Una vera e propria saga, quella del dossier UniCredit-Banco BPM, nata appena qualche giorno fa che, oltre a dividere il governo Meloni, sta provocando un po’ di sconcerto tra gli operatori di mercato e la comunità, in generale, degli investitori.
Il risiko bancario su cui Piazza Affari aveva tanto scommesso almeno dall’inizio del 2023, quando il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti aveva definito MPS-Banca Monte dei Paschi di Siena preda ambìta, è in teoria partito, confermando tuttavia già lo strano caso dell’Italia: intanto, MPS si è presentata fin dall’inizio tutto fuorché perno potenziale del terzo polo bancario su cui ha puntato, fin dagli albori del governo italiano, la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
La preda ambìta si è rivelata piuttosto quella che, secondo i piani dell’esecutivo italiano, (sicuramente del vicepremier Matteo Salvini), dovrebbe in teoria vestire i panni del cavaliere bianco proprio del Monte sempre meno di Stato, ovvero Banco BPM. Ma il peggio, che fa di questa saga quasi un circo, è altro, come sta facendo notare a gran voce la stessa Piazza Affari.
UniCredit lancia OPS su Banco BPM: prime reazioni a caldo a Piazza Affari
25 novembre: UniCredit annuncia di aver lanciato una OPS, ovvero una offerta pubblica di scambio, su Banco BPM, per un valore complessivo di 10,1 miliardi di euro circa.
Dalle sale operative, emergono subito i primi commenti: il prezzo non è giusto, il prezzo è troppo basso.
E la borsa di Milano ci crede, tanto che le azioni di Banco BPM balzano fino a +8%, con gli investitori che iniziano già a sfregarsi le mani, pregustando l’arrivo del rilancio dell’offerta da parte di UniCredit, la banca italiana che macina profitti e ghiotti dividendi, guidata dal CEO Andrea Orcel.
Le azioni di UniCredit scendono. Anche MPS punta verso il basso, scontando l’uscita di scena di quello che avrebbe dovuto essere un suo pretendente, ovvero Banco BPM, che tra l’altro aveva reso noto qualche giorno prima di aver rilevato una quota del Monte dei Paschi pari al 5%: quota che, nel caso in cui l’OPA lanciata su Anima andasse a buon fine, salirebbe fino al 9%.
Va giù anche Commerzbank, l’altra preda di UniCredit, che punta a creare una banca paneuropea da parecchio e che ha colto a settembre l’occasione facendo leva sulla presenza in Germania.
Piccolo neo: il deal UniCredit-Commerzbank è osteggiato dalla Germania, che teme gli italiani di Piazza Gae Aulenti e che è così livida di rabbia da sembrare pronta a usare la carta Commerzbank per ricattare l’Italia sul MES.
Alla borsa di Francoforte, il titolo del secondo istituto di credito in Germania paga però pesantemente l’offerta che UniCredit ha lanciato su Banco BPM, prezzando l’emergere del grande dubbio che di colpo si palesa sull’appeal speculativo delle azioni CBK: gli italiani non vogliono più Commerzbank?
Le azioni della banca tedesca hanno per caso corso troppo? E Commerzbank, come da copione, capitola.
Fin qui, tutto normale.
Sul dossier UniCredit-Banco BPM interviene il governo Meloni. Il no di Castagna
Il dossier UniCredit-Banco BPM inizia a prendere una strana piega nei giorni successivi, fino a oggi e a maggior ragione dopo il no che arriva chiaro e tondo dal CDA della banca finita nel mirino di Orcel.
È vero che, a dispetto del mercato, e come è solito accadere in Italia, nel dossier UniCredit-Banco BPM entra a gran voce la politica, con le dichiarazioni contro UniCredit che arrivano subito dal vicepremier, leader della Lega e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini - che invoca Bankitalia - e dal ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, che inizia a brandire l’arma del golden power.
Forse, si mormora a Piazza Affari, è proprio l’interferenza del governo Meloni a sfiammare il risiko.
Nel frattempo Banco BPM rimanda al mittente l’offerta annunciata da UniCredit, citando diversi fattori, tra cui la natura “ostile” dell’OPV di Orcel e il fatto che la proposta neanche riesca a valorizzare Piazza Meda in modo adeguato.
Le condizioni dell’OPS annunciata da Unicredit su Banco BPM, fa notare la banca italiana guidata dall’AD Giuseppe Castagna, “ risultano del tutto inusuali per operazioni di questa tipologia, e, nell’opinione del CDA, non riflettono in alcun modo la redditività e l’ulteriore potenziale di creazione di valore per gli azionisti della banca”.
Inoltre, c’è l’alea della Germania, ovvero il rischio legato a potenziali e future mosse di UniCredit per cercare di conquistare Commerzbank, in un Paese tra l’altro che si avvia alle elezioni anticipate, dopo il collasso del governo Scholz.
Rally non pervenuto, offerta UniCredit più che creare valore lo ha distrutto?
Ma proprio questo no di Banco BPM a UniCredit dovrebbe scatenare a Piazza Affari le speculazioni sul rilancio dell’offerta da parte di Orcel. E invece, a quanto pare, le speculazioni non si palesano. E non si palesano neanche dopo il commento dell’agenzia di rating S&P Global che, puntando i riflettori su quella che già sa di saga alla borsa di Milano, scrive di ritenere che UniCredit non rimarrà ferma, lanciando piuttosto un possibile gioco al rialzo, per strappare il sì di Castagna alla OPS lanciata.
