Tagli del 20% del personale e addio all’elettrico. Una delle case automobilistiche più famose dal mondo è in crisi nera

Andrea Fabbri

4 Marzo 2026 - 05:24

Una delle icone dell’automotive inglese sta vivendo la peggior crisi della sua storia e dovrà tagliare un quinto del personale oltre ad abbandonare l’elettrico

Tagli del 20% del personale e addio all’elettrico. Una delle case automobilistiche più famose dal mondo è in crisi nera

DB5, Vantage, DB7, Vanquish. Nomi e sigle che potrebbero non rappresentare niente per chi non è un cultore delle auto di lusso, ma che, al contrario, significano tantissimo per chi ama le supercar inglesi. O anche per chi è appassionato di cinema. Non per niente l’Aston Martin DB5 è l’iconica macchina di James Bond nel film “Goldfinger”.

Purtroppo, però, il marchio di supercar britanniche sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua gloriosa e più che centenaria storia. La casa di Gaydon è in fortissima crisi finanziaria e ha annunciato il taglio del 20% del personale. Ma non solo. Ha anche deciso di abbandonare tutti i progetti futuri legati all’elettrico.

Il 20% del personale verrà licenziato

Sui 3.000 dipendenti attuali, 600 dovranno lasciare il proprio posto di lavoro, facendo risparmiare all’azienda una cifra di circa 46 milioni di euro entro la fine del 2026. Un’ulteriore riduzione dell’organico dopo il 5% di tagli dell’anno precedente.

I dati, d’altronde, sono impietosi. Nel 2025 i ricavi si sono fermati a 1,26 miliardi di sterline (circa 1,46 miliardi di euro). Il 21% in meno rispetto all’esercizio dell’anno precedente.

Non sono andate meglio le cose nel comparto delle consegne all’ingrosso. Nel 2024 erano state 6.030. Nel 2025 5.448, circa il 10% in meno.

Due dati che hanno portato a picco la redditività di Aston Martin. L’utile lordo è sceso del 37% e si è fermato a 369,8 milioni di sterline, mentre il margine lordo è passato dal 36,9% del 2024 al 29,4% dello scorso anno.

Perché l’Aston Martin fatica a uscire dalla crisi

Sono molti i fattori che stanno pesando sull’azienda e molti di essi sono legati al contesto geopolitico. La politica di dazi imposta da Donald Trump ha ridotto drasticamente le richieste provenienti da oltreoceano e gli investimenti fatti per entrare nel mercato cinese non hanno dato i frutti sperati.

I risultati sono stati la crescita del debito complessivo, arrivato ormai a 1,4 miliardi di sterline (1,67 miliardi di euro) e una perdita operativa sull’ordine dei 260 milioni di sterline (304 milioni di euro circa).

Un quadro difficilissimo che costretto il presidente Lawrence Stroll a intervenire pesantemente sulla struttura e sui piani aziendali. Il piano di investimenti è stato ridotto da 2 a 1,7 miliardi di sterline e la conseguenza diretta è che l’arrivo dell’Aston Martin in versione elettrica sarà posticipato.

Le risorse sono sempre meno e i vertici aziendali hanno deciso di concentrarle nello sviluppo dei motori ibridi e a combustione che, al momento, garantiscono margini di profitto più stabili e sicuri. E nel frattempo sono stati anche venduti i diritti perpetui del nome alla squadra attiva in Formula 1 per circa 50 milioni di sterline.

La speranza si chiama Valhalla

La situazione è davvero complessa ma non tutto sembra perduto. Aston Martin prevede di consegnare 500 esemplari della sua Valhalla, una supercar da più di più di 1.000 CV e dal prezzo superiore al milione di euro, entro l’anno. L’annuncio di questa tranche di consegne è stato ben accolto dalla Borsa di Londra dove il titolo è salito del 5%.

Una vera boccata d’ossigeno dopo un anno in cui le azioni Aston Martin hanno perso circa la metà del proprio valore.

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