In molti casi la dichiarazione Iva deve essere accompagnata dal visto di conformità, ma di cosa si tratta, in quali casi è obbligatorio e chi lo rilascia? Ecco tutto ciò che c’è da sapere.
Entro il 30 aprile 2026 deve essere presentata la dichiarazione Iva 2026, in alcuni casi è necessario apporre anche il visto di conformità, ma di cosa si tratta e in quali casi è necessario provvedere all’adempimento?
I titolari di partita Iva, esclusi coloro che hanno optato per il regime forfettario, entro il 30 aprile devono presentare la dichiarazione Iva 2026. La stessa deve essere presentata entro il 28 febbraio, posticipato al 2 marzo perché il 28 febbraio è sabato, nel caso in cui si decida di inviare contestualmente anche le Liquidazioni periodiche dell’ultimo trimestre 2025. In alcuni casi i titolari di partita Iva devono compilare anche il quadro relativo ai dati del visto di conformità.
Ecco chi deve provvedere al visto di conformità sulla dichiarazione Iva 2026, chi lo rilascia e cos’è.
Visto di conformità dichiarazione IVA: quando è obbligatorio?
Il visto di conformità sulla dichiarazione Iva è necessario in caso di compensazione fiscale. Nel caso in cui il credito Iva non sia superiore a 5.000 euro, non è necessario il visto di conformità. É necessario il visto di conformità anche nel caso in cui il credito non sia usato in compensazione, ma chiesto sotto forma di rimborso fiscale. In questo caso però il limite sale a 30.000 euro.
Il limite di 5.000 per la compensazione fiscale senza visto di conformità viene innalzato in presenza di determinate condizioni. In particolare, due sono i casi principali di esonero dal visto di conformità, il primo riguarda i contribuenti che hanno un elevato punteggio ISA. Il secondo riguarda i contribuenti che hanno aderito al concordato preventivo biennale.
Sono esonerati dall’apposizione del visto di conformità i titolari di partita Iva che hanno un punteggio ISA elevato. In particolare ai sensi dell’art. 9-bis, comma 11, lett. a) e b), del D.L. n. 50 del 2017, nel caso di punteggio ISA pari o superiore a 9, i contribuenti sono esonerati dall’apporre il visto di conformità per compensazione di crediti fino a 70.000 euro. Lo stesso limite viene applicato anche nel caso in cui si richieda il rimborso del credito Iva.
Per i contribuenti che hanno maturato un punteggio ISA inferiore a 9, ma superiore a 8, il limite scende a 50.000 euro, quindi, se la compensazione fiscale ha un valore non superiore a 50.000 euro si può non apporre il visto di conformità sulla dichiarazione Iva 2026.
La stessa soglia di 70.000 euro per la compensazione o il rimborso Iva viene applicata per i contribuenti titolari di partita Iva che hanno aderito al concordato preventivo biennale.
Cos’è il visto di conformità?
Il visto di conformità è stato introdotto dal decreto legislativo 241 del 1997. Si tratta di un’attestazione rilasciata da un professionista abilitato (come un commercialista o un revisore legale) che certifica la correttezza formale dei dati dichiarati dall’impresa all’Agenzia delle Entrate.
Serve a verificare l’assenza di errori materiali o di calcolo, riducendo il rischio di contestazioni fiscali e garantendo una maggiore trasparenza nel rapporto tra contribuente e amministrazione finanziaria.
Il revisore deve valutare:
- corretta tenuta delle sritture contabili;
- corrispondenza tra i dati rilevabili dalle scritture contabili e la documentazione relativa a tale scritture;
- corrispondenza tra i dati esposti nella dichiarazione e le risultanze delle scritture contabili;
- correttezza formale delle dichiarazioni presentate.
L’infedele rilascio del visto di conformità comporta una sanzione amministrativa da 250 euro a 2.582 euro. In caso di ripetute violazioni vi è la sospensione della facoltà di rilascio del visto di conformità. Infine, in caso di ripetute violazioni successive alla sospensione, vi è l’inibizione definitiva.
La dichiarazione Iva non è l’unico caso in cui può essere richiesta l’apposizione del visto di conformità, infatti, può essere necessario anche in caso di dichiarazione dei redditi o Irap, condizione necessaria per l’obbligatorietà è l’esistenza di un credito fiscale da usare in compensazione o da richiedere come rimborso.
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