Vietato licenziare un dipendente perché gay o trans: passo storico per la Corte Suprema USA

Nuovo traguardo per i diritti civili: nessuno può essere licenziato in quanto gay o transgender: l’omofobia è grave quanto le discriminazioni razziali e di genere. Cosa ha deciso la Corte Suprema americana.

Vietato licenziare un dipendente perché gay o trans: passo storico per la Corte Suprema USA

Nel mese del gay pride, arriva una decisione storica e di impatto internazionale: d’ora in avanti negli Stati Uniti è vietato licenziare un dipendente per il solo fatto di essere omosessuale, bisessuale o transgender.

I giudici della Corte americana hanno stabilito che ogni Stato federale dovrà garantire l’uguaglianza sul lavoro e proteggere dalle discriminazioni i soggetti più a rischio: minoranze etniche, donne, gay e trans.

Grande traguardo per la comunità LGBT americana e di tutto il mondo. Il prossimo passo è estendere tali tutele anche in altri Paesi, soprattutto dove si fa fatica ad imporre una legge ad hoc che tuteli i diritti degli omosessuali, come in Italia.

A festeggiare la notizia moltissimi esponenti della politica internazionale, star di Hollywood e della musica; anche Joe Biden, candidato democratico per le presidenziali 2020 ed il Ceo di Apple Tim Cook.

Cosa ha stabilito la sentenza della Corte americana per gay e trans

«Un datore di lavoro che licenzia un individuo per il fatto di essere omosessuale o transgender licenzia quella persona per caratteristiche o azioni che non avrebbe messo in discussione nei membri di un sesso diverso. Il sesso svolge un ruolo necessario e indiscutibile nella decisione, esattamente ciò che il Titolo VII vieta.»

Così si legge tra le motivazioni della sentenza della Corte Suprema.

Qui si afferma che il titolo VII del Civil Rights Act del 1964 si estende non solo alle discriminazioni basate su sesso, razza e religione ma anche sull’orientamento sessuale: quindi l’essere omosessuale o transgender non può essere motivo di licenziamento.

La decisione è stata presa a maggioranza dei componenti (6 contro 3) nonostante la presenza di un giudice conservatore ed è la prima dopo 2 anni di stop; l’ultima sentenza sui diritti della comunità LGBT risale al 2018.

Nello specifico la Corte Suprema ha stabilito che laddove la legge contro la discriminazione prevede il termine “sesso” a questo debba essere dato un significato “estensivo”, che includa sia le discriminazione tra uomo e donna sia quelle attinenti alle preferenze sessuali, in ambito lavorativo e altrove.

L’amministrazione Trump

La posizione della Corte Suprema - già di per sé rilevante - diventa ancor più significativa se si considera che il Presidente Donald Trump ha formalmente cancellato i passi in avanti fatti da Obama nella tutela dei diritti di gay e trans, soprattutto in ambito sanitario.

Infatti ha formalmente eliminato il provvedimento che imponeva l’obbligo per le strutture ospedaliere di procedere alla transizione di genere su richiesta del paziente, senza possibilità di rifiuto, a meno che la struttura sanitaria non fosse attrezzata. Legge che secondo l’amministrazione Trump “È un attacco alla salute e al benessere di molti”.

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