Zoom obbedisce alla Cina e oscura gli account

La piattaforma social Zoom, molto apprezzata durante il lockdown nel mondo, è consentita anche in Cina. Pechino ha mantenuto alto il controllo del suo uso, tanto da spingere il canale ad oscurare alcuni scomodi account: è polemica.

Zoom obbedisce alla Cina e oscura gli account

Zoom ha ammesso di aver obbedito agli ordini della Cina: alcuni account sono stati oscurati perché ritenuti illegali da Pechino.

La storia non sorprende poi molto, considerando la consueta strategia della potenza asiatica di tenere sotto controllo le informazioni, le iniziative e, sopratutto, le battaglie civili che avvengono sui social e che sono “sgradite” al Governo cinese.

Nel mirino di questa ultima vicenda, infatti, sono finiti alcuni attivisti dei diritti umani e civili coinvolti in eventi online per commemorare i fatti di piazza Tiananmen. Un ricordo storico tabù per la Cina, ritenuto un oltraggio e quindi vietato.

Zoom, quindi, ha dichiarato di aver semplicemente obbedito alle regole della Cina. La questione, però, risulta molto più profonda. E parla di controllo dell’informazione da parte di Pechino, già nel mirino delle critiche europee in questi giorni.

Zoom oscura gli account per ordine della Cina: i fatti

Zoom ha dichiarato di aver sospeso gli account degli attivisti per i diritti umani per volere del governo cinese.

La piattaforma di videoconferenza è stata accusata di aver interrotto o chiuso le conversazioni di tre attivisti che hanno tenuto eventi online relativi all’anniversario del massacro di Piazza Tiananmen o hanno discusso della crisi di Hong Kong. A nessuno è stata data una spiegazione da Zoom.

Zoom non ha quindi negato i fatti, anzi ha spiegato chiaramente di essere stato contattato da Pechino a maggio e all’inizio di giugno per monitorare e oscurare alcuni incontri Zoom per commemorare il massacro di Piazza Tiananmen.

La Cina non consente la divulgazione di notizie al riguardo e vieta qualsiasi iniziativa sull’evento storico, accaduto 31 anni fa.

La mossa della piattaforma è stata quella di chiudere gli incontri e di bloccare gli host delle riunioni in modo indiscriminato, in quanto non è in grado di fermare soltanto coloro che sono attivi dalla Cina (come dovrebbe essere, visto che il divieto è valido in Cina).

Gli eventi, infatti, erano stati organizzati da attivisti con sede a New York e a Hong Kong, ma la partecipazione di persone anche dalla nazione cinese ha insospettito Pechino.

Zoom non è vietata nella potenza asiatica, ma resta alta l’allerta del Governo su eventuali riunioni online inerenti i temi più scomodi: come la crisi di Hong Kong e la commemorazione di piazza Tiananmen.

Lee Cheuk-Yan, un attivista per la democrazia a Hong Kong e Wang Dan, un altro difensore dei diritti, entrambi bloccati da Zoom hanno gridato allo scandalo.

L’ingerenza cinese, infatti, starebbe minando la libertà ben oltre i confini nazionali:

“Il partito comunista cinese attacca attivamente la democrazia in tutto il mondo. Hanno già iniziato a intervenire nel sistema sociale e nello stile di vita negli Stati Uniti. Il mondo intero dovrebbe essere in allerta”

Zoom ha promesso di attivare meccanismi più sofisticati per individuare in modo preciso le conversazioni vietate in un determinato Paese, senza il rischio di intaccare anche persone collegate in altri Stati.

La Cina nel mirino delle critiche per l’informazione

L’episodio di Zoom e del controllo cinese sull’attività dei social non fa altro che confermare il ruolo potente giocato da Pechino nel settore informazione e della censura.

I contenuti relativi alla repressione di Piazza Tiananmen, per esempio, vengono regolarmente bloccati o censurati dalle autorità cinesi e vengono oscurati i social media occidentali e le piattaforme di chat come Facebook, Twitter e WhatsApp. Skype di Microsoft è stato rimosso dagli store Apple e Android in Cina nel 2017, sebbene rimanga disponibile un’opzione Skype for Business.

Inoltre, proprio in questi giorni, l’Unione Europea ha apertamente accusato Pechino di aver volutamente diffuso informazioni false sulla pandemia per screditare il mondo occidentale.

Zoom che obbedisce agli ordini della Cina, quindi, non stupisce e rientra nella strategia del dragone di controllare l’informazione.

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