2 BTP per incassare oltre il 3% netto all’anno senza aspettare la scadenza

Gerardo Marciano

12 Agosto 2026 - 09:23

Due BTP che offrono cedole nette superiori al 3% annuo e rendimenti a scadenza quasi identici. Il confronto mostra differenze tra prezzo, flusso cedolare e rendimento effettivo.

2 BTP per incassare oltre il 3% netto all’anno senza aspettare la scadenza

Da diverse settimane il mercato dei titoli di Stato italiani sembra essersi assestato in una fase di relativa stabilità. Lo spread BTP-Bund, uno degli indicatori più osservati per misurare il rischio percepito sull’Italia, nelle ultime settimane si è mosso prevalentemente in un’area piuttosto circoscritta; anche il BTP Future, altro termometro importante delle aspettative sul mercato obbligazionario italiano, non ha mostrato finora una tendenza direzionale particolarmente marcata.

Nel frattempo è cambiato anche lo scenario monetario. A giugno la BCE ha aumentato di 25 punti base i propri tassi ufficiali, portando dal 17 giugno 2026 il tasso sui depositi al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40% e quello sui prestiti marginali al 2,65%. Il 23 luglio Francoforte li ha poi lasciati invariati.

Ma al di là delle oscillazioni quotidiane dei mercati esiste un tema che interessa direttamente milioni di risparmiatori: avere certezza sui flussi che il proprio capitale potrà produrre negli anni.
È anche per questo che una parte del risparmio continua a essere indirizzata verso strumenti percepiti come semplici e facilmente comprensibili, come titoli di Stato e risparmio postale, mentre un’altra quota rimane sui depositi bancari e sui conti correnti. Banca d’Italia monitora sistematicamente sia i depositi bancari e il risparmio postale sia i tassi applicati ai conti correnti.

La logica è comprensibile. C’è chi accetta un rendimento potenzialmente inferiore pur di non avere vincoli e mantenere sempre disponibile il proprio denaro. E c’è invece chi ragiona in maniera diversa: utilizzare una parte del capitale per costruire negli anni un’integrazione periodica del proprio reddito.
Per questo secondo tipo di esigenza non conta soltanto quanto rende un investimento alla fine. Conta anche quanto denaro distribuisce durante il percorso.
Ed è proprio sotto questo profilo che due BTP con scadenza nel 2036 presentano oggi caratteristiche particolarmente interessanti da analizzare.

Uno paga una cedola del 3,80%, l’altro del 3,45%. Entrambi, al netto della tassazione ordinaria prevista sui titoli di Stato, consentono quindi di ottenere attraverso le sole cedole un flusso superiore al 3% annuo sul valore nominale, senza dover attendere il rimborso finale del capitale nel 2036.

Il primo BTP paga il 3,80% e quota quasi esattamente 100

Il primo titolo è il BTP 3,80% con scadenza 1° luglio 2036, ISIN IT0005706285.
Sulla base dei valori presi in esame, il titolo quota 99,18 e presenta un rendimento effettivo lordo a scadenza del 3,93%, che diventa il 3,45% netto.
Ma qui viene il passaggio più interessante.
Chi acquista 10.000 euro di valore nominale non deve aspettare il luglio 2036 per ottenere un flusso dal proprio capitale.

La cedola nominale del 3,80% significa infatti 380 euro lordi all’anno ogni 10.000 euro nominali, corrisposti attraverso due cedole semestrali.
Applicando l’aliquota fiscale del 12,5% prevista per i titoli di Stato, il flusso cedolare teorico diventa circa 332,50 euro netti all’anno, cioè circa 166,25 euro netti ogni sei mesi.
In termini percentuali, significa una cedola del 3,325% netto annuo sul valore nominale.
Ma c’è un’altra informazione ancora più interessante.
Poiché il titolo quota 99,18, per acquistare 10.000 euro nominali servono teoricamente circa 9.918 euro, a cui vanno aggiunti rateo maturato ed eventuali commissioni.

Rapportando i circa 332,50 euro netti di cedola annua al prezzo di 9.918 euro, il rendimento cedolare netto corrente risulta indicativamente vicino al 3,35% annuo, prima di considerare costi e rateo.
È importante capire la differenza: questo non è il rendimento totale dell’investimento, ma il rapporto fra la cedola netta annuale e il prezzo pagato.
Il rendimento effettivo netto a scadenza, che incorpora anche prezzo di acquisto, cedole e rimborso finale, è invece del 3,45% sulla base dei dati considerati.

Ed ecco la particolarità: cedola, rendimento corrente e rendimento a scadenza sono tutti relativamente vicini tra loro.
Questo accade perché il BTP quota appena sotto 100.

Il secondo supera anch’esso il 3% netto di cedola, ma parte da 96,81

Il secondo titolo è il BTP 3,45% con scadenza 1° febbraio 2036, ISIN IT0005676504..
Il prezzo di riferimento considerato è 96,81.
Il rendimento effettivo lordo a scadenza è del 3,89% e quello netto del 3,44%.
A prima vista sembrerebbe quindi quasi identico al BTP 3,80%: 3,44% contro 3,45% netto a scadenza.
Ma il modo attraverso il quale i due titoli arrivano a quel risultato è diverso.

