Trump a tutto campo: Cina e Fed i bersagli preferiti

La Cina ha bisogno di un accordo con noi. Parola di Donald Trump, intervenuto telefonicamente al programma “Squawk Box” della Cnbc. Nel corso dell’appuntamento, non è ovviamente mancata una stoccata alla Banca centrale.

Trump a tutto campo: Cina e Fed i bersagli preferiti

Raggiungere un accordo con gli Stati Uniti è nell’interesse della Cina. Parola di Donald Trump. Questo perché al momento solo il 35-40 per cento dei beni cinesi che entrano negli Stati Uniti è sottoposto a dazi, “c’è un altro 60% che può essere tassato”.

Nel corso di un’intervista telefonica, il presidente statunitense ha inoltre minacciato Xi: se il presidente cinese, comunque definito “un ragazzo meraviglioso”, non parteciperà al G20, i dazi sui beni in arrivo da Pechino entreranno immediatamente in vigore.

I leader del G20 si riuniranno a Osaka il 28 e 29 giugno in quanto il Giappone esercita per la prima volta la presidenza del G20.

Trump: Fed ci ha messo in posizione di svantaggio

Ovviamente l’occasione era troppo ghiotta per non sferrare un nuovo attacco alla Federal Reserve, questa volta associato alla diatriba commerciale con Pechino.

«La Cina ha svalutato la propria valuta, noi invece non possiamo farlo perché abbiamo la Fed», ha detto il presidente, intervenuto nel corso del programma “Squawk Box” della Cnbc. “La Fed ci ha messo in una posizione di svantaggio".

Ma, nonostante il presunto danneggiamento degli interessi statunitensi, “stiamo vincendo poiché i dazi ci garantiscono un clamoroso vantaggio competitivo”.

Trump si candida a chairman della Fed?

Forse avanzando la propria candidatura per la poltrona di Jerome Powell, Trump ha detto: “non vi dimenticate che il capo della Fed in Cina è il presidente Xi”.

Nel paese asiatico il presidente “può fare quello che vuole: svalutare, adottare politiche espansive, pompare denaro nell’economia domestica e, annullare, in una certa misura e non completamente, le nostre tariffe”.

Usa: il taglio dei tassi potrebbe essere in arrivo

La politica portata avanti dall’istituto di Washington è definita “dannosa” perché “non mi ha ascoltato e ha commesso un errore nell’alzare i tassi di interesse troppo velocemente".

Già decisamente possibilisti su un ritorno dei tagli al costo del denaro statunitense, gli operatori negli ultimi giorni hanno incrementato le scommesse su un prossimo taglio dei tassi sui Fed Funds.

In scia delle indicazioni deludenti arrivate dal mercato del lavoro a stelle e strisce venerdì scorso, ora gli operatori stimano con una probabilità del 70% (fonte CME FedWatch Tool) che nel meeting in calendario a fine luglio il benchmark sarà ridotto di 25 punti base a 200-225.

L’allentamento non è destinato a restare isolato: per fine anno, le prime due posizioni, entrambe a circa il 35%, sono appannaggio di un tasso sui Fed Funds a 150-175 punti base e a 175-200 punti base.

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