Le azioni di Banco BPM non solo non segnano nessun rally, a conferma di come il mercato non stia neanche scommettendo sulla potenzialità di un rilancio da parte di UniCredit, ma puntano addirittura verso il basso.
A salire sul Ftse Mib di Piazza Affari è MPS, ma senza grande entusiasmo. Le azioni di UniCredit oggi salgono, dopo la nota di Moody’s, che ha confermato il rating sui bond del gruppo.
Ma il trend dei titoli coinvolti nel presunto dossier, nel complesso, non rispecchia alcun risiko bancario in atto in Italia.
La performance delle azioni sembra indicare piuttosto, paradossalmente, che Piazza Affari crede più a Salvini che a imminenti operazioni di M&A (mergers and acquisitions, fusioni e acquisizioni), su cui la notizia del lancio di una OPV dovrebbe almeno indurre a scommettere. Ma neanche più di tanto, poi, visto che l’iniziale rally che le azioni MPS hanno riportato subito dopo la notizia del no di Banco BPM a UniCredit si è subito anch’esso smorzato.
Indicativa a tal proposito una tabella pubblicata da Reuters, dal titolo anche piuttosto deprimente da cui emerge che l’Offerta pubblica di scambio lanciata da UniCredit finora ha avuto solo l’effetto di distruggere valore, più che crearlo.
Tanto che Reuters parla anche di “circo”, approfondendo la saga di nuovo tutta made in Italy. I numeri di Piazza Affari parlano chiaro: il trend dell’ultima settimana dei titoli UniCredit è di un calo di oltre il 7% (essendo UniCredit l’offerte, la reazione è giustificata).
Dossier UniCredit-Banco BPM. Il rally delle azioni di Piazza Meda dov’è?
La saga del risiko bancario a Piazza Affari sta distruggendo valore più che crearlo. Occhio ai titoli UniCredit, Banco BPM, Crédit Agricole, MPS. (Fonte Reuters)
Nella tabella compare anche l’altro grande protagonista della partita che, a quanto pare, finora non c’è, ovvero Crédit Agricole, la Banque Verte principale azionista di Banco BPM.
Anche queste azioni sono scese. Subito dopo il grande annuncio dell’OPS di UniCredit, in realtà qualche indiscrezione su una possibile mossa dei francesi , volta a rafforzare la partecipazione nel capitale di Piazza Meda, c’è stata.
Ma Crédit Agricole ha smentito subito i rumor secondo cui avrebbe chiesto alla BCE l’autorizzazione per rafforzare la sua presenza in Banco BPM.
Nelle ore precedenti, interpellata sull’annuncio di Orcel, si era limitata inoltre a un semplice “No comment”.
UniCredit-Banco BPM: i commenti di Patuelli e le nuove esternazioni di Salvini
Sul dossier si è intanto espresso anche il presidente dell’ABI, Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, non sbottonandosi più di tanto e ricordando, piuttosto, quelle che sono le regole che disciplinano il settore bancario italiano: “L’associazione bancaria non è parte in queste vicende, perché si tratta appunto di associati, e non è nemmeno certamente un’autorità di vigilanza, quindi guardiamo e constatiamo la grande vivacità del mercato bancario italiano ”.
Parlando con i giornalisti a margine del Salone dei Pagamenti, Patuelli ha ricordato che “nelle operazioni di mercato valgono due fattori: i fattori strettamente di mercato, che sono quelli economici, e le regole con la vigilanza delle autorità, che per quello che riguarda le banche sono ancor più numerose e attente”.
Tra l’altro, alla domanda sulla possibilità che il governo Meloni attivi il golden power, Patuelli ha così risposto:
“Non ci sono altri commenti. Noi non siamo parte, non competiamo in questa vicenda, non siamo vigilanti, conosciamo le regole e conoscendo le regole non partecipiamo a dibattiti che sarebbero scomposti e fuori luogo ”, mentre su MPS il monito è stato ancora più forte:
“È il mercato, sono gli azionisti che decidono, sono gli amministratori e i vigilanti. Tutti gli altri possono dire qualsiasi cosa liberamente e io non partecipo al dibattito politico, non mi inframetto a nulla perché non sono azionista di queste banche, non sono vigilante e non sono autorità né politiche né giudiziaria”
Il paladino del DNA italiano Matteo Salvini ha invece continuato a esprimersi, dicendosi anche contrario alle operazioni di risiko bancario.
Interpellato da RTL 102.5, Salvini ha detto che “ ogni volta che nascono gigabanche per il piccolo risparmiatore può essere un problema perché è più difficile avere un mutuo, avere un fido, un prestito perché decide un algoritmo, Basilea e un cervellone. Le banche sono soggetti privati che lavorano con il pubblico”.
La banca, ha aggiunto il leader della Lega, “ non è solo un soggetto privato , custodisce il risparmio dei cittadini e decide se un’azienda vive o muore e se un cittadino può comprare una casa”.
Il vicepremier ha ribadito poi il DNA straniero di UniCredit: “ Ormai di italiano ha poco ed è controllata da stranieri, che vada ora a fare acquisti di altre banche per magari chiudere sportelli in Italia e trasferire i risparmi degli italiani all’estero: permettetemi da ministro e da italiano di difendere l’italianità rimasta del sistema bancario”.