Uno dei piatti simbolo della nostra tradizione culinaria potrebbe sparire a causa della mancanza di materie prime. Un danno enorme per l’economia e l’ambiente
Nei giorni in cui la cucina italiana ottiene alcuni dei più importanti riconoscimenti internazionali, uno dei piatti simbolo della nostra tradizione è a forte rischio: gli spaghetti alle vongole.
La causa è la grave crisi che sta colpendo il settore della pesca di molluschi nell’Alto Adriatico, la zona di maggior produzione del nostro Paese. Nel corso dell’ultimo biennio il fatturato del comparto è passato da 120 milioni di euro a poco più di 13 milioni di euro e 700 aziende hanno chiuso i battenti.
Scopriamo i perché di questa situazione e cosa sta comportando a livello economico e ambientale.
Cosa sta succedendo al settore della pesca dei molluschi
Secondo i dati forniti dall’Associazione generale cooperative italiane (Agci) della Regione Veneto, le più importanti aziende di pesca delle vongole sono inattive da più di un anno e non sembrano esserci segnali di ripresa per il 2026.
E a nulla sono servite le semine di vongole degli ultimi mesi che non hanno portato nessun risultato apprezzabile a livello di crescita del prodotto. Un quadro che suggerisce la presenza di pesticidi e altre sostanze inquinanti che impediscono la “rinascita” dei pregiati molluschi.
Le vongole stanno scomparendo dall’Adriatico
Le cause della crisi sono molte e la maggior parte di essere sono relative ai cambiamenti climatici. La prima è l’addolcimento delle acque del Mar Adriatico, dovuta a eventi estremi come le fortissime piogge di quest’anno che hanno di fatto “soffocato” le vongole.
Nel frattempo non è stato ancora risolto il problema del granchio blu, specie aliena che già nel 2023 aveva portato alla chiusura di molti allevamenti. Secondo gli addetti ai lavori questi animali sarebbero responsabili del 20% della crisi.
Influisce molto di più la presenza di sostanze tossiche nel mare, molte delle quali non ancora identificate, finite in Adriatico attraverso il travaso delle acque fluviali. Si parla di fango, detriti, pesticidi e inquinanti che hanno un impatto diretto sull’ecosistema marino.
Aggiungiamo anche l’innalzamento della temperatura dell’acqua e il quadro è completo. Nell’estate del 2025 l’Adriatico ha raggiunto i 30 gradi sulla superficie e i 28 in profondità. Un record negativo mai visto prima.
Un settore in ginocchio
La situazione è insostenibile non soltanto a livello ambientale ma anche, e soprattuto, a livello economico. Le aziende del settore hanno consegnato alle autorità pochi giorni fa una petizione per il riconoscimento dello stato di calamità e l’attivazione di misure straordinarie per affrontare la crisi.
Risolverla, purtroppo, sarà estremamente difficile, almeno in tempi brevi. Le temperature elevate rimarranno anche nei prossimi anni, così come il rischio di piogge consistenti e di fenomeni atmosferici intensi.
Questo non significa che la crisi non può essere mitigata. Dal punto di vista economico-sociale potrebbero fare molto sostegni e risorse per le famiglie e le aziende colpite dal calo della produzione. Da quello ambientale servono piani morfologici per stabilizzare il particolare ecosistema del territorio e garantire la sopravvivenza dei molluschi.
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