Via della Seta, cosa è andato storto tra Italia e Cina?

Livio Spadaro

07/12/2023

L’adesione alla Via della Seta avrebbe dovuto portare ad una correzione del deficit commerciale con la Cina. Ma non è andato proprio così.

Via della Seta, cosa è andato storto tra Italia e Cina?

Il recente annuncio del Governo italiano di formalizzare l’uscita dal progetto della Via della Seta, un’iniziativa globale promossa dalla Cina per potenziare le infrastrutture e il commercio internazionale, ha destato notevole attenzione e suscitato interrogativi sulla dinamica geopolitica in atto.

L’Italia, un tempo l’unico Paese del G7 ad aver firmato il memorandum nel 2019 per partecipare all’iniziativa cinese, ora sembra abbandonare il progetto prima della sua naturale scadenza nel marzo del 2024.

Il memorandum sottoscritto sotto il governo di Conte aveva dato il via a una fase di cooperazione più stretta tra l’Italia e la Cina, proponendo un coinvolgimento significativo nell’ambizioso progetto di sviluppo globale della Via della Seta. Tuttavia, con il recente annuncio di uscita, emergono domande cruciali sulle motivazioni dietro questa decisione.

Uno degli aspetti centrali della critica nei confronti dell’iniziativa cinese riguarda l’uso della Via della Seta come un mezzo per la Cina di prestare ingenti somme di denaro ai Paesi partecipanti, creando così una dipendenza finanziaria che potrebbe portare al default. In particolare, le preoccupazioni per il debito hanno guadagnato terreno, alimentate dalla percezione che la Cina possa utilizzare la sua posizione finanziaria per esercitare una forma di potere economico e politico sui Paesi coinvolti nel progetto.

Il progetto, lanciato nel 2013, ha assorbito circa un trilione di dollari nel corso degli anni, con l’obiettivo di estendere l’influenza cinese in regioni chiave come l’Africa, l’Asia e l’Europa dell’Est. Tuttavia, l’evoluzione del contesto internazionale e le crescenti tensioni tra le potenze globali potrebbero aver contribuito a una riconsiderazione da parte dell’Italia.

In particolare, le relazioni tra Stati Uniti e Cina sono state caratterizzate da crescenti tensioni su vari fronti, tra cui il commercio, la tecnologia e la sicurezza nazionale. È plausibile che l’Italia abbia deciso di abbandonare la Via della Seta anche alla luce di queste tensioni geopolitiche. Il Ministro Tajani ha chiarito che il mancato rinnovo della partecipazione al progetto è dovuto al fatto che non sono stati raggiunti gli effetti desiderati.

Un elemento chiave che richiede ulteriori approfondimenti è la natura degli obiettivi che il Governo italiano aveva originariamente in mente nel 2019. Esaminando il deficit commerciale tra Italia e Cina, emerge la necessità di comprendere quali fossero le aspettative e le speranze legate all’adesione all’iniziativa della Via della Seta.

Il deficit commerciale, che indica la differenza tra le esportazioni e le importazioni di beni e servizi, è stato un argomento di dibattito tra economisti e analisti. È possibile che il Governo italiano avesse sperato che l’adesione alla Via della Seta avrebbe portato a una correzione del deficit commerciale, favorendo un aumento delle esportazioni italiane verso la Cina.

Tuttavia, i risultati effettivi sembrano non aver soddisfatto queste aspettative, spingendo il governo a ritirarsi dall’iniziativa. Le ragioni dietro il mancato successo potrebbero essere molteplici, dalla concorrenza con altri Paesi partecipanti al progetto fino alle sfide strutturali interne che l’Italia deve affrontare nel campo del commercio internazionale.

È fondamentale notare che l’uscita dall’iniziativa della Via della Seta non implica necessariamente la fine di tutte le relazioni economiche tra Italia e Cina. Gli scambi commerciali e le partnership possono ancora esistere, ma la decisione di ritirarsi dall’iniziativa rappresenta un chiaro segnale di cambiamento nella strategia diplomatica ed economica italiana.

Il futuro delle relazioni economiche tra Italia e Cina sarà ora oggetto di attenta osservazione mentre il Bel Paese cerca di definire una nuova direzione nella sua politica estera ed economica.