Quanto costa vivere a Milano? Il conto tra spese e stipendi

Emanuele Di Baldo

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Spese quotidiane alle stelle, affitti impossibili e salari al palo: vivere a Milano è diventato insostenibile per una larga fetta della popolazione

Quanto costa vivere a Milano? Il conto tra spese e stipendi

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A Milano è sempre più comune vedere appeso il cartello “Affitto” su porte e finestre degli edifici. E no, non è perché vivere in città sia diventato più semplice. Le case in locazione sono aumentate (lo certifica idealista) e nel 2026 i canoni hanno tirato il freno, ma restano comunque i più alti d’Italia. C’è chi parla di bolla degli affitti, con prezzi più speculativi che competitivi, e chi invece punta il dito contro precarietà del lavoro e stipendi troppo bassi. Le due cose, a ben vedere, vanno a braccetto.

Milano è tra le città più costose d’Europa, e fin qui nulla di nuovo. Il guaio è che nel 2026 ci si è messa anche l’inflazione. A febbraio, proprio nel mese delle Olimpiadi invernali, il capoluogo lombardo si è preso la maglia nera di città più cara d’Italia nella classifica dell’Unione Nazionale Consumatori (su dati Istat): prezzi su del 3,9%, quasi il triplo della media nazionale, e 1.197 euro in più all’anno per una famiglia media. Nel resto del Paese il rincaro si fermava a 376 euro.

Anche l’Istat, del resto, colloca la Lombardia ben sopra la media: nel 2025 una famiglia lombarda (non solo milanese, quindi) ha speso 3.066 euro al mese, contro i 2.782 della media nazionale.

Poi ci sono studenti, single e precari, per i quali il discorso si complica parecchio. Chi vive da solo l’affitto non lo divide con nessuno, chi ha entrate ballerine se lo vede mangiare una fetta sempre più grossa dello stipendio. E allora si scappa: fuori dal centro, lontano da ufficio e università, verso periferia e hinterland. Peccato che il gioco valga sempre meno la candela. Secondo idealista tra città e provincia ballano ormai 0,9 euro al metro quadro, e Baggio (il quartiere più economico di Milano) costa meno di 7 comuni dell’hinterland su 13, Sesto San Giovanni, Segrate e Pioltello compresi. Senza contare gli spostamenti quotidiani, che si pagano in soldi e in tempo.

Vivere a Milano è (im)possibile? Rapporto stipendio/spese

A Milano il rapporto tra stipendio e spese non è bilanciato. Al primo posto, senza sorprese, c’è il costo dell’abitazione. Il prezzo per una casa a Milano è salito per anni, fino alla frenata del 2026. Oggi si parla di “bolla degli affitti”, cioè della speculazione dei proprietari degli immobili che alzano il prezzo all’aumentare della domanda. Il problema è dato dalle condizioni abitative che non rispecchiano il rapporto qualità/prezzo, ma un cieco rialzo.

Ma quanto serve, numeri alla mano, per vivere a Milano da soli, in coppia o con un figlio? Abbiamo provato a fare due conti su sei voci di spesa. Una simulazione, sia chiaro, non una media ufficiale: dentro ci sono i canoni di idealista, le tariffe di Arera e ATM e le spese medie dell’Istat.

Partiamo dalla casa: 22,4 euro al metro quadro (la media cittadina) su un monolocale da 40 m² per il single, un bilocale da 60 per la coppia e un trilocale da 85 per la famiglia. Metrature di comodo, ovviamente. Per le bollette abbiamo preso il cliente tipo: 2.000 kWh di luce al prezzo Arera di ottobre per i clienti vulnerabili in tutela (43,43 centesimi al kWh, applicato a tutto l’anno anche se vale solo fino a dicembre) e 1.100 metri cubi di gas, che secondo l’Unione Nazionale Consumatori costano 1.782 euro l’anno. Fanno circa 221 euro al mese, ma chi sta sul mercato libero può spendere parecchio di più o di meno. Per la spesa alimentare si parte dai 526 euro mensili che l’Istat attribuisce alle famiglie del Nord-ovest, per ristoranti e tempo libero dai 269 euro della media italiana, per telefono e internet da 71 euro. Chiude l’abbonamento ATM da 39 euro a testa (i figli sotto i 14 anni viaggiano gratis).

