secondo ETF che analizziamo è lo Xtrackers Stoxx Global Select Dividend 100 Swap UCITS ETF (XGSD). Condivide lo stesso identico benchmark del fondo iShares, quindi il paniere di titoli è lo stesso.
La differenza è nel metodo di replica: qui abbiamo una replica sintetica, cioè l’ETF non acquista materialmente le 100 azioni ma utilizza un derivato di tipo swap per ottenere la performance dell’indice. Questo può sembrare complicato, ma lo vedremo con calma nella parte educativa.
Il TER è dello 0,50%, leggermente più alto ma comunque in linea con la categoria. L’ETF distribuisce i dividendi e segue la stessa filosofia del suo “fratello” fisico. Il vantaggio principale di questa versione sta nella possibilità, in alcuni casi, di ottenere una replica più precisa del benchmark, soprattutto quando i titoli sottostanti non sono facilmente negoziabili.
Qualche considerazione in più
Questi ETF appartengono al mondo dei dividendi, ma non a quello “classico” dove si trovano società americane ultra note. I settori più rappresentati, nel caso dell’iShares, sono i finanziari, l’energia, le società legate ai servizi di pubblica utilità e i materiali di base. Non sono settori glamour, ma hanno una caratteristica comune: spesso pagano dividendi elevati perché il loro modello di business tende a generare molta liquidità.
Interessante anche la fotografia geografica: gli Stati Uniti pesano meno di quanto verrebbe spontaneo pensare (circa 16,5%), mentre Hong Kong, Australia e Regno Unito sono molto rappresentati. È un modo per uscire dal classico “tutto USA” che molti investitori spesso si ritrovano nel portafoglio senza nemmeno accorgersene.
Le prime posizioni dell’ETF parlano chiaro: Fortescue, Xinyi Glass, Yancoal, Aker BP. Aziende molto diverse, spesso cicliche, ma accomunate da una storia di dividendi importanti. Questo significa che il prezzo di questo ETF tende a essere sensibile ai cicli economici globali: quando i settori legati alle materie prime o ai finanziari si indeboliscono, è possibile vedere fiammate di volatilità.
Per quanto riguarda la versione Xtrackers, il portafoglio è molto simile perché deriva dallo stesso indice, ma con una replica sintetica. Questo può renderlo più efficiente in alcune situazioni, ma lo espone anche al rischio di controparte, cioè alla possibilità che la banca che fornisce lo swap abbia problemi finanziari. Non succede quasi mai, ma è un rischio che va compreso.
Esempi pratici
Immagina di andare al supermercato e voler comprare un cesto di frutta già preparato. L’ETF è proprio quel cesto: ti permette di comprare tutto insieme senza dover scegliere uno a uno i prodotti. Nel caso degli ETF a dividendi, dentro al cesto ci sono aziende che hanno alcune caratteristiche comuni, per esempio una storia di distribuzione stabile.
Ora immagina di voler capire la differenza tra replica fisica e replica sintetica. Nel caso della replica fisica, è come avere proprio la frutta vera nel tuo cesto: ogni mela, ogni pera è effettivamente lì. Per la replica sintetica, invece, il negozio ti dice: “Non ho la frutta qui, ma ti garantisco che avrai lo stesso identico valore in base a un accordo che ho con un altro fornitore”. Non stai tenendo la frutta vera, ma ottieni comunque lo stesso risultato nutrizionale.
Un altro concetto importante è il dividend yield, che a molti sembra un numero quasi magico. In realtà è semplicemente il rapporto tra quanto il fondo ha distribuito e il suo prezzo. Non ti dice nulla su quello che riceverai in futuro, ma solo su quello che è successo negli ultimi 12 mesi. È fondamentale non confondere rendimento passato con rendimento garantito.
Rischi principali
Questi ETF, essendo basati su aziende che pagano dividendi alti, potrebbero tendere a soffrire quando i tassi di interesse salgono. Perché? Perché improvvisamente le obbligazioni diventano più interessanti rispetto alle azioni “da reddito”, e questo può ridurre la domanda per strumenti come questi. È come se gli investitori pensassero: “Perché rischiare su azioni che rendono il 4-5% se posso prendere obbligazioni che rendono quasi la stessa cosa ma con meno rischio?”.
Allo stesso modo, quando i mercati azionari cambiano direzione, soprattutto nelle fasi di recessione o rallentamento economico, i settori presenti in questi ETF possono diventare volatili. Molte aziende ad alto dividendo appartengono a settori “ciclici”: energia, materiali, finanziari. Questo significa che non sempre garantiscono stabilità, anzi a volte possono amplificare gli sbalzi di mercato.
Nel caso dell’ETF Xtrackers, si aggiunge il rischio di controparte: se lo swap non venisse più onorato, il fondo potrebbe avere problemi nel replicare fedelmente l’indice. È raro, ma va sempre menzionato quando si parla di replica sintetica.
| DISCLAIMER Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio. |