Yoko Ono ha ottenuto il ritiro della birra artigianale francese John Lemon, prodotta in Bretagna. La diffida ha però scatenato una corsa all’acquisto: 5.000 bottiglie quasi esaurite.
Una piccola birreria artigianale della Bretagna si è trovata al centro di un caso legale internazionale che ha finito per trasformarsi, paradossalmente, nella migliore campagna pubblicitaria possibile. La Brasserie de l’Imprimerie, con sede a Bannalec, nel nord-ovest della Francia, è stata costretta da Yoko Ono a interrompere la produzione di una sua birra di punta, la “John Lemon”, accusata di violare il marchio registrato dalla vedova di John Lennon a tutela del nome dell’ex frontman dei Beatles.
La diffida, recapitata a fine marzo tramite gli avvocati dell’artista nippo-americana, ha però innescato un effetto inatteso: nel giro di pochi giorni le scorte della birra incriminata sono andate quasi esaurite, travolte da una domanda improvvisa di clienti arrivati anche da fuori regione per accaparrarsi quello che è diventato di fatto un prodotto da collezione.
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Yoko Ono contro “John Lemon”: una diffida da 100.000 euro
Il proprietario del birrificio, Aurélien Picard, ha raccontato di aver ricevuto una lettera particolarmente dura. Gli avvocati di Yoko Ono hanno chiesto il ritiro immediato del prodotto e la cessazione dell’uso del marchio, prospettando in caso di mancato adempimento una sanzione una tantum di 100.000 euro con annesse penali giornaliere comprese tra 150 e 1.000 euro per ogni giorno di ritardo. Cifre fuori scala per una realtà che impiega due dipendenti e produce tra le 50.000 e le 80.000 bottiglie l’anno, distribuite quasi esclusivamente in bar, ristoranti e crêperie entro un raggio di 40 chilometri dalla sede.
Picard, che inizialmente ha pensato a una truffa, ha verificato l’autenticità dello studio legale e scoperto che non si trattava di un caso isolato: già nel 2017 Yoko Ono aveva ottenuto il ritiro di una limonata polacca commercializzata con lo stesso nome.
Dopo uno scambio epistolare con i legali della controparte, il birrificio ha ottenuto un compromesso: smaltire le 5.000 bottiglie già etichettate entro il 1 luglio, dopodiché la produzione sotto quel marchio dovrà cessare definitivamente. La birra, una bionda aromatizzata al limone e zenzero, era stata lanciata cinque anni fa e portava un’etichetta con la caricatura del cantante con occhiali a forma di fette di limone, accompagnata dallo slogan “Get Bock”, gioco di parole tra il termine tedesco per le birre forti e il titolo di un brano dei Beatles del 1969.
L’effetto pubblicità imprevisto
L’eco mediatica della vicenda ha generato un volume di vendite che il birrificio non avrebbe mai potuto ottenere con una campagna pagata. Picard ha riferito di avere meno di 1.000 bottiglie residue, definendo la corsa all’acquisto “folle” e ammettendo, con una punta di ironia, che la disavventura ha avuto un risvolto comico. Le bottiglie superstiti sono ormai considerate pezzi da collezione, complete di una storia da raccontare.
Il birrificio francese, fondato nel 2017 in un’ex tipografia, ha costruito la propria identità anche su una linea di birre artigianali con nomi ispirati a celebrità, tra cui un omaggio allo stilista Jean Paul Gaultier ribattezzato “Jean Gol Potier”. L’idea iniziale per il rilancio della birra dopo la diffida era stata “Jaune Lemon”, giocando sul termine francese per giallo, ma anche questa proposta è stata bocciata dai legali di Yoko Ono. Ora la Brasserie de l’Imprimerie è al lavoro su un nuovo nome, mentre la sua birra più discussa esce di scena con il pieno di notorietà.
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