Ogni 10.000 euro nominali, il BTP 3,45% paga 345 euro lordi di cedola all’anno.
Dopo la tassazione del 12,5%, il flusso teorico scende a circa 301,88 euro netti all’anno, equivalenti a circa 150,94 euro netti per ciascun semestre.
Anche in questo caso, quindi, non è necessario aspettare il 2036 per superare il 3% netto annuo attraverso le cedole: il 3,45% lordo equivale infatti a circa il 3,019% netto sul valore nominale.
Ma il titolo quota 96,81.

Per acquistare 10.000 euro nominali occorrono quindi, sempre trascurando rateo e commissioni, circa 9.681 euro.
Se rapportiamo i circa 301,88 euro di cedole nette annue al prezzo teoricamente pagato, il rendimento cedolare netto corrente sale a circa 3,12%.
È inferiore a quello del BTP 3,80%, ma entra in gioco un’altra componente.
Comprando a 96,81 e ipotizzando di arrivare fino alla scadenza, esiste infatti una differenza di 3,19 punti rispetto al rimborso a 100.
Il BTP 3,80%, acquistato a 99,18, ha invece appena 0,82 punti da recuperare.
Il primo titolo, quindi, concentra una parte maggiore del rendimento nelle cedole.

Il secondo presenta un flusso cedolare più basso, ma una componente più significativa collegata alla differenza tra il prezzo sotto la pari e il rimborso finale a 100.
Eppure alla fine i due rendimenti netti a scadenza sono quasi identici: 3,45% contro 3,44%.

Il dato che può interessare chi cerca una rendita periodica

È probabilmente questo il punto più interessante dell’intero confronto.
Oggi un risparmiatore può trovare strumenti a 12 mesi con rendimenti legati all’attuale livello dei tassi. Ma nessuno può sapere con certezza a quali condizioni quel capitale potrà essere reinvestito alla scadenza.
Un BTP a tasso fisso pone un problema diverso.

Il prezzo continuerà a oscillare ogni giorno sul mercato, ma la cedola nominale non cambia.
Il BTP luglio 2036 continuerà a corrispondere il 3,80% nominale annuo e quello febbraio 2036 il 3,45% nominale annuo fino alla rispettiva scadenza, secondo le condizioni previste dai titoli.
Ed è qui che emerge la differenza tra chi cerca semplicemente il rendimento maggiore disponibile oggi e chi vuole programmare dei flussi.

Su 10.000 euro nominali, il quadro è immediato.
Il BTP 3,80% genera circa 380 euro lordi e 332,50 euro netti di cedole all’anno.
Il BTP 3,45% genera circa 345 euro lordi e 301,88 euro netti all’anno.
Non occorre aspettare dieci anni per ricevere questi importi: le cedole vengono pagate durante la vita del titolo.
Attenzione però a un punto fondamentale.
Cedola certa non significa rendimento certo in qualsiasi momento.
I due BTP presentano duration modificate rispettivamente di 7,98 e 7,83 sulla base dei dati considerati. Questo li rende sensibili alle variazioni dei tassi di mercato.

Se i rendimenti obbligazionari salissero significativamente, il loro prezzo potrebbe scendere. Se invece diminuissero, i prezzi potrebbero salire.
Chi fosse costretto a vendere prima del 2036 potrebbe quindi realizzare un prezzo superiore oppure inferiore a quello pagato.
Per questo è fondamentale distinguere tre numeri.
Sul BTP 3,80% abbiamo una cedola netta nominale di circa il 3,325%, un rendimento cedolare netto corrente vicino al 3,35% ai prezzi considerati e un rendimento effettivo netto a scadenza del 3,45%.
Sul BTP 3,45% abbiamo una cedola netta nominale di circa il 3,019%, un rendimento cedolare netto corrente intorno al 3,12% e un rendimento effettivo netto a scadenza del 3,44%.

È questa probabilmente l’informazione che più interessa chi non vuole semplicemente sapere “quanto rende un BTP”, ma vuole capire come quel rendimento viene prodotto e quando arriva effettivamente il denaro.
Il BTP 3,80% privilegia il flusso periodico.
Il BTP 3,45% sacrifica una parte della cedola, ma viene acquistato più lontano dal valore di rimborso.
Due meccanismi diversi che conducono, alle quotazioni considerate, quasi allo stesso rendimento finale.
E soprattutto due esempi che mostrano una cosa spesso trascurata: per incassare più del 3% netto annuo sotto forma di cedole non è necessario attendere la scadenza del titolo.
Bisogna però evitare di confondere quel flusso cedolare con un guadagno garantito complessivo: se il titolo viene venduto anticipatamente, il risultato finale dipenderà anche dal prezzo di mercato in quel momento.

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