Il virus Nipah può generare una nuova pandemia peggiore del Covid

Chiara Esposito

7 Settembre 2021 - 23:40

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In India si cerca di contenere un virus ancor più pericoloso di quello del coronavirus. La morte di un bambino è il primo segnale di allarme.

Il virus Nipah può generare una nuova pandemia peggiore del Covid

Ne stiamo uscendo ma i rischi sono dietro l’angolo: in India si sta lottando per contenere un virus più letale del Covid-19, il Nipah.

La notizia è stata diffusa ai media occidentali dal New York Post che racconta la vicenda della morte di un bambino di appena 12 anni a seguito di un’infezione rara ma particolarmente pericolosa.

Il clima indiano di fatto sembra essere piuttosto fertile per l’incubazione di un nuovo patogeno e si sta cercando di ricostruire la linea del contagio per intervenire tempestivamente.

Si corre quindi ai ripari per evitare una pandemia globale anche se, come dicono da tempo gli esperti, il rischio d’incremento di fenomeni come questo è da considerarsi reale a prescindere dai casi specifici.

Virus Nipah: il caso del 12enne indiano

Il nome della giovanissima vittima di questo preoccupante virus non è stato al momento rivelato e a seguito della sua morte, avvenuta il 5 settembre, si è scelto di procedere subito con la cremazione del corpo.

Il decesso, avvenuto in un ospedale del Kerala, ha destato notevoli preoccupazioni e ha attivato una mobilitazione considerevole nonostante questo stato meridionale dell’India sia già sotto stress a causa del duro colpo che il Covid-19 sta infliggendo da mesi all’intero paese asiatico.

I funzionari che gestiscono il caso hanno ricostruito i movimenti del ragazzo, visitato da vari medici in due diversi ospedali prima della morte. La criticità di questo dato è quindi il contatto che potenzialmente il 12enne potrebbe aver avuto con centinaia di persone.

Virus Nipah: i primi test

NDTV ha parlato di un massimo di 11 persone che mostravano potenziali sintomi, ma fortunatamente per ora nessun positivo è stato riscontrato, neppure un membro della sua famiglia. I più di 100 possibili contatti sono già stati costretti all’isolamento e 48 sono monitorati in un ospedale del Kerala.

Il ministro della salute statale, Veena George, ha espresso sollievo per questo dato ma non è tempo di abbassare la guardia.

Il contagio, infatti, può rimanere dormiente nei malati e i pazienti possono così morire mesi e persino anni dopo l’esposizione; o almeno questo è ciò che per ora si sa.

La preoccupazione più grande legata al virus Nipah, o NiV che dir si voglia, è proprio il tasso di mortalità che nel tempo ha dimostrato in vari focolai sparsi per il paese. Il tasso viene stimato tra il 40% e il 75% secondo i report dell’Organizzazione mondiale della sanità e ciò lo rende più mortale del coronavirus.

L’unica news scientifica è che i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) stanno continuando a studiare il virus e sono in corso test dai campioni di sangue prelevati da una capra infetta.

I precedenti di questo virus

L’origine del virus non è recente come si potrebbe immaginare in quanto il virus Nipah è stato scoperto per la prima volta in Malesia e Singapore nel 1999.

All’epoca ci fu un’epidemia di quasi 300 casi umani, con oltre 100 morti. I documenti che abbiamo, inoltre, attestano che più di 1 milione di maiali sono stati uccisi per aiutare a controllare l’epidemia, un evento che ha ovviamente causato un impatto economico non indifferente per le popolazioni già colpite dal virus.

Virus Nipah: i sintomi osservati sin ora

La problematica maggiore, allora come oggi, risulta essere la sua complicata individuazione nonostante alcuni sintomi chiave siano simili a quelli del Covid-19. Tra di essi ci sono quindi febbre, tosse, mal di gola e difficoltà respiratorie.

Altre indicazioni collegate all’infezioni sono possibili encefalite o gonfiore del cervello, ma anche convulsioni persistenti.

Il virus Nipah può generare una nuova pandemia?

Quel che davvero pone gli esperti dei CDC in allarme è l’evidenza scientifica che questo virus sia in grado di diffondersi da persona a persona e lo faccia con la modalità dei focolai che ben conosciamo.

A tracciare una linea di congiunzione tra questo virus e il Covid-19 è quindi la facilità di contagio delle linee dirette interpersonali che, come già accaduto, non tardano ad estendersi su larga scala fino ad arrivare ai livelli di una pandemia globale.

Allo stato attuale per altro non esiste un vaccino o un trattamento mirato all’assistenza. Possiamo soltanto sperare in un tempestivo e regolare aggiornamento sulla vicenda e in un’opera di contenimento più mirata anche grazie alle lezioni di vita che proprio il coronavirus ha dato al mondo nell’ultimo anno e mezzo.

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# Virus

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