I valori medi Istat li abbiamo assegnati alla coppia e poi ricalcolati per il single e per la famiglia con i coefficienti che l’Istituto usa per confrontare nuclei di dimensioni diverse (la cosiddetta scala Carbonaro: 0,60 per una persona, 1,33 per tre). Tradotto: per queste voci si tratta di stime, non di spese rilevate. Il risultato è questo:

Voce di spesa mensileSingleCoppiaFamiglia con un figlio
Affitto (media città) 896 euro 1.344 euro 1.904 euro
Luce e gas 133 euro 221 euro 294 euro
Spesa alimentare 316 euro 526 euro 700 euro
Trasporti 39 euro 78 euro 78 euro
Ristorazione e tempo libero 161 euro 269 euro 358 euro
Telefono e internet 42 euro 71 euro 94 euro
Totale 1.587 euro 2.509 euro 3.428 euro
Totale con casa a Baggio 1.267 euro 2.029 euro 2.748 euro
Totale con casa in Centro Storico 2.011 euro 3.145 euro 4.329 euro

E il conto non è nemmeno completo. Mancano condominio, salute (113 euro al mese per la famiglia media italiana, dice l’Istat), vestiti (105 euro), auto, assicurazioni e scuola. Insomma, la cifra vera è più alta.

Stipendio per vivere a Milano: quanto serve davvero

Arriviamo al punto dolente. Secondo il Geography Index 2026 dell’Osservatorio JobPricing, Milano è la provincia italiana dove si guadagna di più: 40.055 euro lordi l’anno di retribuzione globale media, che però tiene dentro di tutto (tredicesima, quattordicesima, premi, benefit). Ed è pur sempre una media, che dice poco di chi ha appena iniziato a lavorare o vive di contratti a termine. Non solo: tra il 2015 e il 2025 gli stipendi milanesi hanno perso 9,9 punti di potere d’acquisto. Nel resto del Paese, poi, gli stipendi medi in Italia sono ancora più bassi.

Quanto bisogna guadagnare, allora? Nel mondo degli affitti gira una regola non scritta: il canone non dovrebbe superare il 30% del reddito netto. Non è legge e non considera debiti o risparmi, ma rende l’idea. Con un affitto in linea con la media cittadina servono circa 2.990 euro netti al mese al single, circa 4.480 alla coppia e circa 6.350 alla famiglia.

Per chi vive da solo fanno quasi 36.000 euro netti l’anno. Attenzione, però: i 40mila euro di JobPricing sono lordi e, tolte tasse e contributi, in busta paga arriva parecchio meno. Con uno stipendio nella media, quindi, restare sotto quel 30% è un’impresa. A meno di traslocare a Baggio, dove per lo stesso monolocale bastano circa 1.920 euro netti.

Vivere a Milano: affitti alle stelle, quartiere per quartiere

La casa, come detto, è la voce che pesa di più. Nel terzo trimestre 2026 per affittare a Milano servivano in media 22,4 euro al metro quadro: +0,9% sul trimestre, -0,5% sull’anno. Una frenata vera e non un effetto ottico, visto che idealista, quando a luglio ha cambiato metodo escludendo gli affitti turistici, ha ricalcolato l’intera serie storica. Per l’Ufficio Studi del portale è l’offerta in crescita a fare il suo effetto, e il mercato potrebbe aver toccato il tetto.

Una situazione insostenibile per molti, ma soprattutto non accessibile per tutti. Perché tra un quartiere e l’altro c’è un abisso. Il centro sale piano, le periferie vanno in ordine sparso: San Siro-Trenno (+4,3% in tre mesi), Certosa (+3,4%) e Comasina-Bicocca (+2,8%) corrono, Baggio (-5,8%) e Forlanini (-1,6%) arretrano. Ecco quanto costa una casa, mese per mese, nelle diverse zone (spese condominiali escluse):

ZonaEuro/m²40 m²60 m²85 m²
Centro Storico 33 1.320 euro 1.980 euro 2.805 euro
Garibaldi-Porta Venezia 25,2 1.008 euro 1.512 euro 2.142 euro
Navigli-Bocconi 23,6 944 euro 1.416 euro 2.006 euro
Media città 22,4 896 euro 1.344 euro 1.904 euro
Baggio 14,4 576 euro 864 euro 1.224 euro
Pioltello (hinterland) 16,9 676 euro 1.014 euro 1.437 euro
Legnano (hinterland) 12 480 euro 720 euro 1.020 euro

Per un monolocale da 30 metri quadri si va dai 432 euro di Baggio ai 990 del Centro Storico (672 di media). Anche per gli studenti in affitti transitori il costo è aumentato tanto da spingerli verso le periferie, più accessibili da un punto di vista economico, meno da quello dei trasporti. Fuori città, intanto, Pioltello ha scavalcato Segrate ed è diventato il comune più caro dell’hinterland (16,9 euro/m², suo record), mentre per spendere meno bisogna guardare a Legnano, Cologno Monzese (12,6 euro/m²) e Rho (12,9 euro/m²).

