Voluntary Disclosure: possibile la riapertura dei termini

Anna Maria D’Andrea

15 Settembre 2016 - 12:30

Il Ministro Padoan ha aperto all’ipotesi di riapertura della Voluntary discolsure. Ma cos’è la Voluntary Disclosure e quali sono gli incentivi all’autodenuncia degli evasori e alla riconciliazione con il Fisco?

Voluntary Disclosure: possibile la riapertura dei termini

In questi giorni si è tornati ampiamente a parlare di Voluntary Disclosure.
Nel suo termine specifico, probabilmente, non è una materia di conoscenza comune.
Cos’è e perché è adottato come strumento per contrastare l’evasione fiscale?

In breve, la Voluntary Disclosure è un istituto di autodenuncia: il contribuente che, senza comunicazione al fisco, avesse trasferito i propri capitali all’estero, potrebbe regolarizzare autonomamente la propria posizione fiscale, avviando quindi una procedura di riconciliazione con lo Stato.

Con la Voluntary Disclosure, il contribuente che dovesse decidere di collaborare con il fisco, per regolarizzare la propria posizione e contribuire al calo dell’evasione fiscale, potrà avviare una procedura di rimpatrio degli utili con uno «sconto» su sanzioni penali e ammende fiscali.

Voluntary disclosure: riapertura anche per il 2016-2017?

In questi giorni se ne torna ampiamente a parlare, perché il Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha affermato che la procedura potrebbe essere riaperta anche nel 2017 per contrastare l’evasione fiscale.
Inoltre, non soltanto per i capitali detenuti illegalmente all’estero. Si parla anche di Voluntary Disclosure domestica: le stime parlano di circa 1,5/2 miliardi di non dichiarato e quindi di evasione «in casa», cifra sulla quale potrebbero quindi aprirsi misure di riconciliazione e di compliance per agevolare l’adempimento spontaneo.

Per le finanze italiane, la Voluntary Disclosure è un argomento delicato ma altresì di fondamentale importanza: la procedura di riconciliazione tra il contribuente e lo Stato ha permesso, fino ad oggi, il rimpatrio di circa 4 miliardi di euro, con benefici importanti per l’Erario e per i contribuenti.

Perché il contribuente dovrebbe quindi optare per l’istituto di compliance, autodenunciarsi, e scegliere di aderire alla Voluntary Disclosure per contrastare l’evasione fiscale?

Voluntary disclosure: gli incentivi al rimpatrio degli utili

La Voluntary Disclosure prevede alcune misure come incentivo alla procedura di riconciliazione e all’autodenuncia.
La legge prevede che, nel caso di capitali detenuti all’estero senza autorizzazione del fisco, il contribuente venga punito da sanzioni penali di riciclaggio ed autoriciclaggio.
La Voluntary Disclosure punta ad incentivare il contribuente alla riconciliazione con il fisco italiano escludendo l’applicazione delle sanzioni penali e, in più, dei reati fiscali.

Il contribuente che, quindi, dovesse decidere di aderire alla Voluntary Disclosure, sarebbe soggetto ad trattamento privilegiato per la regolarizzazione della propria situazione con il fisco.

Voluntary Disclosure: le condizioni per la riconciliazione

La Voluntary Disclosure prevede che al contribuente evasore spetterebbe il pagamento integrale di tutte le imposte e gli interessi in un’unica soluzione o in tre rate mensili, ma con la riduzione delle sanzioni amministrative, l’eliminazione dei reati fiscali e quelli penali connessi all’inadempimento fiscale - riciclaggio e autoriciclaggio.

Il punto critico della Voluntary Disclosure è che, a differenza dei precedenti scudi fiscali, non è permesso l’anonimato.

Si tratta di un’autodenuncia e questo non è un elemento di poco conto, calcolando che alcuni dei capitali detenuti all’estero potrebbero essere stati trasferiti perché provenienti da mercati illegali.
Inoltre, un ulteriore punto critico è che, nel caso di capitali ottenuti con operazioni di riciclaggio di denaro sporco, la procedura di Voluntary Disclosure finirebbe col ripulire proventi illegali e immetterli nell’economia reale.

Non si tratta certo di un argomento delicato; la posizione del Ministro dell’Economia Padoan sembra, però, tutta a vantaggio delle casse dello Stato. Il rimpatrio degli utili sarebbe un grosso vantaggio per le finanze pubbliche, nonostante tutte le ambiguità e le criticità dell’operazione.

Per questo, sembra verosimile ipotizzare che le affermazioni del Ministro vedranno un seguito, probabilmente anche prima del varo della Legge di Bilancio 2017.