I mercati oggi e quella “piacevole” similitudine con la bolla dot-com

Tommaso Scarpellini

17 Settembre 2025 - 05:24

Il boom delle IPO e i record del Nasdaq riportano euforia e timori. Un déjà-vu dell’era d’oro delle startup tecnologiche, insieme alle ombre di una nuova bolla pronta a scoppiare.

I mercati oggi e quella “piacevole” similitudine con la bolla dot-com

L’estate 2025 ha portato con sé un vento di entusiasmo che non si vedeva da anni sui mercati finanziari. Il mercato IPO è tornato a ribollire: oltre sei deal, con una raccolta complessiva che ha superato i 4 miliardi di dollari. È il periodo più intenso dal 2021 e, guarda caso, il Nasdaq è tornato a toccare i suoi massimi storici. Un contesto che ricorda per molti versi la fine degli anni ’90, quando l’ottimismo e la corsa all’innovazione avevano acceso il motore della celebre bolla dot.com.

Questa volta, però, la similitudine può essere definita “piacevole”. Ma solo fino a un certo punto.

Un mercato IPO in corsa

Il ritorno delle IPO non è un segnale da poco. Dal punto di vista tecnico, il fatto che numerose aziende scelgano di quotarsi nello stesso periodo implica che i team finanziari interni ritengano il momento favorevole per raccogliere capitali. In altre parole, significa che c’è fiducia nel ciclo economico, nelle valutazioni e nella disponibilità di liquidità.

Storicamente, i picchi di attività sul mercato primario sono stati associati a fasi di espansione economica. Le società vedono nella borsa un canale privilegiato per finanziare la crescita, spesso per accelerare investimenti in R&D, acquisizioni o scalabilità operativa.

Il parallelo anni ’90

Il problema emerge quando questo fermento si combina con valutazioni speculative. Negli anni ’90, la corsa alle IPO tecnologiche si tradusse in una proliferazione di aziende prive di reale profittevolezza. Le quotazioni erano sostenute più dall’entusiasmo che dai bilanci. La storia ci ricorda che, quando la fiducia si sgancia dai fondamentali, l’epilogo è quasi sempre lo stesso: crolli superiori al 60% nei listini.

Oggi, la doppia evidenza tecnica è chiara: da un lato un Nasdaq sui massimi, dall’altro un’ondata di nuove quotazioni. Due elementi che, accostati, riportano immediatamente alla memoria l’apice della bolla dot.com.

Perché “piacevole”

Eppure, parlare di similitudine “piacevole” non è un azzardo. Perché? Perché l’aumento delle IPO in sé non è un evento negativo, anzi. Indica che il mercato dei capitali è aperto e che gli investitori sono disposti a finanziare nuove storie imprenditoriali. È un segnale di vitalità, non di debolezza.

La questione, semmai, riguarda la qualità delle IPO. Se le aziende hanno modelli solidi, margini in crescita e prospettive concrete di generare valore, allora l’espansione delle quotazioni può essere un volano positivo.

Se invece, come accadde venticinque anni fa, le società si limitano a sfruttare l’euforia per raccogliere capitali senza basi solide, il rischio di bolla si materializza.

Quindi?

L’analogia con la bolla dot.com è “piacevole” solo in superficie, perché ci ricorda che un numero crescente di IPO è spesso il segno di un’economia in espansione. Ma diventa inquietante se queste nuove società iniziano ad accumulare valutazioni gonfiate, senza la forza dei fondamentali a sostenerle.

Il messaggio non è quello di fuggire dai mercati, né di lasciarsi condizionare dalla paura. È piuttosto un invito a guardare con lucidità: un’IPO non è né buona né cattiva in sé, ma lo diventa in base alla sostenibilità del business che la sostiene.