Durante la pandemia da Covid-19, molte aziende hanno vissuto una sorprendente crescita grazie all’aumento di domanda per prodotti e servizi legati alle nuove abitudini di vita. Tuttavia, il ritorno progressivo alla normalità ha rivelato una cruda realtà: molte di queste aziende, pur essendo state protagoniste dell’economia digitale durante i lockdown, hanno visto un significativo crollo del loro valore di mercato.
Le stime attuali mostrano che cinquanta tra queste aziende hanno perso complessivamente circa 1,5 trilioni di dollari dal 2020. Questa perdita massiccia può essere attribuita a una serie di fattori, tra cui il cambio nel comportamento degli investitori che hanno scelto di abbandonare le azioni di queste società per diversificare in altri settori. La pandemia ha portato un clima di incertezza e instabilità che ha spinto gli investitori a rivalutare i propri portafogli, determinando l’uscita dal mercato di molte di queste aziende.
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Quanto hanno perso le società che sono salite in pandemia
Il settore più colpito è stato quello tecnologico, in particolare le aziende che hanno dominato la lista delle società con una capitalizzazione di mercato superiore a 10 miliardi di dollari e con guadagni percentuali impressionanti durante la pandemia. Nonostante abbiano goduto di una crescita esponenziale nel 2020, ad oggi molte di queste aziende hanno perso oltre un terzo del loro valore di mercato. Secondo i dati del Financial Times, basati su un’analisi di Bloomberg, diverse società tecnologiche hanno visto una brusca caduta:
- Zoom Video Communications, per esempio, è scesa di circa l’80%, traducendosi in una perdita di oltre 77 miliardi di dollari.
- Anche RingCentral, specializzata in comunicazioni cloud, ha subito un calo devastante, perdendo circa il 90% del suo valore.
- Peloton, il produttore di attrezzature per il fitness, ha assistito a un crollo di oltre il 97% del suo valore di mercato dall’inizio del 2020, con una perdita stimata in 43 miliardi di dollari.
- Anche Sea Limited, la società di servizi internet di Singapore che aveva ampliato la sua capitalizzazione da 19 miliardi a 102 miliardi di dollari durante la pandemia, ha visto poi un calo di oltre il 60% del suo valore di mercato.
L’entusiasmo degli investitori si è affievolito mentre le tendenze che avevano dominato durante i lockdown – come lo shopping online e le videoconferenze – hanno iniziato a perdere fascino a causa del graduale ritorno al lavoro in presenza. L’aumento dei tassi d’interesse e del costo della vita hanno ulteriormente indebolito la domanda per i servizi di queste società.
Anche Tesla ha subito un crollo: dopo un aumento del 787% nel periodo pandemico, il suo valore è sceso a 589 miliardi di dollari. In questo contesto volatile, è essenziale che investitori e dirigenti aziendali riconoscano le dinamiche in gioco e ripensino le strategie per affrontare queste sfide senza precedenti.
Cause del declino tecnologico
Queste fluttuazioni riflettono l’instabilità della domanda per servizi online e tecnologie digitali man mano che le economie si riprendono dalla pandemia. Le aziende che hanno basato il loro successo sull’innovazione e sulla crescita esponenziale in tempi di lockdown stanno ora fronteggiando un mercato sempre più competitivo e con consumatori che ritornano a modelli di comportamento pre-pandemici. I trend delle videoconferenze, dello shopping online e dell’intrattenimento domestico stanno perdendo vigore con il ritorno al lavoro in ufficio e alla socialità in presenza.
A complicare ulteriormente la situazione vi è l’aumento dei tassi di interesse e dei costi della vita, che ha ridotto il potere d’acquisto dei consumatori, limitando la loro spesa per beni e servizi considerati non essenziali. Il rialzo dei tassi ha anche reso più costoso il finanziamento di nuove iniziative, incidendo pesantemente sulla crescita e sui margini di profitto delle aziende tecnologiche.
In questo contesto, le aziende tecnologiche devono ripensare le loro strategie, valutando attentamente come adattarsi alle nuove condizioni di mercato. Alcune società stanno diversificando le loro offerte o migliorando i propri modelli di business, ma molte dovranno affrontare sfide significative per riconquistare la fiducia degli investitori e trovare nuove vie di crescita. I leader finanziari e gli investitori dovranno adottare un approccio pragmatico per identificare le aziende che possono prosperare in questo nuovo scenario competitivo.
