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di JEBO

Work Life Balance e Business model

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15 luglio 2022

Work Life Balance e Business model

Dopo la pandemia molti hanno rivalutato quali sono le priorità nella ricerca del posto di lavoro perfetto.

Vivere per lavorare o lavorare per vivere? Un tempo, forse, il modello prevalente sembrava prediligere la prima opzione: il mito del lavoratore stakanovista, disposto a qualsiasi sacrificio pur di raggiungere i propri obiettivi professionali. Oggi, invece, la situazione è diversa: sono cambiate le aspettative, le pretese, le opinioni sul mondo del lavoro. Lo conferma il Randstad Employer Brand 2020, una ricerca volta a misurare il livello di attrattività delle aziende italiane dal punto di vista dei potenziali dipendenti. Tra più di 6100 aziende, i tre nomi più ambiti sono risultati Ferrero (con il 77,7% dei voti), Feltrinelli (69,4%) e Automobili Lamborghini (69,3%).

Tre eccellenze del panorama italiano e tre nomi affermati in tutto il mondo, eppure non è questo che i lavoratori desiderano realmente. Il 52% degli intervistati, infatti, individua come fattore più importante nella scelta di un posto di lavoro l’equilibrio tra vita professionale e privata. Al secondo posto tra gli indicatori fondamentali c’è un ambiente di lavoro piacevole (51%), e solo dopo elementi come retribuzioni e benefit (47%), sicurezza e stabilità (46%) e opportunità di carriera (36%). Sono proprio queste le garanzie che le tre aziende più premiate offrono, e che i dipendenti apprezzano maggiormente.

Insomma, il benessere psicologico sembra essere oggi l’aspetto più importante anche nel mondo del lavoro. È anche per questo che, negli ultimi anni, le aziende stanno cercando di trovare un nuovo modello lavorativo, basato sul cosiddetto work life balance. È questa infatti la nuova sfida da affrontare: riuscire a garantire ai dipendenti un giusto equilibrio tra la vita professionale e quella privata.

I vantaggi del work life balance sono molteplici tanto per i dipendenti quanto per le aziende stesse. I lavoratori ne guadagnano, naturalmente in salute fisica e mentale. Nel 2017 uno studio pubblicato dall’European Heart Journal evidenziava come orari di lavoro troppo prolungati possano aumentare il rischio di fibrillazione arteriale, ovvero una comune forma di aritmia cardiaca; inoltre una mole di lavoro eccessiva può causare ictus e problemi cardiocircolatori; a queste problematiche si aggiungono, secondo European Journal of Preventive Cardiology, disturbi come stress, irritabilità e difficoltà relazionali. Al contrario, il work life balance garantisce ai dipendenti un ambiente più sereno e rilassante. Al contempo impiegati più sereni lavorano meglio: secondo uno studio condotto in un’azienda statunitense che ha introdotto le giornate lavorative di 5 ore per tutti i dipendenti, la produttività è aumentata del 21%, mentre gli introiti del 40%. I lavoratori risultano inoltre più fedeli, più motivati e di conseguenza migliorano la stessa immagine aziendale.

Ma quali sono gli strumenti per migliorare il work life balance? Sono tre gli aspetti fondamentali da prendere in considerazione: il tempo, lo spazio e i servizi. Le ore di lavoro, in primo luogo, devono essere più flessibili, in modo tale da permettere ai dipendenti di organizzarsi a seconda delle proprie esigenze personali e di avere la giusta quantità di tempo libero da dedicare alla propria vita privata. In questo senso esistono varie opzioni: l’orario scorrevole, che permette un certo margine di libertà nell’orario di inizio e di fine dei turni; la settimana concentrata, che prevede un aumento delle ore giornaliere in modo da ridurre i giorni lavorativi settimanali; ma anche espedienti come la “banca delle ore”, che consente di depositare le ore lavorative extra in modo da recuperarle in caso di bisogno, oppure il job sharing, con il quale i lavoratori possono condividere una certa attività accordandosi al meglio sugli orari di lavoro; infine, ricordiamo l’importanza del congedo parentale (per entrambi i genitori).

Per quanto riguarda gli spazi, invece, l’emergenza sanitaria che abbiamo vissuto ha permesso di rivalutare i luoghi del lavoro. L’introduzione dello smart working ha permesso ai dipendenti di scegliere il luogo in cui lavorare, ma anche di liberarsi da particolari vincoli od orari: il lavoro diventa task based, e il singolo lavoratore può gestire le proprie responsabilità nel modo che preferisce, allo scopo di raggiungere un determinato obiettivo. Naturalmente, questo non deve tradursi in turni di lavoro che vadano oltre gli orari prestabiliti. È infatti importante, anche nello smart working, darsi dei limiti: lavorare da casa non significa poter lavorare tutto il giorno.

Infine, un ruolo importante è riservato ai servizi che l’azienda può offrire ai dipendenti: da servizi di consulenza, che possano dare un sostegno psicologico ai dipendenti e aiutarli a gestire lo stress, fino a iniziative culturali o sportive per il tempo libero, oppure ad asili nido aziendali per chi ha figli. Tra le varie proposte, al centro dei recenti dibattiti, c’è anche quella del salario minimo: si tratta di stabilire a livello legislativo una paga oraria, giornaliera o mensile minima da garantire ai dipendenti. Questo permetterebbe di ovviare al problema dello sfruttamento sul posto di lavoro, migliorerebbe il tenore di vita e garantirebbe a tutti i lavoratori un livello di benessere migliore.

In generale, insomma, il work life balance richiede un nuovo modo di pensare al lavoro e al lavoratore: l’azienda deve considerare i propri dipendenti come persone, prima che come elementi di profitto. L’organizzazione del lavoro non deve basarsi sul tempo trascorso in ufficio, ma piuttosto sulla qualità degli obiettivi raggiunti. L’ambiente lavorativo deve comunque prestare attenzione alle esigenze del singolo, sviluppandosi su valori quali la fiducia e la cooperazione. Trovare, insomma, un equilibrio: da una parte il lavoro, dall’altra il tempo libero, il benessere, la crescita personale. Solo se i due piatti della bilancia sono in equilibrio tutto funziona per il meglio: lavorare in un contesto che valorizzi il lavoratore, senza stressarlo o alienarlo, ma piuttosto incentivandolo a coltivare anche le proprie passioni e il proprio benessere psicologico, aiuta anche ad essere più produttivi, creativi e propositivi.

Insomma per tornare alla domanda iniziale, forse la scelta non deve necessariamente essere “vivere per lavorare o lavorare per vivere”. La soluzione è trovare un equilibrio tra i due, per vivere e lavorare nel modo più sereno, costruttivo ed efficiente.
E voi cosa ne pensate? Quali sono per voi gli aspetti più importanti del mondo del lavoro? E quali soluzioni trovate più interessanti? Fatecelo sapere!

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JEBO l'associazione di eccellenze gestita da studenti dell’Università di Bologna.