1 semplice strategia per guadagnare quando le azioni costano di meno

Stefano Vozza

23 Luglio 2025 - 10:09

Se è vero che i buoni affari passano in genere per i buoni acquisti, vediamo allora se e come sfruttare i break in discesa dei mercati azionari

1 semplice strategia per guadagnare quando le azioni costano di meno

Giusto tre mesi fa, ad aprile, il crollo delle Borse ha rubato l’attenzione dei tanti. Social, telegiornali, carta stampata, etc erano lì a commentare di Trump, dei dazi e dei prezzi delle azioni venute giù come birilli. I più audaci avevano intravisto anche possibili scenari da fine del mondo o che i mercati finanziari avessero i giorni contati.

Niente di più lontano dalla realtà. Da sempre i mercati vivono di fasi ascendenti, in genere più lunghe e silenziose, e di altre discendenti, più fragorose e molto più concentrate nel tempo. È quanto avvenuto 100 giorni fa, dove una seria minaccia all’economia mondiale ha tramortito in soli 10 giorni tutti i listini azionari.

Vediamo una semplice strategia per guadagnare in Borsa quando le azioni costano di meno.

Il timing di ingresso in uno strumento finanziario

Quando, un affare, può definirsi “buono”? Nel tempo in cui lo si acquista a prezzi scontati o in quello in cui lo si vende al prezzo più alto che si può? Premesso che il concetto di “buono” in un affare come nella vita in generale è alquanto personale, forse quando si verificano entrambi. Ossia quando si compra a sconto e si rivende a prezzi più alti di quelli d’acquisto. Più ampio è questo spread, e si contengono i costi, tanto più può definirsi un deal “di successo”.

Sui mercati finanziari c’è tuttavia c’è un problema: quando un prezzo può definirsi basso e quando alto? Matematicamente parlando, i due estremi sarebbero zero al ribasso e più infinito al rialzo, ma si tratta di teoria e non di realtà. Concretamente, i prezzi “alti” e “bassi” li dà spesso (ma non sempre) lo stesso storico del sottostante. La storia, i cicli economici, tendono a ripetersi, per cui un dato prezzo battuto in passato potrebbe ripresentarsi, sia al rialzo che al ribasso.

Il PAC per battere l’impossibilità di prevedere la Borsa

Prevedere i futuri prezzi dei titoli di Borsa e/o di un indice e/o di un sottostante è umanamente impossibile. Il Piano di Accumulo del Capitale (PAC) consente allora di aggirare il limite del giusto timing di ingresso in un trade, dato che spalma gli acquisti nel tempo e alla fine ottiene lo scopo: ottimizzare il pmc, il prezzo medio di carico. Ovviamente la maggiore operatività, in termini di quote capitale e/o di frequenza dei versamenti, quando i mercati crollano aumenta a dismisura la probabilità di ottimizzare il pmc. Ad ogni modo rispetto all’investimento diretto nella singola azione/indice qui cala l’assillo del momento perfetto in cui iniziare ad investire.

Inoltre consente di diversificare di tanto e di operare sul lungo termine, che è poi il timeframe perfetto per ritrovarsi con un PAC vincente in portafoglio. Nel primo caso pensiamo a chi acquista il bond X o l’azione Y a una certa data. Di solito s’impegna una quota cospicua o l’intero capitale, mentre nel PAC si ragiona spesso nell’ordine delle centinaia di euro al mese o bimestre o altra cedenza. Sul mercato vi sono fondi attivi e passivi ad hoc in cui si versano quote periodiche per tot mesi/anni e le si tengono in portafoglio per diversi lustri. Ovviamente il contenimento dei costi di gestione del fondo e/o l’eventuale politica di accumulazione (reinvestimento) dei proventi accresce tanto il ritorno finale.

1 semplice strategia per guadagnare in Borsa quando le azioni costano di meno

Veniamo ora alla domanda clou dell’investitore potenzialmente interessato al format: ma quanto rende un PAC e quanto è effettivamente conveniente? I parametri in gioco sono davvero tanti e al loro diverso disporsi si ottengono ogni volta risultati differenti. Pensiamo alla valuta e la composizione del sottostante (uno solo o più asset?), il timing degli acquisti, la durata e gli importi dei versamenti, i costi di gestione e le spese fiscali, la politica dei gestori dei fondi, etc.

Tuttavia, per apprezzarne meglio la bontà dello strumento vediamo un esempio numerico fatto sì di cifre ipotetiche, ma impostato su calcoli sensati. Riportiamo al riguardo la sintesi di uno studio presentato da JustETF.com, con i calcoli effettuati in data 31/05/’21. Si ipotizza il caso di un risparmiatore che alla data dell’1/01/2011 avesse iniziato un PAC investendo € 100/mese sull’ETF in EUR ad accumulazione sull’MSCI World e un TER dello 0,20% p.a. Dopo 10 anni di versamenti e 12.000 € investiti (100 €/mese X 120 mesi) il guadagno raggiunto sarebbe stato di 21.531 €, quasi l’80% del capitale investito.

I numeri sarebbero stati notevolmente più robusti su un timeframe a 20 o a 30 anni. Nel 1° caso, ossia su un investimento di 24mila € e un’ipotetica data di inizio PAC a gennaio 2001, il capitale accumulato sarebbe stato di 60mila €. Su un timeframe trentennale, invece, sarebbe stato di 129.798 € a fronte di 36mila complessivamente versati nel fondo sottostante.

Tempo, diversificazione e costanza sono gli ingredienti chiave per vincere i mercati finanziari sulle lunghe distanze, e il mix funziona anche con i PAC. Volendo, perché no?, li si può personalizzare tipo investendo una maggiore quota nei periodi di crollo dei listini. Oppure intervenendo altrove (costi, diversificazione etc) laddove la personalizzazione può rivelarsi utile e vincente in vista del risultato finale. L’ideale sarebbe intervenire il meno possibile e, soprattutto, dopo aver compreso fio in fondo le conseguenze delle scelte adottate.

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