Cinque anni fa era un nome non molto conosciuto. Oggi è uno dei casi più evidenti di creazione di valore a Piazza Affari.
Stiamo parlando di una società fondata nel 2003, attiva nella produzione di energia elettrica da fonte eolica e solare in Italia, Spagna, Bulgaria e Romania, che gestisce 31 impianti eolici e fornisce energia a circa 600.000 famiglie e che ha sede a Milano.
Un investimento di 10.000 euro a inizio 2021 oggi varrebbe circa 24.600 euro, al netto delle oscillazioni più recenti e senza considerare l’effetto dei dividendi distribuiti nel periodo. Una performance superiore al +140%, nettamente migliore rispetto all’andamento medio del Ftse Mib nello stesso arco temporale.
Si tratta di Alerion Clean Power. Non si tratta di una fiammata speculativa. I numeri industriali raccontano una storia diversa.
Negli ultimi cinque anni:
- La capacità installata è cresciuta in modo significativo
- I ricavi hanno registrato un’espansione strutturale
- I margini operativi hanno beneficiato dell’aumento dei prezzi dell’energia
- L’indebitamento è rimasto sotto controllo rispetto ad altri player del comparto
Secondo diversi analisti del settore utilities, il mercato non ha premiato soltanto la narrativa “green”, ma la visibilità sui flussi di cassa futuri. In un contesto di transizione energetica accelerata, gli operatori con pipeline progetti solide e contratti di lungo periodo hanno goduto di un vantaggio competitivo evidente.
Il risultato è stato un rerating progressivo del titolo.
Perché il mercato l’ha premiata (e cosa potrebbe cambiare)
Il rally di Alerion non è arrivato per caso. Si è inserito in un contesto macro preciso:
- Prezzi energetici elevati dopo la crisi 2022
- Forte attenzione politica e regolatoria sulle rinnovabili
- Flussi di capitale verso il comparto ESG
- Ricerca di asset reali in un contesto inflattivo
Ma oggi il quadro è diverso rispetto al 2021.
I tassi di interesse restano più alti rispetto al periodo pre-pandemia. Per aziende capital intensive come quelle attive nelle rinnovabili, il costo del capitale incide direttamente sulla valutazione.
Secondo alcune case d’investimento europee, il settore potrebbe beneficiare di un nuovo impulso nel momento in cui le banche centrali inizieranno un ciclo più deciso di allentamento monetario. Un calo dei rendimenti obbligazionari renderebbe nuovamente più attraenti i flussi futuri generati dalle utility green.
Allo stesso tempo, però, c’è un rischio da non sottovalutare una normalizzazione dei prezzi dell’energia potrebbe comprimere la leva operativa che ha sostenuto i margini negli ultimi anni.
È qui che si gioca la partita.
Opportunità strutturale o fase matura del ciclo?
Dal punto di vista della protezione patrimoniale, il caso Alerion offre una lezione importante: le grandi performance nascono dall’intercettare trend strutturali, non movimenti di breve periodo.
La transizione energetica è ancora in una fase iniziale su scala globale. Gli investimenti richiesti nei prossimi dieci anni restano enormi. Questo suggerisce che il tema non sia esaurito.
Tuttavia, rispetto a cinque anni fa, il mercato è diventato più selettivo. Non basta appartenere al settore giusto: servono solidità finanziaria, controllo del debito e capacità di generare cassa anche in scenari meno favorevoli.
Chi ha trasformato 10.000 euro in 24.600 euro ha beneficiato di un tempismo corretto, come anche dell’espansione dei multipli e di una crescita operativa reale.
La domanda per il 2026 non è se il titolo possa replicare la stessa performance. La domanda è se le condizioni che hanno reso possibile quel +140% siano ancora presenti.
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Gli investitori orientati al lungo periodo sono chiamati a comprendere a fondo la differenza tra inseguire un trend già maturo e intercettare la prossima fase di crescita. Per farlo non basta osservare l’andamento dei tassi e la “disciplina” finanziaria della società. Ma occorre monitorare con attenzione l’evoluzione dei prezzi energetici e i nuovi progetti in pipeline-
Il mercato cambia. I numeri restano. E in questo caso, i numeri raccontano una delle storie più interessanti degli ultimi cinque anni a Piazza Affari.
Articolo originariamente pubblicato su Money.it International: €10,000 Invested 5 Years Ago in This Italian Stock Is Now Worth €24,600: A Standout Case on Milan’s Market