William McKinley, il presidente a cui si ispira Trump che salvò l’America con i dazi

Livio Spadaro

04/04/2025

Trump ha guardato alla politica di McKinley, che, affrontando turbolenze economiche e sociali, applicò tariffe protezionistiche per stimolare l’economia e rafforzare la classe operaia americana.

William McKinley, il presidente a cui si ispira Trump che salvò l’America con i dazi

Trump non ha fatto mistero di ispirare la sua politica estera a quella di William McKinley, 25mo presidente americano che ha governato gli USA tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900.

Al tempo McKinley si insediò alla presidenza in un periodo di turbolenza, gli Stati Uniti erano sull’orlo di una guerra civile poiché decenni di politiche monetarie restrittive e di politiche commerciali relativamente libere determinarono una deflazione riguardante particolarmente le materie prime e i prodotti manifatturieri.

La situazione economica negativa ha fatto sì che i datori di lavoro tagliassero i salari per potersi rendere competitivi con i beni importati dall’estero facendo in modo che le classi più povere non riuscissero a cogliere i benefici di poter disporre di prezzi di beni più bassi. Le classi medio-alte, invece, potevano godere di quel modello economico poiché mentre i prezzi dei beni diminuivano, il costo della manodopera si contraeva per effetto di un’elevata immigrazione.

I bassi prezzi delle materie prime danneggivano le piccole imprese del settore agricolo poiché le grandi aziende ne traevano maggiore beneficio. Queste tensioni sociali sono poi sfociate nell’estremizzazione delle idee politiche: gli agricoltori si sono rivolti al populismo di William Bryan, i dipendenti che avevano subito tagli ai loro stipendi avevano invece rivolto la loro attenzione alla politica anarchica e socialista dei lavoratori europei. I capitalisti, al contempo, cercavano attraverso le forze dell’ordine di sopprimere il malcontento degli agricoltori e dei lavoratori. Si verificarono eventi che segnalavano la potenziale esplosione del patto sociale: la rivolta di Haymarket, lo sciopero di Homestead e il Grande Sconvolgimento (sciopero dei lavoratori ferroviari del 1877).

McKinley cercò quindi di eliminare le differenze tra capitale e lavoratori proteggendo le aziende americane creando un ambiente per loro redditizio che le permettesse di alzare i salari. L’allora presidente americano alzò i dazi del 50% su tutti i beni importati costruendo una barriera commerciale molto difficile da penetrare da parte degli esportatori stranieri. Insieme all’aumento delle tariffe commerciali, McKinley favorì il riavvicinamento tra lavoratori e imprese costringendo entrambe le parti a raggiungere degli accordi vantaggiosi.

Sebbene la politica di McKinley nel breve termine è stata dolorosa per l’economia americana, nel medio-lungo termine ha fatto sì che i lavoratori americani investissero i loro salari più alti in beni prodotti sul territorio nazionale piuttosto che su quelli importati dall’estero. Questa nuova impostazione economica ha permesso agli USA di godere di un periodo prolungato di benessere ed è stata ricalcata anche in casi industriali come quello di Henry Ford che scelse di produrre auto economiche, accessibili a più fasce della popolazione, godendo delle economie di scala generate.

Diversi analisti paragonano i dazi implementati con quelli dello Smoot-Hawley Act del 1930 su 20’000 beni importati negli States che comportò una reciprocità delle tariffe da parte di molti altri Paesi. È risaputo che l’implementazione di quelle tariffe e la conseguente risposta globale peggiorò gli effetti della Grande Depressione.

Da menzionare che dopo il periodo di dazi, McKinley stava ipotizzando di tornare a una fase di scambi di relativa libertà di commercio poiché si accorse che la capacità in eccesso della manifattura poteva essere esportata al resto del mondo. L’allora presidente aveva iniziato a passare dal protezionismo all’apertura dei mercati esteri ma non riuscì a completare questa nuova fase poiché venne assassinato per mano di un anarchico nel 1901.