Varta ha dichiarato bancarotta, la fine di un marchio storico spiegata

Alessandro Nuzzo

25 Luglio 2026 - 11:27

La storia azienda tedesca produttrice di batterie ha presentato quattro istanze di fallimento al Tribunale di Stoccarda.

Varta ha dichiarato bancarotta, la fine di un marchio storico spiegata

Varta, storica azienda tedesca produttrice di batterie e marchio noto in tutto il mondo, ha oltrepassato la soglia che cercava di evitare da mesi. Venerdì 24 luglio la società ha presentato quattro istanze di fallimento presso il Tribunale di Stoccarda nell’ambito di una procedura di amministrazione controllata. Oltre 3.260 posti di lavoro sono a rischio e il gruppo potrebbe andare incontro a una scissione definitiva.

La storia di Varta affonda le proprie radici nel 1887, quando l’imprenditore Adolf Müller fondò una piccola fabbrica di batterie chiamata Büsche & Müller nella città di Hagen. Poco dopo, i colossi AEG e Siemens investirono nell’azienda, che si trasformò in Accumulatorenfabrik AG (AFA), la società da cui sarebbe poi nata l’attuale Varta. Nei decenni successivi il marchio divenne sinonimo di affidabilità, fornendo batterie per le prime auto elettriche in Germania. In seguito l’azienda iniziò a produrre accumulatori per l’illuminazione del settore automobilistico, per poi espandersi nelle batterie destinate a torce elettriche, radio ed elettronica di consumo. Negli anni Venti, con il boom della radio, la società contava già migliaia di dipendenti e produceva circa 120 milioni di batterie all’anno.

Perché è arrivata la bancarotta

Proprio questa storia così lunga e apparentemente inattaccabile rende la crisi odierna ancora più significativa delle difficoltà che l’industria tedesca sta affrontando. I creditori, guidati da Deutsche Bank insieme agli investitori finanziari RBC BlueBay, Blantyre e Whitebox, hanno infatti rifiutato di concedere ulteriori finanziamenti dopo che un’analisi indipendente, realizzata da una società di consulenza, aveva stabilito che Varta necessitava nel breve termine di un’iniezione di liquidità pari a decine di milioni di euro. Nonostante settimane di trattative, nessuna delle parti coinvolte ha assunto l’impegno di mettere a disposizione nuove risorse finanziarie.

Va ricordato, però, che non è la prima volta che Varta attraversa una crisi di questo tipo. Già nel 2024 l’azienda aveva avviato un’importante ristrutturazione per evitare il fallimento. In quell’occasione gli azionisti avevano praticamente azzerato le proprie quote, mentre i creditori avevano rinunciato a circa la metà dei loro crediti. Nell’aprile dello scorso anno il management aveva definito l’operazione un successo, sostenendo che l’azienda fosse tornata sulla strada giusta. I fatti, però, hanno raccontato una realtà ben diversa.

Un duro colpo è arrivato anche dalla perdita di uno dei clienti più importanti: Apple. Il colosso di Cupertino, che acquistava da Varta le batterie a bottone ricaricabili destinate agli AirPods, ha infatti deciso di interrompere gli ordini. Di conseguenza lo stabilimento di Nördlingen sarà chiuso, con la perdita di circa 350 posti di lavoro. Varta continuerà a produrre queste batterie per Apple fino a novembre, dopodiché la produzione verrà con ogni probabilità trasferita in Cina. Nel complesso, la ristrutturazione attualmente in corso comporterà il taglio di circa 800 posti di lavoro.

Oggi Varta è controllata al 50% dall’imprenditore austriaco Michael Tojner, attraverso il gruppo Montana Tech Components, mentre il restante 50% appartiene alla casa automobilistica Porsche. Entrambi gli azionisti hanno deciso di non immettere nuovo capitale, una scelta che ha di fatto portato al deposito delle istanze di fallimento.

Il piano che sta emergendo prevede una scissione del gruppo. Il ramo più redditizio, quello delle batterie per uso domestico, valutato circa 240 milioni di euro ma potenzialmente in grado di raggiungere i 300 milioni in caso di vendita, verrebbe escluso dalla procedura fallimentare della capogruppo e delle tre controllate per essere acquisito direttamente dal gruppo di creditori guidato da Deutsche Bank.

È stata avviata una procedura di amministrazione controllata anche per Varta Microbattery, divisione che produce, tra l’altro, le batterie a bottone destinate agli apparecchi acustici. Tojner ha già espresso interesse per questa attività, pur ritenendo inevitabili anche in questo caso interventi di riduzione dei costi e del personale.

In questo scenario particolarmente difficile, la partnership con Porsche rappresenta uno dei pochi elementi positivi. La casa automobilistica tedesca aveva già acquisito nel 2025, insieme a Tojner, una quota di maggioranza nel business delle celle al litio ad alte prestazioni V4Smart, non coinvolto nell’attuale procedura fallimentare, utilizzate per la propulsione dei modelli sportivi elettrificati Porsche, tra cui la 911 Carrera GTS ibrida. All’epoca i due soci avevano investito complessivamente 60 milioni di euro nella società di Ellwangen, senza alcun coinvolgimento degli altri azionisti.

Porsche ha inoltre confermato la propria disponibilità a partecipare anche al più ampio piano di ristrutturazione finanziaria del produttore di batterie, prevedendo ulteriori investimenti a sostegno della riorganizzazione.

Cosa succede ora

Resta ora da capire se il Tribunale di Stoccarda approverà le richieste di ristrutturazione della casa madre, se l’accordo con Porsche relativo al progetto V4Smart verrà definitivamente finalizzato e quale impatto tutto questo avrà sulle attività del marchio a livello globale. Varta ha dichiarato che l’obiettivo della procedura è «garantire il futuro economico dell’azienda e consentire una prosecuzione sostenibile delle attività operative». Tuttavia, con azionisti ormai non più disposti a investire, creditori interessati soprattutto alle divisioni più redditizie e un mercato delle batterie sempre più dominato dalla concorrenza asiatica, il destino di un marchio con quasi 140 anni di storia resta tutt’altro che scontato.