La commissione Giustizia della Camera dei rappresentanti si sta preparando a chiedere di accusare di oltraggio al Congresso l’amministratore delegato di Meta, Mark Zuckerberg.
I componenti repubblicani della commissione presieduta da Jim Jordan hanno accusato la società, proprietaria delle piattaforme Facebook e Instagram, di non collaborare con le indagini dei parlamentari sulle pratiche adottate per la moderazione (e la censura) dei contenuti online.
Le accuse
Una copia del rapporto di inadempienza afferma che Zuckerberg e Meta hanno «volontariamente rifiutato» di ottemperare pienamente a una citazione a comparire del Congresso derivante dall’indagine della Commissione riguardante gli sforzi del potere esecutivo nel sollecitare le aziende di social media a moderare i contenuti sulle piattaforme digitali.
Il rapporto afferma inoltre che Meta ha «giocato un ruolo centrale in questo schema di censura, accondiscendendo frequentemente alle richieste e alle esigenze di censura del governo».
Il presidente della Commissione Giustizia, Jim Jordan, ha inviato citazioni a comparire a febbraio ad Apple, Facebook e Google chiedendo informazioni sulla moderazione dei contenuti.
In un’intervista a Fox Business martedì scorso, Jordan ha dichiarato che la Commissione stava cercando comunicazioni interne simili a quelle ottenute da Twitter, «che mostrano come il governo ha esercitato pressioni su Twitter cercando di fargli rimuovere determinati contenuti».
«Pensiamo che la stessa cosa sia successa su Facebook, ma non abbiamo ottenuto quelle comunicazioni. Ecco perché stiamo continuando a insistere su questo punto. E se dovessimo arrivare alla procedura di inadempienza giovedì, lo faremo», ha spiegato Jordan.
La risposta di Meta
Le indagini su Meta risalgono allo scorso febbraio, e sono concentrate sulle interlocuzioni tra le società tecnologiche e il governo federale.
Il portavoce di Meta, Andy Stone, ha dichiarato alla CNN: «Per molti mesi, Meta ha cooperato in buona fede con le ampie richieste di informazioni di questa commissione. Abbiamo iniziato a condividere documenti prima della citazione in giudizio di febbraio e abbiamo continuato a farlo».
«Fino ad oggi abbiamo fornito oltre 53.000 pagine di documenti, sia interni che esterni, e abbiamo messo a disposizione quasi una dozzina di dipendenti attuali e ex per discutere questioni esterne e interne, alcuni dei quali sono stati programmati proprio per questa settimana. Meta continuerà a cooperare, come abbiamo fatto finora, con le richieste in buona fede della commissione», ha aggiunto Stone.
Le possibili conseguenze
Una votazione di inadempienza avrebbe un significato simbolico e verrebbe utilizzata come strumento per costringere Zuckerberg a fornire i documenti richiesti, ma potrebbe anche avere implicazioni legali se il CEO di Meta continuasse a resistere alla cooperazione e i tribunali decidessero di intervenire.
Ad esempio, diverse persone, come Steve Bannon, Mark Meadows e membri del Congresso, sono stati dichiarati inadempienti al Congresso per aver rifiutato di ottemperare a citazioni riguardanti l’indagine della commissione sul 6 gennaio alla Camera.
Il caso di Bannon è arrivato in tribunale e una giuria federale lo ha riconosciuto colpevole e condannato a quattro mesi di prigione.