Va da un omeopata e sospende i farmaci, costretta al trapianto. Ottiene €254.000 di risarcimento

Patrizia Del Pidio

26 Febbraio 2026 - 16:46

Medico omeopata condannato a risarcire 254.000€: aveva consigliato a una paziente di sospendere i farmaci per il Lupus. La donna ha poi subito un trapianto di rene.

Va da un omeopata e sospende i farmaci, costretta al trapianto. Ottiene €254.000 di risarcimento

Va da un omeopata che le consiglia di sospendere i farmaci che sta prendendo, la donna deve ricorrere al trapianto del rene. Porta il medico davanti al giudice e vincendo in primo grado le viene riconosciuto un risarcimento di 254.000 euro.

Passare dalla speranza di una rapida guarigione da una malattia cronica autoimmune all’odissea di un trapianto di rene, questo è quanto accaduto a una donna che ha scelto di seguire i consigli di un medico omeopata che le aveva garantito la guarigione. Esaminiamo il caso e quello che hanno stabilito i giudici.

La storia del risarcimento

La paziente ha testimoniato che il medico a cui si era rivolta le aveva garantito la guarigione con l’utilizzo del metodo omeopatico, a patto che sospendesse le terapie farmacologiche in atto che avrebbero potuto interferire con la nuova cura. Il giudice ricostruisce, inoltre, che il dottore le aveva detto che la cura farmacologica non solo le impediva la guarigione, ma le stava provocando anche danni all’organismo.

La donna, fin dall’adolescenza, era affetta da Lupus Erimatoso Sistemico, una malattia cronica autoimmune in cui il sistema immunitario attacca erroneamente pelle, articolazioni, reni e sangue. Per la malattia non esiste una cura definitiva, ma i trattamenti farmacologici riescono a controllare i sintomi e a prevenire danni agli organi.

La paziente nel 2016 si rivolge a un professionista con studio a Firenze che è anche un medico di base. Il professionista le promette la guarigione con l’utilizzo di un protocollo omeopatico. La donna sospende la cura farmacologica di immunosoppressori che le avevano prescritto gli ospedali di Roma e Pisa, ma entro breve le sue condizioni di salute precipitano.

La nuova cura omeopatica non sortisce alcun effetto sulle condizioni di salute della donna, sottolinea il giudice, che, nel 2017, si rivolge nuovamente all’ospedale di Pisa per riprendere la terapia farmacologica, ma il quadro clinico risulta ormai compromesso: i reni hanno subito danni irreversibili e tre anni dopo la paziente deve sottoporsi a un trapianto di rene con donazione dell’organo da parte della madre.

Il processo e la sentenza

Il medico, in sua difesa, ha sostenuto che la paziente ha abbandonato la terapia farmacologica di sua iniziativa e con lui che si limitava soltanto ad affiancarla nel percorso. Ha spiegato di non aver mai prescritto l’abbandono dei farmaci tradizionali. Nonostante questo il tribunale ha raccolto prove che hanno evidenziato che nell’abbandono della terapia l’influenza del medico è stata determinante.

Il giudice, inoltre, ha appurato anche il nesso tra il peggioramento della salute della paziente, che poi ha portato al trapianto del rene, e la sospensione della terapia di immunosoppressori, pur valutando lo stato di salute iniziale e il rischio di aggravamento a cui andava naturalmente incontro la paziente. Soppesando tutte queste informazioni, il medico è stato condannato a risarcire alla paziente 254.000 euro e a sostenere le spese legali.

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