Voto in condotta via dalla scuola: il perché spiegato da un Dirigente Scolastico

Simone Micocci

12 Maggio 2017 - 13:13

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È sbagliato dare il voto in condotta? La decisione del Dirigente Scolastico di una scuola leccese fa discutere tra i genitori.

Il voto in condotta sparisce dalla pagella e viene sostituito da un giudizio esplicativo: è successo in una scuola media di Supersano, in provincia di Lecce.

Una decisione che ha suscitato non poche polemiche da parte dei genitori, ma il Dirigente Scolastico della scuola si difende dicendo che è sbagliato assegnare un voto al comportamento, poiché gli alunni non sono numeri.

Una giustificazione che non è servita per placare gli animi dei genitori, i quali si sono lamentati con il Dirigente Scolastico anche per il mancato coinvolgimento nella decisione di cancellare il voto in condotta dalla pagella.

Primo caso in Italia senza motivazioni”, dichiarano i genitori, “una decisione presa senza tener conto delle istanze di alcuni docenti, senza informare i genitori, rifiutando di ascoltare il loro pensiero e, in contrasto, con la normativa vigente”.

In realtà anche la “normativa vigente” sembra stia riconsiderando il valore del voto in condotta nell’ambito della valutazione; infatti, nel decreto attuativo sulla Buona Scuola che riforma i criteri per la valutazione degli studenti, è stato eliminato il voto in condotta dai requisiti per l’ammissione all’esame di Terza Media.

Per decidere gli studenti meritevoli, infatti, sarà valutata la frequenza scolastica, il livello di apprendimento acquisito, e la presenza alle Prove Invalsi. Nessun altro criterio, come ad esempio il voto in condotta, saranno presi in considerazione.

Ecco perché la decisione della preside della scuola leccese di eliminare il voto in condotta dalla pagella non ci sembra così assurda come invece vogliono far credere i genitori.

Tra l’altro, le motivazioni alla base della sua scelta sono valide, poiché in linea con quello che è il nuovo orientamento del sistema scolastico italiano.

Come si calcola il voto in condotta?

Prima di vedere quali sono le motivazioni indicate dal Dirigente scolastico, approfondiamo i criteri per il calcolo del voto in condotta.

Il voto in condotta è il giudizio finale, espressione collegiale del Consiglio di Classe, sul comportamente tenuto dagli studenti nel corso dell’anno scolastico. Questo viene assegnato sulla base di alcuni criteri di valutazione specifici, quali:

  • comportamento: atteggiamento dello studente, sia in classe che a scuola;
  • frequenza: il voto in condotta è calcolato tenendo in considerazione il numero di assenze fatte durante l’anno, ma anche le uscite e le entrate anticipate e posticipate;
  • impegno: puntualità nello svolgimento dei compiti e assenze nei giorni delle verifiche e delle interrogazioni sono due criteri che rientrano nel calcolo del voto sul comportamento.

È il MIUR, con le linee guida pubblicate nel 2009 a determinare i parametri per il calcolo del voto in condotta.

Tuttavia, la scuola leccese avendo avviato ad un percorso di Sperimentazione, Ricerca e Sviluppo è legittimata nell’assegnare un giudizio esplicativo sul comportamento al posto del tradizionale voto in condotta.

Via il voto in condotta dalla scuola: le motivazioni della Dirigente Scolastica

La Dirigente Scolastica si è difesa dalle accuse dei genitori specificando che in realtà il voto in condotta non è stato eliminato dalla pagella, ma solo sostituito.

Al posto della classica votazione in decimali, infatti, trova posto un giudizio esplicativo elaborato sulla base dei livelli di competenza indicati sulla base dell’articolazione del Curricolo Socio Affettivo prevista dal Quadro europeo delle Competenze.

Insomma, il tutto è avvenuto nel pieno rispetto normativo, perché grazie a questa rubrica i genitori possono collegare il livello attribuito al loro figlio al voto numerico.

Assegnare un voto, però, avrebbe significato dare un numero ad un alunno, in contrasto con quello che è il vero funzionamento del sistema di valutazione.

Come specificato dal Dirigente Scolastico, infatti, la valutazione è la sintesi di un processo che non si può riassumere in un numero. “Per questo ai decimali preferiamo un giudizio”, ha concluso la preside.

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