Il massimo raggiunto da Wall Street a metà agosto è arrivato in prossimità della finestra temporale del 16 agosto, individuata nelle precedenti analisi sulla base dei cicli e delle serie storiche. La coincidenza merita attenzione, soprattutto alla luce dell’indebolimento successivo, ma va interpretata nel modo corretto: l’individuazione di una finestra temporale non consente, da sola, di stabilire né la durata né l’intensità della fase successiva.
Il passaggio più interessante riguarda ora la possibile evoluzione del movimento avviato dopo il picco estivo. Gli studi statistici esaminati concentrano l’attenzione sui mesi di settembre e ottobre, mentre il calendario storico di W.D. Gann individua alcune finestre temporali all’interno di ottobre. A questi elementi si aggiunge la struttura dei grafici, che consente di osservare come l’eventuale prosecuzione della debolezza si rapporti ai principali minimi precedenti.
La lettura non riguarda soltanto Wall Street. Secondo i calcoli statistici esaminati, gli altri mercati internazionali risultano correlati a Wall Street nel 76% dei casi. Inoltre, le date in cui si formano massimi e minimi tendono frequentemente a coincidere oppure a presentarsi a breve distanza. Il dato non implica che ogni Borsa debba replicare il movimento degli indici statunitensi: evidenzia piuttosto una ricorrenza temporale che rende interessante il confronto tra i diversi listini.
Perché i modelli statistici guardano a settembre e ottobre
Un primo modello studiato per il 2026 colloca il possibile minimo annuale tra settembre e ottobre, dopo una fase di debolezza sviluppatasi durante l’estate. Si tratta di un’indicazione temporale, non di un livello di prezzo e nemmeno dell’affermazione che la correzione debba necessariamente proseguire fino a uno dei due mesi.
Un secondo studio introduce il cosiddetto frattale 6°–2°: il 2026 rappresenta il sesto anno del ciclo decennale e il secondo del ciclo presidenziale statunitense iniziato dopo le elezioni del 2024. Nel comportamento medio storico associato a questa combinazione, il minimo si colloca nuovamente tra settembre e ottobre. Anche in questo caso il risultato descrive una ricorrenza osservata nel campione analizzato e non attribuisce una probabilità precisa al verificarsi di un minimo nel 2026.
La stagionalità generale aggiunge un ulteriore elemento. Negli studi esaminati, gennaio e ottobre figurano tra i mesi nei quali compare più frequentemente un minimo annuale. Il minimo di gennaio viene generalmente ricondotto alle dinamiche tipiche dell’inizio dell’anno, mentre quello di ottobre è più spesso associato alla conclusione di un movimento correttivo.
Per un mercato che ha raggiunto un picco estivo e si trova successivamente in una fase di debolezza, è quest’ultima caratteristica a risultare maggiormente coerente con la situazione osservata.
Lo stesso studio descrive un percorso medio nel quale, dopo una parte iniziale dell’anno favorevole e un’estate caratterizzata da maggiore lateralità, il mercato tende a muoversi verso il basso nella parte finale di ottobre, prima di una possibile ripresa nell’ultima parte dell’anno.
La parola decisiva rimane però «medio». Il comportamento di un singolo anno può discostarsi anche in misura significativa da quello ricavato dalla storia, persino quando alcune delle sue tappe presentano analogie con il percorso medio.
La convergenza dei diversi modelli individua quindi settembre e ottobre come una finestra temporale particolarmente interessante nell’ambito degli studi considerati. Non consente, invece, di sommare meccanicamente le diverse statistiche per trasformarle in una probabilità di inversione.
La correlazione del 76% amplia ulteriormente questa prospettiva. Se una variazione significativa della direzione degli indici americani dovesse manifestarsi nella finestra autunnale, sarebbe interessante confrontarne la collocazione temporale con quella degli altri mercati inclusi nei calcoli. Un’eventuale coincidenza costituirebbe un’ulteriore corrispondenza con il modello osservato; una divergenza evidenzierebbe invece la diversa dinamica dei singoli listini.
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Le date di Gann acquistano significato soltanto nel confronto con il prezzo
All’interno di ottobre, il calendario storico attribuito a Gann individua quattro finestre: 2 ottobre, 8–9 ottobre, 18–20 ottobre e 26–28 ottobre. Non hanno tutte lo stesso significato e, soprattutto, non indicano tutte un minimo.
Nella classificazione storica considerata, la finestra del 18–20 ottobre assume particolare importanza come possibile momento di cambiamento di tendenza. L’8–9 ottobre è invece quella maggiormente associata, nella descrizione storica degli indici americani, a un possibile minimo seguito da un recupero.
Il 2 ottobre rappresenta una prima finestra temporale, mentre il 26–28 ottobre, pur essendo collegato a un possibile minimo, viene classificato da Gann come un appuntamento di importanza minore.
Le quattro date costituiscono quindi una sequenza di finestre con caratteristiche differenti, all’interno della quale il 18–20 ottobre presenta la maggiore rilevanza nella classificazione generale, mentre l’8–9 ottobre è il riferimento più direttamente collegato all’ipotesi di un minimo.
È importante, tuttavia, precisare la natura di queste date. Si tratta di finestre ricavate da una previsione storica attribuita a Gann; il loro impiego nell’analisi attuale consiste nel confrontare la loro collocazione temporale con l’andamento effettivo del mercato. Non rappresentano una previsione formulata da Gann per il 2026.
A questo punto entra in gioco la struttura dei prezzi. I minimi della settimana del 27 luglio rappresentano riferimenti significativi: 51.551 punti per il Dow Jones, 7.313,92 per l’S&P 500 e 24.425,34 per il Nasdaq Composite.
La loro eventuale tenuta o violazione permette di distinguere una correzione contenuta da una fase di debolezza di maggiore profondità. I prezzi osservati nei giorni precedenti si sono avvicinati a questi livelli, rendendo il loro rapporto con l’evoluzione della fase correttiva particolarmente interessante.
La mappa che emerge dall’insieme degli studi è quindi costruita su tre livelli distinti. Il primo è la finestra settembre–ottobre individuata dai modelli statistici; il secondo è rappresentato dalle quattro finestre temporali di Gann all’interno di ottobre; il terzo è costituito dalla struttura dei prezzi e dai minimi di luglio.
La coincidenza tra questi elementi non dimostrerebbe, da sola, l’esistenza di una relazione causale. Se una delle finestre temporali dovesse coincidere con una fase di esaurimento della debolezza e con una successiva reazione degli indici, si verificherebbe però una corrispondenza particolarmente interessante tra tempo e prezzo.
Sarà l’evoluzione concreta dei mercati a stabilire quanto questa convergenza di cicli, statistiche, stagionalità e livelli grafici troverà riscontro nel comportamento del 2026.
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