Il vero motivo per cui Piazza Affari potrebbe essere la borsa più interessante d’Europa anche nel 2027

Tommaso Scarpellini

11 Agosto 2026 - 19:22

Ftse Mib ai massimi storici, spread ai minimi, banche volano. Ma il 2027 potrebbe raccontare una storia diversa. O forse no.

Il vero motivo per cui Piazza Affari potrebbe essere la borsa più interessante d’Europa anche nel 2027

Mentre il Ftse Mib aggiorna i propri massimi storici e si conferma il listino più brillante d’Europa, vale la pena chiedersi se quello che stiamo osservando sia un exploit momentaneo oppure la manifestazione di una struttura di mercato che potrebbe mantenere Piazza Affari in una posizione privilegiata anche nei prossimi anni.

Le ragioni di questo primato non sembrano casuali: banche che battono le stime, titoli della difesa che volano, spread Btp-Bund compresso intorno ai 77 punti base e una composizione settoriale del listino che potrebbe rivelarsi particolarmente adatta allo scenario macro che si prospetta per il 2027.

E la domanda viene automatica: continuerà la stagione dei primati per il listino italiano? Ecco cosa aspettarsi per il resto dell’anno e nel 2027.

Una struttura settoriale che potrebbe premiare chi ragiona sul lungo periodo

Esiste un principio nell’analisi dei mercati finanziari che tende a essere sottovalutato dagli investitori retail: la composizione settoriale di un indice non è neutra rispetto al ciclo macroeconomico. Un listino sovraesposto alla tecnologia si comporta in modo radicalmente diverso da uno a forte componente finanziaria quando i tassi di interesse restano su livelli elevati per un periodo prolungato. Ed è qui che risiede il cuore della tesi su Piazza Affari.

Il Ftse Mib presenta una concentrazione nel comparto bancario che storicamente è stata letta come un limite strutturale, quasi un retaggio di un’economia poco innovativa. In un regime di tassi bassi o negativi, questa lettura aveva una sua coerenza: i margini di interesse delle banche si comprimevano, la redditività soffriva e le valutazioni stentavano a esprimersi. Ma il contesto attuale ha invertito quella logica. Con i tassi della Banca Centrale Europea ancora su livelli sufficientemente alti da sostenere lo spread tra impieghi e raccolta, i bilanci bancari generano flussi di cassa robusti, che si traducono in utili crescenti, revisioni al rialzo delle stime degli analisti e politiche di dividendo espansive. Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco Bpm e Bper hanno tutte contribuito positivamente nelle ultime sedute. Quando i multipli di valutazione vengono rivisti verso l’alto su basi fondamentali solide, il movimento tende ad avere una maggiore persistenza rispetto a quelli guidati da sentiment speculativo.

Il comparto difesa e la visibilità pluriennale degli ordini

Accanto alla componente bancaria, il secondo pilastro che potrebbe sostenere la tenuta del listino milanese si trova nell’industria della difesa. Leonardo ha registrato un apprezzamento del 5,3% nel corso dell’ottava, mentre Avio ha messo a segno un balzo di circa il 13% nelle stesse cinque sedute. La peculiarità di questo comparto, rispetto ad altri settori ciclici, risiede nella natura dei suoi ricavi: le commesse governative legate a programmi di riarmo pluriennale offrono una visibilità sugli ordini che poche altre industrie possono vantare. In un contesto geopolitico segnato da instabilità strutturale e da obiettivi di spesa militare europei in rialzo, questa caratteristica si traduce in una minore volatilità degli utili attesi nel tempo, un elemento che tende a essere apprezzato in modo particolare da chi privilegia la protezione del capitale rispetto alla massimizzazione del rendimento assoluto.

Lo spread Btp-Bund come termometro del rischio paese

Un terzo elemento che merita attenzione è la dinamica dello spread tra BTP decennali e Bund tedeschi di pari scadenza, che nella settimana di riferimento si è attestato intorno ai 77 punti base, con il rendimento del Btp decennale al 3,89%. Questo indicatore è rilevante non solo per chi detiene obbligazioni governative italiane in portafoglio, ma anche per chi investe in azioni quotate sul mercato milanese. Uno spread contenuto segnala che la comunità finanziaria internazionale non percepisce un rischio sistemico legato alla sostenibilità del debito pubblico italiano, il che riduce il premio al rischio complessivo richiesto per allocare capitale in attività italiane.

Il fattore valutario e la dinamica Fed che potrebbe amplificare i flussi verso l’Europa

Un quarto elemento di scenario, spesso trascurato nell’analisi dei flussi verso le borse europee, riguarda il rapporto tra la politica monetaria americana e l’appetito degli investitori internazionali per gli asset denominati in euro. Il dato sull’occupazione americana di luglio ha evidenziato una perdita netta di 23.000 posti di lavoro, contro attese di +83.000, con il tasso di disoccupazione sceso al 4,1%. Un risultato che, nella sua apparente contraddittorietà, potrebbe ridurre la probabilità di un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve a settembre. Un ciclo Fed meno restrittivo tende storicamente a indebolire il dollaro, che nella settimana in esame si trovava già con l’euro stabilmente sopra $1,15. Per un investitore istituzionale che ragiona in dollari, un mercato azionario europeo che si apprezza in valuta locale e contemporaneamente beneficia di un cambio favorevole offre un rendimento complessivo amplificato, il che potrebbe alimentare ulteriori flussi di acquisto verso le borse europee, con effetti positivi anche sul listino milanese.

Tre condizioni che potrebbero reggere il castello strutturale fino al 2027

La tesi che Piazza Affari possa mantenere un vantaggio relativo rispetto alle altre principali borse europee nell’orizzonte 2027 si fonda su tre condizioni che dovrebbero verificarsi simultaneamente: il primo è che i tassi di interesse europei rimangano su livelli sufficientemente elevati da preservare i margini di interesse delle banche; il secondo è che la spesa militare continui a crescere in risposta a uno scenario geopolitico che non mostra segnali di distensione strutturale; il terzo è che lo spread Btp-Bund rimanga compresso grazie a una gestione della finanza pubblica italiana percepita come credibile dai mercati internazionali.

Se queste tre condizioni dovessero reggersi, la composizione settoriale del Ftse Mib potrebbe offrire un profilo di rendimento e visibilità difficilmente replicabile nei principali indici concorrenti, dove la maggiore concentrazione in titoli tecnologici porta con sé una volatilità strutturalmente più elevata e una dipendenza più accentuata dai multipli di valutazione piuttosto che dai flussi di cassa correnti.