L’Unione europea ha pronta un’intesa che contribuirà a far scendere i prezzi alimentari, soprattutto frutta e verdura. Ecco cosa cambia da maggio.
Per un motivo o per l’altro, la vita costa sempre di più in Europa. I consumatori se ne accorgono tutti i giorni, con l’auto alla stazione di servizio e il carrello della spesa al supermercato. L’aumento dei prezzi di vari generi alimentari è sicuramente tra i più sofferti dalle famiglie, anche perché è fortemente emblematico delle criticità economiche di un certo periodo. Sta però per arrivare una buona notizia rivolta a tutti i cittadini europei: dal 1° maggio frutta e verdura costano meno, almeno alcuni prodotti, su decisione dell’Unione europea.
Accade grazie a un recente intervento di Bruxelles dal punto di vista commerciale, che consentirà di alleggerire, quanto meno parzialmente, il costo della spesa alimentare. Chiaramente, non si propone come misura risolutiva del caro spesa, ma può nell’insieme contribuire al contenimento della crescita dei prezzi, anche perché l’Europa sta subendo pressioni sempre maggiori negli ultimi anni. Nel complesso, anche una piccola riduzione dei prezzi alimentari, soprattutto prodotti fondamentali nella dieta quotidiana come frutta e verdura, può aiutare. Ecco cosa succederà.
Cosa succede nell’Unione europea il 1° maggio
Dal 1° maggio il mercato europeo potrà beneficiare dell’accordo di libero scambio con vari Paesi sudamericani. Dopo oltre vent’anni di negoziati, la Commissione Ue ha fatto sapere di aver raggiunto un’intesa con Mercosur, l’organizzazione economica che abbraccia svariati Paesi sudamericani, come Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay. Bruxelles ha già firmato all’inizio dell’anno, seguita poi dai partner, per rafforzare la collaborazione su clima e diritti dei lavoratori, ma anche per assicurare a tutti l’afflusso stabile di materie prime critiche e ottimizzare i rapporti commerciali.
Ma come si passa dall’accordo Ue-Mercosur al prezzo di frutta e verdura? Ovviamente dalla pesante riduzione dei dazi, fondamentale in un accordo internazionale di tale portata economica. Nel dettaglio, vengono eliminati del 91% i dazi sulle esportazioni europee verso il Sud America e del 92% i dazi sulle importazioni dal Mercosur. Sul punto Bruxelles deve però avanzare in punta di piedi, rispettando la linea comune messa a punto nell’accordo ma senza snaturare le opere di politica economica interna e soprattutto le richieste dell’industria agricola degli Stati membri.
L’arrivo di un accordo di libero scambio ha infatti immediatamente spinto le aziende agricole europee a contestare i rischi della nuova politica commerciale, per la quale in particolare le associazioni di categoria hanno domandato a gran voce quote e clausole di salvaguardia per salvaguardare la produzione interna.
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Frutta e verdura costano meno nell’Ue
Di fatto, l’Europa deve riuscire a porsi come partner commerciale credibile e instaurare un rapporto di scambi conveniente per entrambe le parti. Un equilibrio non facile da trovare, ma che passa attraverso il fondo europeo della Politica agricola comune e la previsione di cambiamenti graduali e bilanciati. I prodotti esenti dai dazi o comunque sottoposti a tariffe ridotte sono pochi e selezionati, anche se potranno essere aumentati successivamente.
Allo stesso tempo, l’Unione europea si riserva anche la possibilità di fare dietrofront sulle tariffe commerciali per tutelare l’economia interna, quindi l’ingresso degli elementi più minacciosi potrebbe essere nuovamente respinto con dazi elevati. L’accordo con i Paesi sudamericani può però anche evidenziare dei grossi vantaggi, tanto per questi ultimi quanto per l’Unione europea. Frutta e verdura esportati da Argentina, Paraguay, Brasile e Uruguay saranno presto disponibili a prezzi nettamente inferiori. Con l’esenzione, più o meno elevata, aumenterà la concorrenza di prodotti come meloni, angurie, papaya e agrumi, per citare i più rilevanti, e di conseguenza i prezzi scenderanno.
L’accordo con il Mercosur, comunque, non riguarda soltanto l’ortofrutta ma anche carne e cereali, senza compromettere gli standard qualitativi previsti dall’Unione europea e tenendo sotto stretto controllo l’impatto sulle filiere nazionali.
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