Una nuova “tassa” per 21,6 milioni di italiani

Laura Pellegrini

1 Febbraio 2026 - 16:52

Dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore una nuova «tassa» che colpisce 21,6 milioni di italiani, tra privati e aziende: di che cosa si tratta?

Una nuova “tassa” per 21,6 milioni di italiani

Brutte sorprese per 21,6 milioni di italiani che a partire dal 1° gennaio dovranno pagare una “tassa” aggiuntiva sul carburante: si tratta, infatti, dell’aumento delle accise sul gasolio che ha provocato un corrispondente aumento del prezzo del diesel alla pompa. Nonostante si tratti di pochi centesimi, il peso sulle tasche degli italiani si farà sentire nel corso dell’anno.

Secondo i dati dell’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica, sono 21.655.815 gli italiani che possiedono veicoli alimentati a diesel: di questi, 16.437.562 sono vetture private e 5.218.653 sono veicoli industriali (autocarri, autoveicoli speciali, trattori, autobus).

L’aumento del prezzo del diesel rientra in una strategia che intreccia fisco, ambiente e politiche energetiche, ma al contempo va a colpire le tasche di milioni di automobilisti, lavoratori e trasportatori che ogni giorno si muovono su gomma. Quali sono le conseguenze?

La nuova “tassa” sul diesel colpisce milioni di italiani

Dal 1° gennaio 2026 è entrata in vigore una nuova “tassa” sul diesel che aumenta l’accisa sul gasolio di 4,05 centesimi al litro, allineandola progressivamente a quella della benzina, per ridurre i sussidi ambientali e aumentare il gettito statale. Per la prima volta, dopo circa tre anni, il diesel è arrivato a costare di più rispetto alla benzina: mentre il prezzo della verde scende, quello del gasolio aumenta di 4,94 centesimi di euro per litro sul prezzo finale IVA inclusa.

Ciò significa che, a partire dall’inizio del nuovo anno, tutti gli italiani che possiedono auto alimentati a gasolio dovranno spendere di più per effettuare il pieno al distributore.

L’aumento delle accise sui carburanti non è legato a un aumento del prezzo del petrolio: le accise, infatti, vengono aggiunte “a monte” e incidono direttamente sul prezzo dei carburanti alla pompa. L’intervento del governo quindi ha spostato la “tassa” da una tipologia di alimentazione all’altra: la benzina scende di prezzo, mentre il diesel aumenta dello stesso valore.

L’obiettivo è l’allineamento delle accise sui carburanti che, ad oggi, sono uguali per diesel e benzina ovvero pari a 67,26 centesimi al litro.

Quanto costano la benzina e il diesel oggi?

Il prezzo di benzina e diesel viene aggiornato tutti i giorni alle ore 8:30 dal MIMIT, che riporta in una tabella tutti i prezzi medi regionali applicati alla pompa, dal self al servito, distinguendo le tipologie di alimentazione.

Nella regione Lazio, per esempio, i prezzi medi dei carburanti di mercoledì 7 gennaio 2026 sono i seguenti:

  • benzina (self) a 1,626 euro/litro;
  • diesel (self) a 1,660 euro/litro.

In Lombardia, invece, si trovano i seguenti prezzi: per la benzina (self) 1,625 euro/litro, mentre per il diesel (self) 1,656 euro/litro. Solo in Sicilia e in Campania, ad oggi, il prezzo del diesel risulta ancora inferiore a quello della benzina.

Considerando il prezzo medio del diesel nella Regione Lazio - pari a 1.660 euro al litro al self -, un automobilista che possiede una vettura con capacità di 50 litri dovrà spendere 83 euro per un pieno. Considerando in media circa 30 pieni all’anno, arriverà a spendere 2.490 euro.

Perché il diesel costa di più e quali sono le conseguenze per gli italiani

Nel corso degli anni gli italiani sono stati abituati a godere di un prezzo più vantaggioso per il gasolio rispetto alla benzina: tradizionalmente, infatti, il diesel ha beneficiato di una tassazione più favorevole volta a sostenere settori come trasporto merci, agricoltura e per agevolare chi per lavoro percorre diversi chilometri. Per quale motivo il governo ha deciso di colpire proprio il diesel, aumentando le accise sul carburante?

Secondo le autorità nazionali ed europee, la tassazione favorevole sul diesel avrebbe spinto moltissime persone a preferire vetture a gasolio piuttosto che altri tipi di alimentazione. Tutto questo avrebbe poi contribuito ad alimentare il “danno ambientale”: l’utilizzo del diesel, che consuma meno, ha prodotto maggiori emissioni nocive (come azoto e polveri sottili) responsabili dell’inquinamento di numerose città italiane.

Da qui deriva l’intervento del governo per l’allineamento delle accise sui carburanti che ha provocato un aumento del prezzo del gasolio, rendendolo - ad oggi - meno conveniente rispetto ad altre alimentazioni.

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