Voto alle donne in Italia e nel mondo: le curiosità che non ti aspetti

In che anno le donne hanno ottenuto il diritto di voto in Italia, in Europa e nel mondo? Ecco qualche curiosità sul suffragio universale femminile, alcune di queste ti sorprenderanno.

Voto alle donne in Italia e nel mondo: le curiosità che non ti aspetti

Se oggi in Italia e in nella maggior parte degli Stati del mondo le donne possono votare è merito delle battaglie femministe, ed è bene ricordarlo in occasione di ogni appuntamento elettorale.

Alla base di questa (assurda) discriminazione perpetrata per anni ed anni molteplici “ragioni”: alle donne era vietato votare perché emotivamente instabili, isteriche, troppo sentimentali o semplicemente a causa della convinzione - errata - che al genere femminile non interessasse il mondo politico e istituzionale.

In Italia le donne hanno votato per la prima volta nel 1946 (appena 74 anni fa), e se vi sembra tardi pensate che in Svizzera il suffragio femminile si è raggiunto soltanto nel 1971 e in Arabia Saudita nel 2015, e molta strada è ancora da fare.

In questo articolo qualche curiosità sul voto alle donne, con date e notizie insolite da ogni parte del globo.

Il primo Paese a concedere il voto alle donne fu la Nuova Zelanda

Il primo posto della classifica mondiale dei Paesi che hanno ammesso il voto alle donne è occupato dalla Nuova Zelanda, qui il suffragio femminile è realtà dal 19 settembre 1893. L’estensione del voto venne concessa grazie alle battaglie delle suffragette kiwi capeggiate da Kate Sheppard. A questa donna è dedicata la banconota da 10 dollari neozelandesi.

In cabina elettorale senza rossetto

Dopo aver ammesso il suffragio femminile nel 1945, i pregiudizi sul voto alle donne tra gli italiani erano ancora molti. Basti pensare che su un articolo del 2 giugno del 1946 (in occasione del referendum tra monarchia e repubblica) il Corriere della Sera invitava le donne a recarsi al seggio elettorale “senza rossetto sulle labbra”. Il motivo? Il rossetto avrebbe potuto macchiare la scheda e quindi rende il voto nullo. L’articolo poi invitava le donne ad applicare il rossetto fuori dal seggio dopo aver votato.

In Vaticano le donne non votano

Tutte le elezioni che si svolgono nella Città del Vaticano sono appannaggio esclusivo degli uomini. Nella Chiesa infatti le donne non possono accedere alle cariche istituzionali, e, nonostante l’apertura di papa Francesco, per il momento non sembra che la situazione sia destinata a cambiare. Le donne non possono diventare cardinali e quindi nemmeno votare per l’elezione del pontefice.

Svizzera, il voto alle donne solo nel 1971

La ricca e moderna Svizzera ha introdotto il suffragio femminile solamente nel 1971, notevolmente in ritardo rispetto agli altri Stati del continente europeo. Qui le suffragette hanno dovuto lottare per 100 anni prima di ottenere il diritto al voto e superare lo stereotipo della donna casalinga.

Ecudor, come votano i transgender

In Ecuador le donne votano dal 1921, anche se con regole particolari. Gli elettori devono recarsi in seggi diversi in base al sesso, gli uomini da una parte e le donne da un’altra. Ebbe eco internazionale la notizia che alle ultime elezioni il Governo ecuadoregno concesse ai transgender di scegliere in quale seggio votare. Questo per evitare possibili discriminazioni o gesti violenti.

Meno del 10% delle donne vota in Pakistan

Il Pakistan è la nazione dove si registra la maggiore disparità tra uomini e donne riguardo alla partecipazione alle elezioni. Eppure il suffragio è stato esteso alle donne nel 1947, poco dopo l’Italia. Si attesta che l’affluenza delle donne pakistane alle urne sia in media del 10% e in alcune regioni del Paese, le più povere e arretrate, difficilmente superi il 3%.

In Sri Lanka la prima donna premier

Oggi vedere una donna a capo di uno Stato è una cosa piuttosto normale, ma non è stato sempre così. Pochi sanno che la prima donna ad essere eletta premier non fu in Europa bensì in Sri Lanka: era il 20 luglio 1960 e fu Sirimavo Bandaranaike, moglie dell’ex Primo Ministro ucciso da un fantastico buddista nel 1959.
Sirimavo Bandaranaike governò il Paese dal 160 al 1965 e poi ancora dal 1970 al 1975.

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1 commento

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Cristina Ciccarelli • 31 gennaio

La motivazione è ridicola perché con le emozioni fanno guadagnare molto altro, vedi il marketing, pubblicità varie, tv, servizi , l’emotivita’ instabile è anche maschile ed i fatti lo dimostrano da decenni e decenni. In Italia poche donne si interessano alla politica in senso lato, non c’è mai stato un attivismo sociale significativo e secondo me significa che non hanno la volontà e preferiscono correre dietro al demenziale romanticismo anche in tarda età oppure all’ossessione delle carriere. Il cd classicamente inteso è un contenitore culturale zeppo di contraddizioni nella sostanza e di tabù.

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