E chi in affitto ci sta già da tempo? Paga molto meno. Secondo l’Istat, nel 2025 le famiglie in affitto nelle grandi città hanno versato in media 480 euro al mese. Certo, sono canoni effettivi che comprendono anche contratti firmati anni fa, non prezzi da annuncio, ma il salto per chi cerca casa oggi è evidente.

Vivere a Milano o a Roma? Ecco dove costa di più

E Roma? Il confronto con la Capitale ridimensiona un po’ il primato milanese:

VoceMilanoRoma
Affitto medio richiesto (III trim. 2026) 22,4 euro/m² 19,2 euro/m²
Variazione annua dei canoni -0,5% +6,9%
Zona più cara Centro Storico, 33 euro/m² Centro, 28,3 euro/m²
Zona più economica Baggio, 14,4 euro/m² Roma est-Autostrade, 12,2 euro/m²
Bilocale 60 m² a canone medio 1.344 euro 1.152 euro
Abbonamento mensile ordinario 39 euro 35 euro
Biglietto singolo 2,20 euro (90 minuti) 1,50 euro (100 minuti)
Spesa media famiglia nella regione (Istat 2025) 3.066 euro (Lombardia) 2.980 euro (Lazio)
RGA media provinciale (JobPricing 2026) 40.055 euro (1° posto) 36.130 euro (4° posto)

Numeri alla mano, una coppia in un bilocale medio a Roma risparmia circa 200 euro al mese (192 di affitto, 8 di abbonamento). Ma a Roma si guadagna anche meno, circa 3.900 euro lordi l’anno in meno di RGA media. E il vento sta cambiando: mentre Milano frena, nella Capitale i canoni sono saliti del 6,9% in un anno, con sette quartieri ai massimi storici (Parioli-Flaminio a 23,9 euro/m², Trieste-Salario a 21,8). Colpa, secondo idealista, di un’offerta che non regge il passo della domanda, tanto che i rincari sono arrivati anche in periferia.

Sui mezzi, almeno, i milanesi possono stare tranquilli: il Comune ha promesso tariffe ATM ferme fino a fine mandato, nel 2027. E sotto i 27 anni il mensile costa 22 euro.

Vivere a Milano: lo specchio dell’inflazione

Ci sono città dove vivere costa di più e Milano è una di queste. Nel capoluogo lombardo sono in corso due dinamiche: l’inflazione che erode il potere d’acquisto e i salari bassi rispetto al costo della casa.

Quest’anno il colpo più duro l’ha dato l’energia. Da ottobre il prezzo di riferimento Arera della luce per i clienti vulnerabili in tutela è salito del 37,3% in un trimestre (43,43 centesimi al kWh), mentre a settembre il gas aveva messo a segno un +12,7% in un solo mese, un livello mai visto secondo l’Unione Nazionale Consumatori. E in tutta Italia, del resto, si spende di più per comprare meno: tra il 2018 e il 2025, calcola l’Istat, la spesa media mensile delle famiglie è salita del 14%, ma al netto dell’inflazione è scesa del 5,9%.

Si cercano soluzioni per sgonfiare la bolla milanese, ma sono tutte soluzioni lontane dall’aumento degli stipendi o dal taglio del cuneo fiscale. C’è chi infatti propone le “microcellule”, cioè case sempre più piccole con solo la camera da letto e spazi condivisi per bagno e cucina. La direzione è quella di Tokyo e New York, due condizioni che funzionano bene su carta (in stato di emergenza), meno dal punto di vista del benessere psicologico.

E la famosa bolla? Per l’UBS Global Real Estate Bubble Index 2026 Milano sta nella fascia di rischio moderato (punteggio 0,50), in compagnia di Amsterdam, Madrid e Francoforte. Ma l’indice guarda ai prezzi di vendita, non agli affitti. Il vero problema dei milanesi è un altro: canoni che pesano su stipendi cresciuti meno dei prezzi.

Intervenire sul tema “casa” è fondamentale, ma non va trascurato neanche quello degli stipendi bassi e non adeguati al costo della vita.

Articolo revisionato da Emanuele Di Baldo il

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