+13% in 8 mesi per questo titolo di Stato 2030 che sfiora il 4% e prezza 98,85

Stefano Vozza

16 Gennaio 2026 - 06:54

Obbligazione sovrana di medio termine che non presenta rischio di cambio ma di credito sì, data la situazione dell’emittente

+13% in 8 mesi per questo titolo di Stato 2030 che sfiora il 4% e prezza 98,85

Più sale il rischio associato a un dato prodotto d’investimento e più, almeno in teoria, salgono i potenziali ritorni. È quanto sostiene e dimostra lo studio dei rendimenti passati sulle varie asset class e vale tanto per il capitale di rischio che per il reddito fisso. Quest’ultimo in genere viene valutato per la cedola e il rendimento a seconda del tempo dell’acquisto o delle strategie operative, oltre al rimborso del capitale a scadenza. Tuttavia, la frangia degli investitori più dinamici e con maggiore propensione al rischio non disdegnano i movimenti dei prezzi. Nel medio-lungo termine, infatti, possono regalare soddisfazioni a doppia cifra.

Consideriamo in questa sede il Romania Tf 3,624% Mg30 Eur, che vanta un +13% in 8 mesi per questo titolo di Stato 2030 che sfiora il 4% e prezza 98,85.

Le obbligazioni in euro della Romania

I titoli di Stato rumeni in euro rientrano tra le emissione extra-Eurozona ma senza rischio di cambio se denominati in euro, come nel nostro caso. La valuta legale in Romania è il Leu, per cui bond emessi a Bucarest in Eur o in Usd sono debiti in moneta straniera.

Il Romania Tf 3,624% Mg30 Eur ha data emissione 26/05/’20, matricola ISIN XS2178857954 ed è quotato e negoziato sull’EuroMOT di Borsa Italiana. Si tratta di un decennale in origine ma con soli 4,34 anni di vita residua, “adatto” a chi cerca opzioni di investimento a medio termine. L’obbligazione vanta infatti un tasso cedola su base annua (periodicità annuale) del 3,624%, il 3,171% al netto della ritenuta fiscale del 12,50%. Il taglio minimo di ingresso è di 1.000 € e il flottante è pari a 2 miliardi di euro. Malgrado il modesto stock, gli scambi del titolo sul mercato secondario possono definirsi relativamente buoni. Nell’ultimo mese i contratti giornalieri conclusi si sono attestati tra 20 e 50 unità, per controvalori giornalieri compresi tra 0,2 e 1 milione di euro.

Quanto rende il Romania a tasso fisso del 3,624%?

Il prezzo di chiusura della seduta di mercoledì 14 è stato a 98,85, sotto la parità, per un rendimento effettivo a scadenza del 3,91% (dati: Borsa Italiana). Tuttavia, solo 3 sedute addietro, venerdì 9 gennaio, i corsi hanno battuto 98,45, per un effettivo lordo a scadenza più prossimo al 4%.

Andando ancora indietro nel tempo si scovano altri prezzi di ingresso decisamente più interessanti degli attuali. Un 3 mesi fa, il 10/12/’25 per l’esattezza, lo si acquistava a 97,72 mentre ai primi di settembre (02/09), 132 giorni fa, a 95,6. Invece il minimo dell’ultimo anno il bond lo ha segnato l’8 maggio ’25 a 90 centesimi. Considerati i corsi attuali e il rateo cedolare pro tempore, si tratta di quasi il +13% tra le due componenti, con la plusvalenza da corsi a fare la parte grossa data sul ritorno complessivo. Il minimo storico di sempre, infine, lo incontriamo a 74-75 ad ottobre ’23 quando tantissimi bond hanno toccato i low del decennio.

Ora, le quotazioni rivedranno i minimi storici o ne formeranno di nuovi? Impossibile saperlo, ma è relativamente difficile crederlo al netto di eventi estremi ad oggi ignoti e non prevedibili. Decisamente più probabile, invece, la circostanza per cui il mercato possa offrire futuri prezzi di ingresso relativamente migliori degli attuali. Quando e di quanto? Anche qui difficile dirlo dato che tutto dipenderà dalla natura, portata e profondità dell’eventuale evento scatenante. Al riguardo, infine, la duration modificata del Romania Tf 3,624% Mg30 Eur è a 3,87.

+13% in 8 mesi per questo titolo di Stato 2030 che sfiora il 4% e prezza 98,85

Com’è facile intuire, l’”eccesso” di rendimento malgrado la media durata e l’assenza di rischio di cambio (per l’investitore in euro) è dovuta al maggior rischio. Nello specifico si tratta di quello di credito, con il rating emittente a un passo dal perimetro dei junk bond. Per le principali agenzie mondiali stiamo parlando di giudizi compresi tra BBB– (Fitch ed S&P) e Baa3 (Moody’s), e tutte con outlook negativo. Non proprio il massimo per investire e prestare i propri soldi a un Governo (e ad un’economia nazionale) in costante difficoltà di ogni ordine e grado. Ad esempio i saldi commerciali e valutari sono sempre in rosso, e con i primi si rimpinguano le casse di valuta estera pregiata con cui ripagare i debiti in valuta. Poi ci sono seri problemi di deficit (cioè l’Esecutivo di Bucarest spende più di quanto si incassa), di crescita del PIL e dell’elevata inflazione interna al Paese.

Insomma, il maggior rendimento a scadenza fa i conti con i maggiori rischi annessi al bond. Una possibile idea, secondo i gestori patrimoniali, potrebbe essere al più quella di considerarli “quanto basta”, cioè in piccole fiche capaci di arrotondare per eccesso il ritorno del portafoglio. E sempre tenendo a mente che si tratta di titoli ad alto rischio, per cui da evitare se il giardinetto titoli necessita di “tranquillità” più che di minacce ulteriori.

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