Rispetto ad altri prodotti del reddito fisso, quelli di matrice Cassa Depositi e Prestiti vengono privilegiati dai risparmiatori per il senso di garanzia che trasmettono. Il capitale ivi affluito è tutelato dallo Stato Italiano, quindi in teoria con una copertura illimitata. Poi da principio a fine danno sempre la certezza del nominale iniziale e non espongono l’investitore al rischio di mercato.
Non altrettanto può dirsi in merito al rischio tassi, dato che può capitare di investire in data X a lungo termine e che dopo 1-3-5 anni i rendimenti tornino a salire. È pur vero che in quel caso si può ritirare il capitale e reinvestirlo sulle nuove serie, ma come la si mette con il tempo nel frattempo perso?
Investire sui buoni fruttiferi con un dato obiettivo di ritorno
Immaginando di voler conseguire un ritorno del 10% complessivo a medio termine, vediamo 2 buoni fruttiferi postali più un loro pregio e relativo difetto.
Il primo prodotto è Buono Premium 4 anni dedicato ai titolari di libretto di risparmio postale (LRP) Smart o del tipo Ordinario. Tuttavia, la sua attivazione è limitata alla sola “Nuova Liquidità” (NL), cioè alle somme che incrementano il saldo dal giorno successivo alla data di riferimento (29/10/’25) ed apportate entro il 29/12/’25. La NL deve pervenire esclusivamente tramite bonifici bancari e/o accredito stipendi e pensioni e/o versamento di assegni bancari e circolari. Ancora, la NL può giungere tanto direttamente presso il libretto Smart quanto su altri LRP e/o c/c BancoPosta con medesima intestazione del LRP Smart. Poi le somme andranno trasferite su quest’ultimo tramite girofondo al fine di poter sottoscrivere Buono Premium 4 anni. Invece nel caso di acquisto tramite libretto Ordinario allora la NL deve pervenire qui direttamente e sempre e soltanto nelle modalità su indicate.
Al termine dei 48 mesi dal giorno dell’acquisto il titolo rende il 2,50% annuo lordo, il 2,20% al netto della ritenuta fiscale del 12,50%. In particolare, il coefficiente per la determinazione del montante finale lordo è 1,10381289 (netto: 1,09083628), come a dire che rende il 10,38% lordo in 4 anni.
Il ritorno del Buono Ordinario a tassi fissi e crescenti
In alternativa ecco il ventennale Buono Ordinario (BO) da impiegare però solo per un tempo utile a incassare il rendimento target e poi liquidarlo. Rispetto al Premium 4 anni qui il rendimento è fisso e crescente in ragione del tempo trascorso dal giorno dell’acquisto. Sta proprio qui il “difetto” di una siffatta scelta, come vedremo meglio nel seguito.
Sul BO gli interessi sono calcolati su base bimestrale in regime di capitalizzazione semplice e capitalizzati ogni anno in regime di capitalizzazione composta. Il prodotto li matura sin dal primo giorno di acquisto, ma l’emittente li riconosce solo dopo il 1° anno dalla sottoscrizione e poi al termine di ogni bimestre, sempre insieme al rimborso del buono.
Dato il nostro ipotetico obiettivo del 10% e stop, andiamo subito alla Tabella B dei Fogli Informativi del buono (serie: TF120A250624), sul sito di Poste Italiane. Qui sono indicati i coefficienti utili alla determinazione del montante lordo e netto dovuto al termine di ogni bimestre a partire dalla propria data di acquisto.
Se l’obiettivo è il 10% lordo allora il tempo d’attesa è di 7 anni e 10 mesi. Infatti al termine del 5° bimestre del 7° anno i coefficienti sono 1,10076264 per il lordo e 1,08816731 per il netto (di sola ritenuta fiscale).
Se invece si ricerca il 10% netto bisogna prolungare l’investimento di altri 10 mesi e uscire all’8° anno e mezzo. A quella data i numeri di cui sopra sono 1,11679588 e 1,10219640, ossia il 10,21964% al netto del 12,50% di aliquota fiscale.
2 buoni fruttiferi postali per guadagnare il 10% complessivo più un pregio e un difetto
Un triplo punto di forza del prodotto buono postale sta nella facilità di sottoscrizione (taglio minimo incluso), l’assenza di spese di gestione e del rischio mercato. Tre aspetti che fanno gola all’investitore avulso alle minacce dei mercati e alla ricerca costante di prodotti dalla facile comprensione nei meccanismi di fondo.
Tuttavia, un elemento contro risiede in genere nei risicati rendimenti annui lordi a scadenza o posti lungo il periodo di maturazione. Non solo, ma la formula step-up, finalizzata a “convincere” il risparmiatore a restare nel buono fino alla fine, penalizza i primi anni di vita del titolo. Ad esempio il coefficiente lordo del BO al compimento dei 20 anni è 1,63861891. Questo vuol dire che in 12 anni, cioè dall’8° al 20°, frutta oltre il 50% lordo in più rispetto a quanto non faccia nei primi 8. Morale, conviene tanto tenerlo fino alla fine per massimizzare il ritorno della scelta.
Sul Buono Premium 4 anni, invece, l’elemento contro sta nella previsione del maggior rendimento annuo lordo a scadenza alla sola NL e non a tutto il capitale disponibile.