Acquistare un’obbligazione investment grade sotto la parità e con un ricco coupon nominale annuo è il sogno di molti investitori retail. In tal modo ci si assicura una discreta entrata periodica più una plusvalenza finale quando l’emittente rimborserà a 100 il prestito. Se poi si tratta di un titolo a lunghissima scadenza ancora meglio, perché il flusso cedolare si protrarrà per molti anni.
Tutto rose e fiori? Non proprio, dato che anche in questi casi i rischi e le minacce non mancano. Vediamolo meglio con esempio, ecco 2 BTP per guadagnare il 4,3% o il 4,5% fino al 2054 e fino al 3% di sconto sul mercato.
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Il rischio di mercato di un’obbligazione lunga
Il fatto si tratti di prodotti appartenenti al “reddito fisso” non vuol dire che siano esenti da pericoli. Ogni emittente, sovrano o corporate che sia, garantisce il capitale solo a scadenza o eventuale data call se presente, e sempre salvo default. Prima di allora ogni giorno i bond devono affrontare le sfide dei mercati, la principale delle quali è il rischio di oscillazione dei prezzi. Essi si muovono al rialzo o al ribasso in base a più parametri come la volatilità dei tassi, lo stato di salute dell’emittente (c.d. rischio di credito) e la durata residua del titolo.
In due casi (durata e tassi) la relazione è indiretta, cioè salgono i valori dei parametri e scendono le quotazioni di mercato. Sulle dinamiche emittente, invece, il legame è diretto dato che se migliora rating e/o outlook più aumentano gli acquisti dei suoi bond sul mercato secondario.
Ora, l’eventuale rivendita anticipata rispetto alla scadenza espone il risparmiatore alla “prova mercati”, chiamiamola così. Cioè il prezzo di rivendita è almeno pari o superiore a quello di carico? Se sì, è garantito il controvalore iniziale impegnato nel bond altrimenti si incappa nella classica perdita in conto capitale. Nei casi peggiori può trattarsi di perdite devastanti, tipo alcuni bond sovrani centenari europei che oggi quotano in area 30 centesimi circa.
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Tasso annuo fisso del 4,5% fino al 2053
Consideriamo ora due BTP targati MEF a 30 anni in origine di cui sono andati via i rispettivi primi anni di vita. Uno ha matricola ISIN IT0005534141, data scadenza 01/10/’53 ed emissione al 23/02/’23, l’anno in cui la BCE portò ai massimi di periodo i tassi di riferimento. A settembre di quell’anno, infatti, il costo del denaro raggiunse la soglia del 4,5%, mentre solo 3 anni prima erano a zero.
Furono anni “particolari” a seconda dei punti di vista tra chi aveva già impegnato il capitale a yield nulli o quasi, e chi invece aveva disponibilità liquide e vedeva ogni giorno salire i rendimenti. I primi volevano tornare indietro nel tempo e scappare dalle scelte effettuate dato che si stavano rivelando perdenti. Le nuove emissioni avevano cedole più ricche mentre le quotazioni dei bond in già portafoglio andavano sotto la pari. Il ritorno in grande stile dell’inflazione, infine, certificava che quelle scelte avrebbero partito solo rendimenti reali negativi a scadenza. Eccolo in tutta la sua forza e portata, il rischio mercato.
Il BTP Tf 4,5% Oct53 ha un ricco nominale annuo (2,25% lordo semestrale) e un effettivo a scadenza quasi pari. Stamane i corsi sono a 100,5 mentre hanno chiuso il 31/03 a 99,5 e solo pochi giorni fa il bond era disponibile a 97. Il minimo del mese scorso è stato a 96,60 mentre a fine febbraio il massimo fu a 106,11. Un range del dieci per cento da estremo a estremo che lascia meglio intuire i rischi associati e il concetto di rischio di mercato. La duration modificata è del 15,23 mentre la liquidità sul MOT può definirsi eccellente.
L’obbligazione al 4,30% lordo annuo in scadenza nel 2054
A seguire ecco il BTP Fx 4,3% Oct54 con identificativo IT0005611741 e date emissione e scadenza pari, rispettivamente, al 17/09/’24 e l’1/10/’54. In pratica ha uno sfasamento di un annetto circa rispetto al BTP precedente, poi in molti elementi si somigliano. Qui il tasso nominale annuo è del 4,30% (il 3,7625% netto), sempre con stacco semestrale, e yield sul 4,5% dati i prezzi al momento in area 97,3. Tuttavia, una settimana fa lo si acquistava anche ameno di 95 centesimi, con il minimo annuo a 93,3 (massimo a 102,65).
Anche qui abbiamo un’elevata duration modificata a 15,74 e un ragguardevole numero di contratti scambiati giornalmente. Per avere un riferimento più concreto, il controvalore giornaliero dell’ultimo mese è stato di almeno 50 mln di € con punte fino a 250 mln di €. Il bond è davvero liquidissimo.
2 BTP per guadagnare il 4,3% o il 4,5% fino al 2054 e fino al 3% di sconto sul mercato
Entrambi i BTP hanno poi un altro vantaggio che a prima vista passa spesso inosservato. La lunghissima scadenza li favorisce in chiave ereditaria, dato che i bond MEF e i buoni postali sono esenti dalle imposte di successione.
Insomma, i pro dei bond sono presto detti a partire dall’elevata liquidità sul MOT, il ricco coupon a lungo temine e lo yield attuale, le considerazioni in chiave ereditarie. Parimenti non mancano i contro, a partire dall’elevata durata residua e duration modificata. Da qui al 2053/’54 i due bond non mancheranno di regalare colpi di scena in termini di escursioni di prezzo al rialzo e al ribasso.
È un dato di fatto da cui partire e da cui non si sfugge, per cui si tratta di obbligazioni per investitori ad elevata propensione al rischio. Aldilà della cedola e/o effettivo a scadenza, infatti, vanno fatte tutte le considerazioni del caso sulla volatilità dei corsi, e solo dopo stabilire l’eventuale “da farsi”.