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Caso di Tesla e Sea Limited
Tesla, una delle aziende più note del settore automobilistico e tecnologico, ha vissuto una crescita spettacolare durante la pandemia, in gran parte grazie alla transizione globale verso l’elettrificazione dei trasporti e al maggiore interesse degli investitori per le aziende sostenibili. Le azioni di Tesla hanno registrato un aumento del 787% durante il periodo pandemico, portando la capitalizzazione dell’azienda a superare i 1.000 miliardi di dollari. Tuttavia, il calo della domanda globale, insieme all’aumento della concorrenza e delle difficoltà produttive, ha fatto sì che Tesla perdesse valore, scendendo a una capitalizzazione di mercato di circa 589 miliardi di dollari.
Sea Limited, una società internet con sede a Singapore, ha beneficiato in modo simile dei cambiamenti di comportamento indotti dalla pandemia, con un’espansione della sua presenza nell’e-commerce, nel gaming online e nei servizi finanziari digitali. Durante la pandemia, Sea ha visto la sua capitalizzazione crescere da 19 miliardi a 102 miliardi di dollari, guidata principalmente dalla forte crescita della sua piattaforma di e-commerce Shopee e dalla divisione di gaming Garena. Tuttavia, il ritorno alla normalità, insieme alla maggiore concorrenza sul mercato e alla pressione sulle sue attività, ha portato a una perdita di oltre il 60% del suo valore di mercato.
AstraZeneca e il vaccino Anti Covid-19
Un’altra azienda che si è dovuta scontrare con il mercato post Covid è AstraZeneca, uno dei principali produttori del vaccino anti-Covid-19 Vaxzevria. Questa ha recentemente annunciato la decisione di ritirare il proprio vaccino a livello globale e di revocare le autorizzazioni per la commercializzazione in Europa. Questa decisione è stata presa in seguito alla scoperta di nuovi vaccini aggiornati e più efficaci contro le varianti del virus, insieme al riconoscimento di effetti collaterali rari ma seri come la trombosi associata a trombocitopenia.
Il riconoscimento di questo effetto collaterale, confermato durante un procedimento legale a Londra, ha condotto l’Agenzia europea per i medicinali a sconsigliare l’uso del vaccino AstraZeneca, favorendo invece le nuove versioni adattate alle varianti. Questa drastica riduzione della domanda per Vaxzevria ha portato AstraZeneca a cessare la produzione e la fornitura, nonostante l’importante ruolo svolto nel fornire rapidamente vaccini durante la pandemia.
ETF legati alle Aziende del «boom» pandemico
Gli ETF (Exchange Traded Fund) sono strumenti finanziari sempre più popolari per gli investitori che cercano esposizione a settori specifici del mercato, inclusi quelli legati alle aziende tecnologiche e biotecnologiche che hanno vissuto fluttuazioni significative durante la pandemia.
1. L’ETF Global X Cloud Computing UCITS ETF offre una visione sul mercato in forte crescita del cloud computing. Il fondo mira a replicare la performance dell’indice Indxx Global Cloud Computing, composto da aziende impegnate nel settore delle tecnologie cloud. Questo indice include società che forniscono servizi e infrastrutture cloud, software basati su cloud e soluzioni correlate. Il fondo, con un Total Expense Ratio (TER) dello 0,55% annuo, è stato lanciato il 2 novembre 2021 ed è domiciliato in Irlanda. Con un patrimonio gestito di 31 milioni di euro, offre una prospettiva diversificata e rilevante per investitori interessati a beneficiare delle tendenze tecnologiche a lungo termine, nonostante l’attuale volatilità di mercato.
Zoom, una delle società più colpite dalla recente flessione, costituisce il 3,59% dell’indice.
2. Un altro strumento interessante è il iShares Nasdaq US Biotechnology UCITS ETF USD (Dist), che fornisce accesso al settore biotecnologico statunitense. Il fondo replica l’indice Nasdaq Biotechnology, composto da aziende quotate sul Nasdaq impegnate principalmente nella ricerca e sviluppo di terapie innovative. Con un TER dello 0,35% annuo, rappresenta l’ETF più conveniente per questo indice, offrendo una replica completa attraverso un metodo di campionamento, acquistando i componenti più importanti dell’indice. I dividendi vengono distribuiti semestralmente, rendendo il fondo attraente anche per gli investitori alla ricerca di rendimenti periodici.
L’ETF, lanciato il 5 marzo 2018 e domiciliato in Irlanda, ha un patrimonio gestito di 33 milioni di euro. Le prime dieci partecipazioni rappresentano il 50,1% del fondo, includendo aziende chiave come Amgen (8,40%), Gilead Sciences (8,21%), Regeneron Pharmaceuticals (8,06%) e Vertex Pharmaceuticals (8,03%). In particolare, AstraZeneca, sebbene abbia ritirato il suo vaccino anti-Covid, rappresenta ancora una parte significativa delle attività con un peso del 4,07%.
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