Zoom cambia rotta e si oppone alle interferenze cinesi

Dopo aver chiuso alcuni account di attivisti pro-Hong Kong, la piattaforma comunica che non asseconderà più tutte le richieste in arrivo dal governo cinese. I dettagli

Zoom contro le interferenze cinesi. Un claim che sembra quasi il titolo di un film, ma che riassume in maniera piuttosto efficace l’ultimo annuncio del colosso tech con sede a San Jose.

Dai vertici aziendali hanno infatti comunicato l’intenzione di non consentire più alle richieste del governo cinese di avere un impatto sugli utenti al di fuori della Cina.

Una dichiarazione che stona non poco con quanto successo solo poche ore fa, quando proprio la spinta di Pechino ha portato il social ad oscurare alcuni account di utenti che hanno tenuto eventi relativi all’anniversario del massacro di Piazza Tiananmen e hanno discusso della crisi di Hong Kong.

Zoom contro le interferenze cinesi

Dalla compagnia hanno comunicato di non “ottemperare alle richieste future del governo cinese di sospendere o bloccare account di persone che non si trovano in Cina.”

È l’ultima reazione di Zoom alle pressioni in arrivo su più fronti dopo l’impennata di popolarità innescata dalle restrizioni causa coronavirus, che hanno costretto miliardi di persone a casa.

Dapprima la piattaforma ha affrontato le preoccupazioni relative a sicurezza e privacy, quando sono emerse problematiche come le interruzioni delle riunioni e la vulnerabilità degli account.

Poco dopo, il gruppo per i diritti civili con base negli Stati Uniti, Humanitarian China, ha subìto la sospensione dell’account dell’organizzazione. La circostanza si è verificata dopo la pianificazione di un evento che commemorava le proteste del 1989 in Piazza Tiananmen a Pechino, che il governo cinese proibisce ai cittadini di osservare.

Le nuove politiche della compagnia

Mercoledì Zoom ha ammesso di aver chiuso l’account, per poi ripristinarlo poche ore dopo. La società ha spiegato in un post sul blog che la sua azione si è rivelata “un errore”, e ha offerto maggiori dettagli su quanto accaduto.

Il governo cinese aveva segnalato alla compagnia quattro incontri previsti sulla piattaforma e relativi a Piazza Tiananmen. Aveva quindi chiesto di chiuderli e di sospendere gli account degli organizzatori. La società, verificata la provenienza di molti partecipanti dalla Cina continentale, ha effettivamente sospeso tre dei quattro incontri e chiuso i profili degli admin.

Ma Zoom sta ora sviluppando una tecnologia in grado di rimuovere o bloccare gli account in base al Paese, limitando quindi le pressioni governative laddove gli utenti siano fuori dal territorio cinese.

“Stiamo migliorando la nostra politica di risposta a simili richieste. La definiremo nel dettaglio e diventerà parte integrante del nostro rapporto sulla trasparenza, che sarà pubblicato entro il 30 giugno 2020”,

ha fatto sapere la compagnia.

Le condivisioni Zoom sono aumentate del 226% nel 2020, con entrate che hanno segnato un sonoro +169% su base annua nel trimestre conclusosi il 30 aprile.

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