Windows scaricata dalla Francia. Le PA del Paese non potranno più usarlo

Redazione Imprese

15 Aprile 2026 - 16:03

Parigi accelera sulla sovranità digitale: stop progressivo a Windows nella pubblica amministrazione e passaggio a soluzioni open source per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti.

Windows scaricata dalla Francia. Le PA del Paese non potranno più usarlo

La Francia cambia rotta sul fronte tecnologico e punta con decisione a ridurre la propria dipendenza dai colossi americani. Il governo ha avviato un piano strutturato per abbandonare progressivamente Windows all’interno della pubblica amministrazione, sostituendolo con sistemi operativi open source come Linux.

La transizione, che coinvolgerà milioni di dispositivi e richiederà diversi anni, si inserisce in una strategia più ampia volta a rafforzare il controllo nazionale su dati e infrastrutture digitali. Non si tratta solo di una scelta tecnica, ma di una vera e propria presa di posizione politica: come dichiarato dal ministro dei Conti pubblici David Amiel, “il governo non può più limitarsi ad ammettere la propria dipendenza: deve liberarsene”.

Sovranità digitale e controllo dei dati: la posizione francese

Alla base della decisione francese c’è la crescente preoccupazione per la gestione dei dati sensibili. L’uso diffuso di piattaforme statunitensi implica infatti che enormi quantità di informazioni (dalle comunicazioni interne ai dati sanitari) transitino o siano archiviate su server soggetti alla giurisdizione americana. Questo espone le istituzioni europee a potenziali interferenze, anche alla luce di normative come il Cloud Act, che consente alle autorità USA di richiedere l’accesso ai dati detenuti da aziende americane, indipendentemente da dove siano fisicamente conservati.

Il piano francese va ben oltre il semplice cambio di sistema operativo. Ogni ministero dovrà presentare entro l’autunno un programma dettagliato per ridurre la dipendenza tecnologica lungo tutta la filiera digitale: software, strumenti collaborativi, cybersicurezza, intelligenza artificiale e infrastrutture di rete. Parallelamente, lo Stato sta già promuovendo soluzioni interne come piattaforme di messaggistica, videoconferenza e condivisione file sviluppate a livello nazionale. Anche il settore sanitario è coinvolto, con l’obiettivo di trasferire i dati dei cittadini verso sistemi considerati più affidabili entro il 2026.

Europa indietro e Italia ancora dipendente

La mossa di Parigi evidenzia un problema più ampio che riguarda l’intera Unione europea. Secondo diverse analisi istituzionali, il continente dipende in larga misura da fornitori tecnologici statunitensi in settori chiave come cloud, software e cybersicurezza. Colossi come Microsoft, Amazon e Google dominano il mercato, mentre circa l’80% della spesa europea in questi ambiti finisce oltre Atlantico.

Alcuni Paesi stanno cercando di invertire la rotta. La Danimarca, ad esempio, ha già avviato iniziative per sostituire software proprietari con alternative open source e sviluppare infrastrutture cloud nazionali. Tuttavia, il percorso è complesso e presenta ostacoli tecnici, economici e organizzativi. Esperienze passate, come quella della città di Monaco di Baviera, dimostrano quanto sia difficile abbandonare ecosistemi consolidati.

L’Italia, nel frattempo, resta indietro. Sebbene esistano linee guida che promuovono l’uso di software open source nella pubblica amministrazione, la diffusione di sistemi come Windows rimane predominante. I dati disponibili mostrano una forte dipendenza dai sistemi operativi e dai servizi digitali americani, segno che il percorso verso una reale autonomia è ancora lungo.

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