Un BTP 5,75% e un titolo di Stato a interessi fissi del 5,75% e prezzo sotto 100

Stefano Vozza

8 Dicembre 2025 - 18:22

Ricchi tassi cedolari annui ma profili di rischio differenti per diverse possibili strategie di investimento in obbligazioni sovrane

Un BTP 5,75% e un titolo di Stato a interessi fissi del 5,75% e prezzo sotto 100

Consideriamo un orizzonte temporale di medio-lungo termine e due prodotti relativamente concorrenti rientranti nel perimetro del reddito fisso. In realtà vedremo che almeno uno dei due presenta livelli di rischi ed altrettante opportunità che poco hanno a che vedere con la “tranquillità” che ci si aspetta da un bond.
Le due obbligazioni condividono la natura sovrana del debitore, il coupon fisso fino al termine ed identico nel valore assoluto. Nel dettaglio, ecco un BTP 5,75% e un titolo di Stato a interessi fissi del 5,75% e prezzo sotto cento.

Il BTP Fx 5,75% 1Fb33

Il bond MEF in questione è il BTP Fx 5,75% 1Fb33 con matricola ISIN IT0003256820. Si tratta di un ex trentennale in origine emesso il 01/02/2002 e scadenza alla stessa data del 2033, cioè tra 7,15 annui residui.

Il titolo esordì all’indomani del passaggio dalla vecchia, cara lira alla nuova moneta unica, per cui ecco spiegata la cedola così ricca. All’epoca i ritorni offerti da un lato, e pretesi dal mercato dall’altro, erano più alti in termini reali e nominali. Giusto per fare un raffronto, il trentennale benchmark nato a settembre, 3 mesi fa, ha un coupon del 4,65%, più di un punto percentuale in meno rispetto al BTP 1Fb33. Eppure, a dirla tutta, il debito sovrano di allora era più modesto dell’attuale.

Un suo punto di forza è nella ricca cedola al 5,03125% annuo al netto della ritenuta fiscale del 12,50%. Le emissioni MEF degli ultimi anni non arrivano neanche al 5% lordo, scadenze lunghe incluse, e lo stesso vale per altri Stati dell’Eurozona.

Il ritorno dell’obbligazione MEF con ricco coupon

Stamane sul MOT, il Mercato delle obbligazioni e dei titoli di Stato di Borsa Italiana, quota a 116,9, sopra la parità, per un credito d’imposta dell’1,8%. Insieme alla cedola, il credito verso il Fisco è l’altro pro dell’obbligazione. Pertanto per acquistare 1.000 € di nominale servono 1.169 €, più le spese di commissioni alla banca, mentre a scadenza il Tesoro rimborserà mille e non l’esborso effettivamente oggi sostenuto.

A questi prezzi l’effettivo a scadenza si attesta al 3,12%, meno dello yield del BTP Più emesso a inizio anno e in scadenza il 25/02/’33. Il Più prezza quasi alla pari, a 100,37, ma nei primi 4 anni di vita paga una cedola al 2,85% e nei successivi 4 anni al 3,70%.

Morale, chi cerca la massimizzazione della cedola dovrebbe essere tradare il BTP Fx 5,75% per lo spazio di pochi incassi e stop. Quindi andrebbe curato all’inverosimile il timing di ingresso e di uscita per non incorrere in perdite in conto capitale o fare in modo che, nei casi sfavorevoli, fossero di lieve entità. Al riguardo i prezzi min/max annui sono stati a 114,12 e 118,42.
Ancora, chi cerca l’investimento speculativo in ottica della rivendita futura a prezzi più alti farebbe bene a guardare altrove. Il bond pecca di bassi scambi sul MOT, di attuali quotazioni non a sconto e di una vita residua che si andrà via via esaurendo.

Il bond rumeno denominato in dollari USA

A seguire ecco il Romania Fx 5.75% ma in scadenza due anni dopo il BTP Fx 5,75% 1Fb33, precisamente il 24/03/’35. Si tratta di un’obbligazione sovrana a 10 anni in origine con identificativo ISIN XS2908633683 e flottante modesto a 2,1 mld di $ USA. È quotato sul MOT di Borsa Italiana con taglio minimo di 2mila dollari americani, che al cambio attuale EUR/USD a 1,1650 significa 1.716 € per sottoscriverne uno.

Se anche in questo caso il nominale è allettante (periodicità: semestrale), l’effettivo a scadenza lo è ancor di più dato l’attuale prezzo a 98,5. Lo yield si attesta al 6,06%, un ritorno capace di proteggere il capitale nel tempo da spese e inflazione e garantire un ritorno reale positivo.

Un BTP 5,75% e un titolo di Stato a interessi fissi del 5,75% e prezzo sotto cento

Tuttavia, rispetto al BTP il bond rumeno presenta gradi di rischi e di opportunità davvero elevati che attengono almeno a 5 dimensioni differenti:

  • il rischio emittente, dato il rating attuale sulla tripla B per le tre principali agenzie emittenti, e quindi sia pure nel perimetro dell’investment grade. Tuttavia, outlook è negativo per via dei dubbi circa la sostenibilità dei conti pubblici, con l’economia interna barcollante e la cronicità delle riserve estere. Due aspetti cruciali perché la debolezza delle esportazioni non genera flussi di moneta estera pregiata e il bond è denominato in $ USA e non in Leu rumeno;
  • il rischio mercato, ossia il pericolo di ritrovarsi valori ben sotto cento tipo l’85,74 di minimo annui segnato ad oggi dai corsi del bond. Allo stesso modo i prezzi potrebbero andare ben oltre la parità se il $ USA dovesse apprezzarsi e/o tornare la pace in Ucraina e/o l’economa nazionale dovesse tornare a crescere;
  • il rischio geopolitico, dato che il serio e perdurante conflitto aldilà dei suoi confini orientali rende tutta l’area orientale poco attrattiva per gli investitori;
  • il rischio valutario, una variabile assai incisiva ai fini del ritorno effettivo a scadenza del proprio investimento. Oggi l’€/$ sembra stabilizzato ai cross attuali, ma giusto per fare un esempio a inizio anno eravamo poco sopra la parità;
  • il rischio liquidità, con il bond che può dirsi illiquido per via degli scambi rarefatti.

Morale, il diverso disporsi di questi elementi può togliere ma anche dare tanto a seconda degli eventi da un lato e delle strategie dall’altro. Di fondo restano due pro, la buona cedola nominale annua e i corsi sotto cento che, salvo default emittente, intanto sono due guadagni certi a scadenza. Ad ogni modo si tratta di un bond adatto a investitori ad elevata propensione al rischio oltre che preparati e navigati sul come affrontare i mercati finanziari e relative turbolenze.